Estratto del documento

Mauri Cristina

Liceo linguistico europeo “Parini” Barzanò (LC) 1

Anno sco. 2006/07 “Mi accingo ad intraprendere questo elogio della mano

così come si adempie ad un dovere d’amicizia”

Con queste parole esordisce Henri Focillon nel suo saggio “Elogio della mano”. Può sembrare infatti un elogio strano e azzardato. In fondo, qual è lo scopo di una mano? Niente di più che un mezzo per interagire con l’esterno, per sentirlo e toccarlo. Forse è proprio così, ma durante il mio percorso nell’arte del disegnare ho capito e imparato che la mano, la mia mano, è qualcosa di più che un semplice mezzo, ma un’amica sempre fedele, su cui vale la pena spendere qualche parola. È un rapporto curioso, infatti, quello che si crea con le proprie mani. Nel momento in cui scrivo, vedo le mie mani correre, affrettarsi, a volte però ancora troppo lente mentre rincorrono i pensieri che scivolano via veloci. Il pensiero, infatti, corre ma il segno, fidato prodotto delle mani, resta impresso sulla pagina bianca.

Le mie mani sono compagne instancabili, amiche d’avventura, sempre pronte ad aiutarmi. Servitrici? Può darsi. Sono dotate di una natura energica e libera, di una propria fisionomia. Volti senza occhi e senza voce, ma vedenti e parlanti.

Ci sono ciechi che con il tempo imparano a vedere con le mani, ma anche i vedenti hanno bisogno delle mani per vedere. Non solo per completare la percezione delle apparenze ma anche e soprattutto per creare, indipendenti dal pensiero e dalla funzione verbale. La mano infatti può acquisire questa indipendenza. Nel mio percorso di apprendimento mi è stato proposto di copiare un disegno capovolto, senza essere quindi consapevole di ciò che stavo disegnando. In questo modo, ricopiando i singoli segni apparentemente senza senso, la mia mano ha imparato un approccio a vedere, ossia a copiare semplicemente senza chiedersi “cosa sto disegnando”. Quello riportato qui sotto è un disegno realizzato, o meglio, copiato al contrario.

(Credo che questo sia un tipico esempio di mano servitrice..!!)

Le mani poi dicono qualcosa di noi. Vi sono mani destinate per scioltezza all’analisi, vi sono dita lunghe e fragili del rassoiner, mani fatte per la tenerezza o al contrario “Mani troppo grandi per regalare un fiore”

(“Trieste” U. Saba)

Mani queste di chi è scontroso e troppo vitale per la tenerezza di un fiore, esile e delicato. Perché la mano agisce, anzi è azione. Afferra, crea, a volte si direbbe che pensi. In stato di quiete non è un utensile senz’anima, un attrezzo abbandonato sul tavolo o lasciato ricadere lungo il corpo: in essa permangono l’istinto e la volontà di azione.

Ma perché un organo muto e cieco ci parla con così tanta forza di persuasione? La risposta è perché è uno dei più originali, snodato su articolazioni delicatissime, con un’armatura di tantissime piccole ossa. Nel corpo centrale sono racchiuse cinque ramificazioni ossee che si diramano per poi separarsi, come da un unico germoglio in cinque piccole dita, ciascuna delle quali ha un proprio compito e un proprio temperamento, dal più grosso pollice, sentinella dalla sua posizione isolata, al più piccolo mignolo. 3

La mano sembra infatti essere una vera e propria gerarchia, una famiglia, fatta di piccole parti ma ognuna indispensabile per le altre quattro. Ed è proprio così che “come soleva dire Padron’Ntoni mostrando un pugno chiuso – per menare il remo bisogna che le cinque dita s’aiutino l’un l’altra”. Diceva pure “gli uomini sono come le dita di una mano, il dito grosso deve fare da dito grosso e il dito piccolo da dito piccolo”. Ogni persona ha quindi un ruolo predefinito e preciso nella società, ed è quello che le è stato assegnato nella gerarchia. Quindi secondo l’ideale dell’ostrica espresso da Verga non c’è speranza di un’ascesa sociale, di cui solo il tentativo è un fallimento, un regresso. E quello della Famiglia Malavoglia ne è il perfetto esempio: dal tentativo di un arricchimento attraverso l’affare dei lupini scaturirà poi tutta la loro disgrazia. Anche la mano allora deve sottostare a questo ideale e accettare la sua fisionomia rifiutando ogni illusorio miglioramento, così come il mignolo è nato per essere mignolo e non può tentare di diventare indice. 4

La mano destra e la mano sinistra

Se ci pensiamo infatti le mani sono una coppia. Così come abbiamo due orecchie e due occhi abbiamo anche due mani, che non sono però una coppia di gemelli passivamente identici. Una è la destra e l’altra la sinistra. È una cosa che ci insegnano fin da bambini, distinguere le due. “Destra” e “sinistra”. Ma in che termini possiamo definire questa differenza? Perché una è diversa dall’altra? Di certo non si distinguono come la sorella maggiore dalla minore o come due figlie diversamente dotate. Personalmente non credo nella assoluta superiorità della destra. Questa non è infatti sempre la carta che copre il sasso o le forbici che tagliano la carta, e quindi la mano più forte, che vince sempre. Eppure si è soliti attribuire alla destra una ben meritata superiorità. Ma perché? Solo per il fatto che è più utile?

Ricordo che da bambina provavo una strana antipatia per la mano sinistra, quella mano incapace, che non sa scrivere bene, tiene la penna in modo impacciato e traccia i suoi scarabocchi. Non riuscivo a capire il perché di questa sorta di handicap che in fondo tutti noi abbiamo, se non consideriamo gli ambidestri (ambidestri?..anche questo nome è un po’ discriminante. Perché infatti non ambimancini o ambisinistri?). E mentre la sinistra era impegnata a dare un senso alle linee che tracciava senza riuscirci, la destra la osservava, con tono saccente: lei sì che ci sa fare, è una mano per bene ma così conformista. Col tempo però, dopo aver visto tante volte la mano sinistra riposarsi, quasi morta sul foglio bianco mentre la destra, indaffarata corre avanti e indietro per le righe, ho capito che la sinistra forse è la mano più debole, la sostituta, che è però in grado di adattarsi e adempiere a tutti i compiti dell’altra.

Poesia per la mano sinistra e per la mano destra

La mano sinistra penzola nell’acqua

La destra stringe i nodi

La destra cuce un orlo

La sinistra dorme sulla seta

La destra mangia

La sinistra ascolta sotto il tavolo 5

La destra fa il giuramento

La sinistra porta gli anelli

La destra vince, la destra perde

La sinistra tiene le carte

La sinistra sfiora le corde mentre la destra corre, corre, su e giù, su e giù

e quando la destra non riesce a dormire

e gira intorno al mondo

contro il tempo

la sinistra è sepolta.

Oh, mano sinistra, sei così quieta

Hai tu bambini, un cane

Amanti e debiti?

È la destra che fa acquisti dal droghiere 6

Cambia marcia

Si affanna per un altro dovere

Nutre il piccino con cucchiaini d’argento

È la destra che impugna il coltello

per tagliar via la sinistra

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
La mano e i suoi segreti Pag. 1 La mano e i suoi segreti Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La mano e i suoi segreti Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La mano e i suoi segreti Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La mano e i suoi segreti Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
La mano e i suoi segreti Pag. 21
1 su 24
Sintesi

Caratteristiche della mano

Percorso delle varie caratteristiche della mano sia dal punto di vista prettamente fisico, con la sua descrizione e le sue caratteristiche, ma anche da un punto di vista più letterario o scientifico.

Materie trattate: arte, fisica, italiano, inglese.

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi