Altra faccia del benessere tesina

Tesina di maturità interdisciplinare che sotto svariati punti di vista sottolinea quanto bisogna esser scaltri nel vedere oltre il bel,appariscente,fatiscente benessere.

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  • 10-09-2014
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-L’ALTRA FACCIA DEL BENESSERE-

L’ALIENAZIONE DELL’UOMO MODERNO

“Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. […] Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai".
- Pier Paolo Pasolini

Siamo nel 1963 e Pierpaolo Pasolini nella sua rubrica “ Vie Nuove” denuncia l’atteggiamento dissacratore della nuova società industriale che mira esclusivamente a distruggere il passato e ad instaurare il presente. Pasolini parla di una “nuova preistoria” determinata dall’artificiale accelerazione del mondo industriale e neocapitalistico che col suo inarrestabile ciclo della produzione esaurisce e schiaccia il mondo classico,il mondo dell’artigianato e dei contadini.

György Lukács,un filosofo e critico letterario ungherese stabilisce un'opposizione tra lo spirito e la natura, che si risolve in quella tra l'arte e la scienza, tra poesia ed empiria, tra l'opera artistica e l'opera scientifica: la prima è finita, è chiusa, è fine, «è qualcosa di primo e ultimo, l'altra diviene superata ogni qualvolta si produce una prestazione migliore. In breve, l'una ha una forma, l'altra no». La forma è il «limite e il significato» che il poeta dà alla vita, la materia grezza che è l'oggetto della sua operazione artistica: da questa materia egli può ricavare «univocità dal caos, può temprare simboli dalle apparenze incorporee, può dar forma - cioè limite e significato - alle molteplicità disarticolate e fluttuanti». György Lukács e Pasolini sono contemporanei, il primo muore nel 1971, il secondo viene ucciso forse da un diciassettenne nel 1975. Entrambi si rifanno alla cultura marxista, György Lukács detiene una visione umanistica del marxismo, affronta il problema del metodo dialettico e dell'alienazione dell'uomo nella società capitalistica, Pasolini in qualità di attento osservatore della trasformazione della società dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, suscita spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi italiana, come anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti


Sono gli anni del cosiddetto “boom economico” o come viene definito in ambito italiano del “miracolo economico”,dal momento che nessuno avrebbe previsto uno sviluppo simile,nonostante le indubbie capacità di ripresa mostrate dall’economia italiana negli anni del dopoguerra. La rinnovata stabilizzazione monetaria internazionale e l’intervento regolare degli USA permettono , a partire dal dopoguerra, un sostenuto ritmo di sviluppo per le economie più avanzate dell’area capitalistica (Europa occidentale,America Settentrionale,Giappone). La generale atmosfera di ottimismo deriva dall’impulso profondo e irrefrenabile di uscire dalla povertà,dalla disposizione coraggiosa di lavorare senza limiti fino all’esaurimento delle forze sotto la convinzione che una vita migliore è realmente possibile. L’aumento del benessere si ripercuote sull’innalzamento del livello medio di vita,raddoppiato tra il 1950 e il 1970. L’esodo dalle campagne verso le città determina la costruzione di megalopoli (Londra,New York,Tokyo). I miglioramenti che i lavoratori riescono a ottenere attraverso l’azione sindacale si traduce nell’aumento del potere d’acquisto con la correlativa rapida espansione della produzione dei beni di consumo. Consumi un tempo non considerati essenziali (cultura,abbigliamento,seconde case,tempo libero) scaturiti dai nuovi modelli di vita ma soprattutto dai nuovi modelli proposti dai mass media finalizzati a uniformare i gusti e a diffondere una cultura commerciale e banalizzata radicalmente separata dall’alta cultura. La televisione si propone come strumento di manipolazione ideologica e di controllo seduttivo della popolazione.


Serge Latouche,un economista e filosofo francese, avverso all’occidentalizzazione del pianeta e sostenitore della decrescita (una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi ) e del localismo, ha individuato i tre “pilastri che sostengono la società dei consumi”
• Pubblicità -> Obsolescenza percepita o simbolica
• Credito
• Obsolescenza programmata -> ( in economia industriale è una politica volta a definire il ciclo vitale,la durata, di un prodotto in modo da renderne la vita utile limitata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure semplicemente "fuori moda", in modo da giustificare l'entrata nel mercato di un modello nuovo. ) Quando negli anni trenta i ricercatori dell'azienda chimica DuPont riuscirono a creare il nylon, una nuova fibra sintetica molto resistente, questa fu utilizzata per creare calze da donna che si smagliavano molto più difficilmente di quelle esistenti. Poiché la durabilità delle calze era eccessiva e dannosa per gli affari, la DuPont incaricò i propri tecnici di indebolire la fibra stessa che avevano creato. Altro caso è quello della compagnia statunitense Apple,che venne per esempio citata in giudizio nel 2003 con una class action (azione legale condotta da più persone), a causa della durata delle batterie dell'iPod, che secondo l'accusa erano volutamente programmate per avere vita breve in modo da costringere il consumatore a comprare un nuovo modello di iPod dopo un limitato periodo di uso, stimato intorno ai 18 mesi. Inoltre l'azienda in origine non offriva sul mercato le batterie di ricambio. L’Apple ha accettato di offrire rimborsi ai clienti che riscontravano batterie difettose e anche di pagare le spese legali dei denunciatari, senza tuttavia ammettere responsabilità di reato.


L’uomo diviene un consumatore passivo poiché privato di una libera scelta e condizionato senza rendersene conto dai canoni prestabiliti dal consumismo. L’uomo è sottoposto ad un’alienazione dovuta alla forte industrializzazione data la notevole domanda di risorse per avviare la ricostruzione e ad un alienazione dovuta alla tecnologia che stava avviando un processo di “estraneamento individuale” . La grande potenza mondiale degli USA è presa dalle nazioni rette da istituzioni democratiche come inequivocabile modello da seguire. Si comincia ad espandere il “consumo delle informazioni che riguardano il consumo”,per questo appaiono le riviste di cultura del consumo, giornali, libri, programmi televisivi e radiofonici che accentuano l’automiglioramento. Questi cambiamenti nelle esperienze quotidiane e nelle pratiche culturali di più vasti gruppi della società conducono al moltiplicarsi di nozioni sulla perdita di senso del passato storico, la sostituzione della realtà da parte di immagini, simulazioni, significati non concatenati. L’industrializzazione dell’arte e della cultura utilizza immagini, segni; i beni consumati sono evocanti di sogni,desideri e fantasie. La società dei consumi non va intesa solo come realizzazione di un materialismo dominante,ma anche come cancellazione del confine tra arte e vita quotidiana, collassa la distinzione tra arte e cultura di massa. Proprio le subculture artistiche che danno origine al dada e ai movimenti surrealisti negli anni ’20 cercano di cancellare questo confine. L’arte postmoderna degli anni ’60 si appoggia a questa strategia e ha una duplice finalità: de-autorizzare l’arte ed esprimere che l’arte può essere ovunque e qualsiasi cosa. I detriti della cultura di massa, le merci di consumo popolare degradate possono essere arte. A ciò si rifanno gli artisti della Pop Art, ma dinanzi alla società super - globalizzata,super- industrializzata,super-felice ed ottimista si nasconde una realtà opposta che abilmente George Segàl (1924-2000) ,scultore statunitense ed esponente principale della Pop Art, riesce a cogliere e a rappresentare con le sue opere scultoree realizzate attraverso la tecnica del “plaster”. Sègal utilizza garze impregnate di gesso sostenute da un’impalcatura di filo di ferro o ricavando direttamente un calco da modelli umani,ai quali affianca spesso allestimenti scenografici completi di luce,effetti ottici e talvolta sonori . Le sue figure sono spesso ritratte in situazioni di attesa o di transito,in atmosfere sospese a significare la provvisorietà della vita degli uomini e la sostanziale estraneità psicologica di un individuo verso un altro,nonostante la vicinanza fisica,uomini e donne irrimediabilmente soli tra la folla,in mezzo al traffico,aspettando il verde del semaforo,in un locale gremito. Segàl fa una sottile analisi dell’alienazione della vita urbana, dove tutti sono impegnati a correre e a produrre senza sosta dietro ad una società che non aspetta nessuno e i “fantasmi urbani” sono drammaticamente soli immersi nelle grandi metropoli industrializzate,tutti possedenti i medesimi oggetti di consumo,quasi fossero copie,le statue in gesso monocromo segaliane rendono quindi bene l’idea . Oltre all’alienazione urbana si può anche parlare del lavoro come forma di alienazione,il cui emblema è certamente l’operaio all’interno della fabbrica. Una triste e cruda realtà resa perfettamente nel film “La classe operaia va in Paradiso” di Elio Petri. Il protagonista è un certo Ludovico Massa,detto Lulù che dopo esser stato un instancabile stakanovista del lavoro a cottimo,a seguito della perdita di un dito cambia atteggiamento nei confronti della fabbrica: aderisce alla contestazione estremista e sostiene lo sciopero ad oltranza. A seguito di tafferugli con la polizia, Lulù viene licenziato in tronco; per questo viene abbandonato dall'amante,dagli stessi estremisti che giudicano il suo un caso personale, e perciò loro estraneo.
Grazie alla vittoria dei sindacati di cui aveva denunciato l'arrendevolezza politica, Lulù viene riassunto tornando alla catena di montaggio. Ormai alle soglie della pazzia, Lulù delira sull'esistenza di un muro da abbattere, oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.
L’analisi del lavoro estraniato, conseguenza inevitabile di un sistema basato sull’avere anziché sull’essere, è una delle tematiche approfondite da Marx nei suoi “Manoscritti economico-filosofici”,dove per indicare la concreta condizione dei lavoratori nella società capitalistica, Marx utilizza un concetto filosofico che era già stato sviluppato da Hegel e da Feuerbach: il concetto di alienazione. Marx, andando oltre il piano speculativo analizzato da Hegel, il quale adoperava il termine alienazione per indicare il movimento stesso dello Spirito che si fa “altro” da sé,nella natura o nell’oggetto, per potersi poi ri-appropriare di sé in modo arricchito,si rifà, per il concetto di alienazione, soprattutto a Feuerbach, intendendo l’alienazione come una condizione patologica di scissione,di dipendenza e di auto-estraniazione. Tuttavia, a differenza di Feuerbach,per il quale l’alienazione era un fatto prevalentemente coscienziale,derivante da un’errata interpretazione di sé, Marx la considera un fatto reale, di natura socio-economica, in quanto si identifica con la condizione storica del salariato nell’ambito della società capitalistica. L’alienazione dell’operaio delineata è descritta da Marx sotto quattro aspetti:

• Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività,in quanto,in virtù della propria forza-lavoro,egli produce un oggetto (il capitale) che non gli appartiene e che si costituisce come potenza dominatrice nei suoi confronti;

• Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività,che diviene strumento per fini estranei,ossia per il profitto del capitalista;


• Il lavoratore è alienato rispetto alla propria essenza,al proprio “Wesen” o genere, che è quella del lavoro libero,creativo,universale e non di quello forzato,ripetitivo e unilaterale;

• Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo dato il rapporto conflittuale con il capitalista e dunque con l’umanità in generale.

Infatti, privato non solo degli oggetti materiali che produce,ma anche della sua natura di uomo, il lavoratore considera gli altri non come appartenenti a una specie comune, bensì nel medesimo modo in cui egli stesso, in quanto lavoratore, è considerato dal capitalista: un oggetto,un ostacolo da superare,uno strumento da utilizzare. La riflessione di Marx ha carattere profondamente umanistico, infatti dato che l’uomo nel mondo naturale e nella società trova la sua realizzazione completa è necessario che l’organizzazione del lavoro sia tale da consentirgli di esprimere in modo armonioso le proprie capacità e di instaurare rapporti autentici con gli altri uomini. La lotta contro la società capitalistica è anche lotta contro la disumanizzazione che essa porta con sé. Le merci sono dei feticci dotati di vita propria e in grado di trattenere relazioni : nel capitalismo i rapporti sociali sono alienati, perché assumono la forma di rapporti tra cose, prodotte dagli uomini, ma resesi indipendenti da essi. Se, per altro, l’alienazione, deriva dal regime di proprietà privata, la disalienazione si identificherà con l’abolizione della stessa, cioè con il comunismo, con la realizzazione di un mondo a misura d’uomo in cui si terrà conto dei bisogni e delle capacità di ciascuno. Giovanni Verga, dal momento che nasce nella metà dell’Ottocento e muore ai primi del Novecento ed è appartenente prima alla corrente verista e poi a quella simbolista, si configura come un perfetto antesignano della condizione dell’uomo alienato nell’oggetto e ossessionato dal ruolo sociale col quale si riconosce e si fa riconoscere. Soprattutto nei “Malavoglia” o in “Mastro don Gesualdo” è evidenziata questa patologica realtà. Un romanzo invece in cui emerge in modo chiaro e distinto proprio questa condizione di disumanizzazione,dove appare l’individuo identificato nel tirannico primato dello strumento, è : “I quaderni di Serafino Gubbio operatore”di Pirandello. Serafino Gubbio,è un operatore cinematografico costretto dal suo lavoro ad adeguare i movimenti della mano alle necessità della ripresa,senza distogliere mai lo sguardo dall’obiettivo della macchina. L’operatore vive in una dimensione visiva in cui si cristallizza la sua forma di uomo-macchina,separato e lontano dalla realtà,reso incapace di “guardare” perso nelle cose che ormai si limita a “vedere” riprendendole con freddo distacco. Egli trascrive nei suoi diari l’irreversibile processo di annichilimento della sua personalità. L’alienazione dell’operaio,ad ogni modo, non si limita a colpire l’operaio solo al momento della produzione,ma si estende alla totalità della sua vita di uomo e di cittadino. Carlo Salinari è tra i più importanti critici letterari degli anni cinquanta e per ciò che riguarda Pirandello, il critico individua nello scrittore siciliano un testimone della crisi ideologica e culturale che ha coinvolto molti intellettuali europei agli inizi del Novecento. Pirandello rappresenta quell’avanguardia che seppe esprimere l’angoscia e l’opposizione dell’uomo moderno. Da una “Lettera alla sorella Lina” Carlo Salinari lascia trasparire il proprio malessere e la propria irrequietezza; sottolinea che il suo tormento discende dalla difficoltà di trovare un senso e un indirizzo alla propria esistenza, e tuttavia in ciò coglie non solo un tratto marcatamente individuale,bensì la qualità che gli pare caratterizzare la vita di tutti gli uomini . -“Siamo ragni,lumache e molluschi di una razza più nobile -passi pure- non vorremmo una ragnatela,un guscio,una conchiglia -passi pure- ma un piccolo mondo sì, e per vivere in esso e per vivere di esso. Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione -ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone o uomo- come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita.” Tuttavia Salinari sa che i sentimenti, le abitudini e le occupazioni sono solo un’ illusione con la quale gli uomini nascondono la tragica verità della loro condizione, pensiero già schopenhaueriano e leopardiano. L’io si disgrega e si smarrisce, noi crediamo di essere forme stabili ma in realtà tutto ciò è solo una maschera dietro cui sta la nostra vera vita. Parafrasando il titolo di un suo romanzo si potrebbe dire che noi siamo “Uno” (perché pretendiamo di avere una forma), “Nessuno” (perché non abbiamo una forma ben definita) e “Centomila” (in base a tutte le forme che ci attribuisce la società). Pirandello non cerca le cause per cui la società è una trappola e porta all’alienazione dell’uomo, però sostiene che l’unica via d’uscita è la fuga nell’irrazionale ovvero catapultarsi verso un altrove fantastico; un’altra via d’uscita è la follia che porta l’uomo in una realtà diversa da quella in cui vive quotidianamente. Tutto ciò dà vita alla figura del “forestiere della vita” che sarebbe colui che ha capito il gioco, che si isola dalla realtà come se osservasse dall’alto gli altri vivere,come se contemplasse la realtà da una certa distanza per riuscire a vedere l’assurdità delle cose riprende un po’ la famosa e tanto predicata dagli stoici “filosofia del lontano”,. Pirandello inoltre parla di un “relativismo conoscitivo”, paragonabilissimo al prospettivismo nietzscheano, se la realtà è in continuo cambiamento evidentemente essa non si può fissare entro un preciso schema, quindi la realtà viene vista in modo soggettivo e quindi per ogni individuo prende una forma diversa, ognuno interpreta una propria verità in base al modo soggettivo di vedere le cose. Ciò porta inevitabilmente all’incomunicabilità tra gli uomini poiché parlano di realtà differenti e anche all’accrescimento del senso di solitudine. Paradigmatica di questa precisa condizione umana è l’esperienza del teatro dell’Assurdo, il cui esponente principale è indubbiamente Samuel Beckett, autore dell’opera: “Waiting for Godot”

Samuel Beckett’s Waiting for Godot, which was performed in Paris in 1953 and in London in 1955,is generally considered as the starting point of “Absurd Drama”. In the Theatre of the Absurd there isn’t a real story or plot; the value of language was reduced, in fact, what happens on the stage transcends, and often contradicts, the words spoken by the characters ; the theme of the plays is the sense of metaphysical anguish , rootlessness, lack of purpose and inaction infact, to reflect this sense of anguish there is an extensive use of pauses, silences, miming and farcical situations and the vagueness about time,place and the characters. Waiting for Godot is divided into two acts. In Act I two tramps, Vladimir and Estragon, or Didi and Gogo, who are two different aspect of a single whole, the first is more pratical and the second is a dreamer, are waiting on a country road for a mysterious Godot, who eventually sends a boy to inform them he will surely come on the following day. The other characters in the play, Pozzo and Lucky, who are physically linked to each other by a rope as well as by a tyrannical relationship of master and servant. Act II differs only apparently from the first, and the plays ends with the two tramps still waiting for Godot who never comes. In this plays there is a perpetual present and there isn’t a set but a country road and a bare tree. The language of play is informal, but it doesn’t serve the purpose of communication. In Waiting for Godot infact, the main message is the lack of communication,the profound inability of communication between men. A device to show this is the use of para - verbal language, such as pauses, silences and gags

L’incapacità di comunicare e condividere, l’inettitudine e lo svuotamento interiore sono temi che negli anni ’60 un famoso cantautore italiano, Rino Gaetano, inserirà dietro i testi apparentemente leggeri e disimpegnati delle sue canzoni. Emblematico il suo secondo album, mio fratello è figlio unico. Nel 33 giri originale non erano presenti i testi delle canzoni, ma soltanto uno dei singolari monologhi che Gaetano era solito scrivere sui suoi dischi. Il titolo dell'album esprime il disagio e la quasi emarginazione di chi negli anni sessanta-settanta si comportava "normalmente". Interessante e soprattutto chiarificante è un’intervista di Nicola Sisto. Nicola Sisto sapeva perfettamente che fare una 'regolare' intervista a Rino Gaetano era un’ idea da scartare subito. E per due ragioni,scrive: -la prima è che Rino è un personaggio che esce troppo fuori dalla banalità di domande tipo "Cosa vuoi dire con i tuoi testi" e "Qual è il tuo background musicale"; la seconda è che 'chiuderlo' nei soliti schemi precostituiti avrebbe senz'altro limitato la sua coloritura espressiva veramente off-limits. -Scartata l'idea di un'intervista 'classica', il problema era trovare un modo, completo almeno quanto una intervista, di presentare artista ed opera. Il problema è stato risolto ascoltando il disco insieme a Gaetano: “ mi sono accorto”-racconta Sisto- “che, commentando ogni singolo pezzo, Rino opponeva al mio schematismo una fantasia galoppante che approdava ad immagini veramente irresistibili: quindi mi sono limitato a riportare, per quanto fedelmente possibile, i suoi sconcertanti commenti sui brani più significativi ”

''L'associazione antropologica mondiale, comunemente detta ' società', è un insieme di esseri che si aspettano al varco armati di coraggio e tanta buona volontà. La verità è che ognuno di noi vuole la sua coppa di gelato più ghiacciata delle altre e colui che ti ammazza raramente si preoccupa delle tue scarpe nuove. Se ti dovessero domandare 'Come stai?' mi sembra ovvio che risponderesti: "Bene, non c'è di che, come sempre." Le persone avvedute si guarderanno dal rispondere: "Mah sai, ho un non so che, le mie cose, la suocera con il bacillo di Gengou, i buffi, l'assicurazione che scade, un vecchio ombrello del ventisei" Homo homini lupus non sta più nell'ultimo numero di Vogue; oggi l'uomo è solo emarginato, estromesso, figlio unico."
Questo era 'Mio Fratello è Figlio Unico' visto dall'autore.


Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto - Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo

mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia
non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell'amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent'anni
perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati
malpagati e frustrati

mio fratello è figlio unico
sfruttato represso calpestato odiato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso frustrato picchiato derubato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
dimagrito declassato sottomesso disgregato
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
frustrato derubato sottomesso
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
deriso declassato frustrato dimagrito
e ti amo Mario
mio fratello è figlio unico
malpagato derubato deriso disgregato
e ti amo Mario

L’ alienazione non ha classi o categorie, anche un personaggio famoso come Rino Gaetano ne ha risentito. Si deve andare oltre all’apparenza, dietro al benessere c’è sempre dell’altro.

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