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Italiano : Leopardi "La Ginestra" ( in quanto utilizza la mela per rappresentare la natura matrigna dell'uomo).
Latino : Marziale "Un ospite avaro" Libro 1 Epigramma 43.
Filosofia : Hegel "L'ominizzazione - Quando si accende l'autocoscienza?" ( La mela è stata oggetto della tesi di laurea di Hegel).
Inglese : Shakespeare "Girls are like an apple on the tree".
Francese : "Le pomme renette et le pomme d'api".
Spagnolo : "La manzana de la discordia".
Arte : Magritte .
Fisica : Newton e le leggi gravitazionali.
Cultura generale : Adamo ed Eva, Plinio, Celso, Platone " Il mito della mela perfetta", Guglielmo Tell, Paride e la mela d'oro.
Beatles e "Apple Records", Steve Jobs.
forma del corpo era rotondeggiante, avevano quattro braccia e quattro gambe, una
testa con due volti, quattro orecchie e due organi genitali diversi: dei perfetti
esemplari di 'superuomo', per intenderci. Questa loro completezza li faceva sentire
addirittura più potenti degli dei dell’Olimpo che, per questo motivo, decisero di far loro
guerra. Ma nulla può annientare le divinità: non ci son riusciti i Giganti, figurarsi gli
esseri umani... Zeus, in concilio, decise di punirli, dividendoli, come una mela, in due
parti uguali. Fu così che gli ermafroditi persero la loro ‘perfezione’, divenendo semplici
uomini e donne. Da quel momento vissero in una condizione miserabile, poiché
sentivano l’insopportabile e inappagante mancanza della loro vecchia metà.
Ogni ‘pezzo della mela’ cominciò a cercare la parte che un tempo gli apparteneva e
dopo averla trovata si ricongiungeva a lei. L'unico scopo di queste 'mele disperse'
era stare nuovamente insieme; a nulla sarebbero serviti cibo e lavoro. Moltissimi
morirono di fame, altri per i più disparati motivi: la specie umana stava estinguendosi.
Zeus, perciò, mosso dal senso di colpa, adottò un nuovo espediente, dando 'potere' ai
genitali di ambedue i sessi; solo così la stirpe umana avrebbe potuto continuare
tranquillamente a popolare il pianeta senza rischiare l'estinzione. Ognuno di noi è una
frazione dell'essere umano completo originario; per ciascuna persona ne esiste
dunque un'altra che le è complementare. Ed è per questo che siamo sempre alla
ricerca continua della nostra metà della mela; non vogliamo essere una mezza anima,
ma desideriamo ritornare alla nostra natura originaria. Questa ricerca si chiama
amore.
La mela è presente anche in credenze che superano qualsiasi confine geografico e
culturale. Ricordiamo, infatti, i miti dei paesi del Nord Europa o i misteriosi riti voodoo
dell'America Centrale, nei quali la mela serviva e serve per preparare potenti filtri
d'amore. I racconti medievali sono pieni di mele fatate ora capaci di donare
l'immortalità ora intese come simboli di potere durante il Sacro Romano Impero o,
secondo Dante Alighieri, di Dio stesso. La mela è passata nella storia anche come un
Biancaneve
frutto avvelenato. Ricordiamo la fiaba scritta dai fratelli Grimm nel 1812.
La MELA di questa fiaba ricorda quella del PECCATO ORIGINALE, mangiata da Adamo
ed Eva. BIANCANEVE, infatti, dopo averla morsa, CADE in uno stato di SONNO, che
corrisponde allo stato attuale di SONNO-CADUTA delle anime umane che, per
risvegliarsi, devono appunto lavorare come i sette nani.
Guglielmo Tell invece centra una mela posta sul capo del figlio e diventa l'eroe
nazionale svizzero. Celso, un medico latino che visse tra il 14 a C. e il 37 d. C. nel libro
VI del suo trattato Della Medicina, parla di malum catoneum (mela cotogna), come di
un rimedio naturale che può fungere da medicina. Ne parla anche il poeta Marziale
nell'epigramma n. 43: UN OSPITE AVARO Libro I Epigramma 43.
Una delle mele, che ha fatto la storia della fisica, è quella provvidenziale caduta in
testa ad Isaac Newton; sembra che essa gli abbia permesso di intuire il meccanismo
della gravitazione universale. La tradizione vuole che Newton fosse seduto sotto
un albero di mele quando una mela cadde sulla sua testa; questo evento fortuito gli
fece capire che la forza gravitazionale terrestre e celeste sono la stessa cosa
facendolo meditare sulla ragione per cui la mela cade sempre perpendicolarmente
al terreno e non a lato o verso l'alto ma sempre verso il centro della Terra. L'episodio
Lettres
divenne famoso quando fu ripreso da Voltaire nella quindicesima delle sue
philosophiques (1734). Ciò, sempre secondo la leggenda, lo indusse a pensare alla
gravitazione e alla ragione per cui la Luna non cada sulla terra come la mela. Iniziò a
pensare dunque a una forza che diminuisce con l'inverso del quadrato della distanza,
come l'intensità della luce. Newton però non tenne conto delle perturbazioni
planetarie e di conseguenza i suoi calcoli sul moto della Luna non erano corretti.
Deluso, smise quindi di pensare alla gravitazione.
Non ci sono dubbi sul fatto che la mela abbia sempre avuto un posto di rilievo nel
nostro immaginario, sicuramente per le innumerevoli virtù che possiede. Non a caso
questo capolavoro della natura ha generato quel famoso detto: "Una mela al giorno
toglie il medico di torno".
"Il problema del mondo è la mela: il frutto proibito, il pomo della discordia, newton e la
mela..."(Hegel)
L’uomo è un animale sociale perché per fare la guerra bisogna essere almeno in due.
Quando si accende l’auto-coscienza? Ipotizziamo un universo in cui l’uomo non esiste
e, semplificando al massimo, immaginiamo due creature che chiameremo “ominidi” in
un campo dove c’è un albero di mele. I due hanno fame, ma sull’albero c’è una sola
mela; essi girano intorno all’albero sino a quando si scontrano ed ingaggiano una lotta
a morte per appropriarsi di quell’unico frutto che, ad un certo punto, viene addirittura
dimenticato come oggetto del loro contendere. Questa è la prima spinta verso
l’umanizzazione. Gli esiti del conflitto possono essere due: o uno uccide l’altro oppure
nessuno muore perché uno dei due si arrende e smette di lottare. I nostri due
personaggi rimangono vivi, ma ora si trovano su due livelli differenti; si configura cioè
una vita che si sottomette ad un’altra vita. L’uomo nasce proprio quando si crea
questo dislivello perché solo attraverso una lotta mortale, perdendo di vista l’oggetto
(ciò che accade peraltro in ogni conflitto), cioè per nulla, l’attenzione si focalizza su se
medesima e sull’altro, diventando attenzione per il soggetto e non più per l’oggetto
generando in tal modo l’auto-coscienza. In tutto ciò si evince che la vera posta in
gioco è il reciproco riconoscimento. Io non ho un’immagine di me stesso se gli altri non
me la danno e per questo motivo nasce la comunità. Ecco perché l’uomo è un animale
sociale, perché per fare la guerra bisogna essere almeno in due. Da questo momento
prende l’avvio il processo di ominizzazione e nasce la storia.
"La manzana de la discordia", para los amantes de la arquitectura modernista, se
refiere a uno de los barrios más originales y simbólicos de Barcelona. La palabra
"manzana", que se traduce no sólo el fruto, sino también el distrito, el 'aislado. En
particular, para la gente de Barcelona manzana de la discordia se concentra en el
Paisaje de Gracia, donde tres de los más famosos arquitectos del modernismo han
construido muchos edificios impresionantes y espectaculares. El distrito tomó este
apodo de estos edificios, que representan tres formas diferentes de representar el
modernista
La mela ha sempre stimolato l’immaginazione umana. Ne parlava Shakespeare, in un
sonetto in cui paragonava le fanciulle più grandiose a questo frutto.
Le ragazze sono come le mele sugli alberi.
Le migliori sono sulla cima dell’albero.
Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perché
hanno paura di cadere e ferirsi.
In cambio, prendono le mele marce che sono cadute
a terra, e che, pur non essendo così buone,
sono facili da raggiungere.
Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, pensano
che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà
“Esse sono grandiose”. Semplicemente devono essere
pazienti e aspettare che l’uomo giusto arrivi, colui che sia
cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima
dell’albero per esse.
Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà
bisogno di noi e ci ama farà
di tutto per raggiungerci.
La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per
essere calpestata, né dalla testa per essere superiore.
Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere
protetta e accanto al cuore per essere amata.
La mela non è solo presente in grandi opere tra le quali, quelle appena citate di
Shakespeare, Hegel, Marziale, Leopardi, ma ha preso “parola” anche in una vecchia
filastrocca francese: “Pomme de reinette et pomme d’api”. È un breve componimento
narrato da una venditrice ambulante di frutta al mercato coperto di Parigi: nel
decantare le proprie mercanzie, la donna si trova alle prese con un ladruncolo che
,
allunga troppo le mani sulla merce in particolar modo sulle mele renetta e appiola.
« C'est à la halle « È al mercato
Que je m'installe Che m'installo
C'est à Paris È a Parigi
Que je vends mes fruits Che vendo i miei frutti
C'est à Paris la capitale È a Parigi la capitale di
de France Francia
C'est à Paris È a Parigi
Que je vends mes Che vendo i miei frutti.
(ritornello)
fruits.
(refrain) Mela renetta e mela
Pomme de reinette et appiola
pomme d'api appiola appiola rossa
d'api d'api rouge Mela renetta e mela
pomme de reinette et appiola
pomme d'api appiola appiola grigia
d'api d'api gris Nascondi il tuo pugno
Cache ton poing dietro la schiena
derrière ton dos O ti do un colpo di
Ou je te donne un coup martello! »
de marteau! »
E poi ci sono le canzoni, quelle storiche e quelle meno conosciute, in cui il frutto del
peccato viene nominato, citato e persino decantato. C’è chi canta la mela di Adamo,
come gli Aerosmith nella loro Adam’s Apple, e chi la utilizza nell’accezione amorosa di
“piccolo bocciolo di mela”, come i White Stripes nella loro Apple Blossom. George
Harrison cita le mele in Apple scruffs, dedicata all’omonimo gruppo di ammiratrici
dei Beatles il cui nome deriva dal fatto che stazionavano all’esterno dell’edificio
della Apple Corps e alle porte degli Abbey Road Studios di Londra, sperando di
Bitter Apple
inciampare nei membri della band. E poi c’è la cantata da Dave Gahan,
cantante dei Depeche Mode che ha deciso addirittura di aprire un ristorante chiamato
“The bitter apple”, mentre i Guns N’Roses nella loro Bad Apples cantano le mele
Cogli la prima mela,
marce. Angelo Branduardi infine cantava italica rielaborazione di
una melodia medievale ungherese dal titolo U naseho Barty.
Infine, come non parlare della mela più famosa degli ultimi tempi, la mela di Steve
Jobs. Steven Paul Jobs, noto semplicemente come Steve Jobs, è stato un imprenditore,
informatico e inventore statunitense. Cofondatore di Apple Inc., ne è stato
amministratore delegato fino al 24 agosto 2011, quando si è dimesso per motivi di
salute. Steve Jobs ha utilizzato la mela come simbolo della sua più grande invenzione:
L’apple. Ci sono tante ipotesi riguardanti la scelta di questo logo.
LA MELA COLORATA. Il logo della mela morsicata, colorata con i toni dell’arcobaleno
invertiti, risale invece al 1977 ed è opera di Rob Janoff che lo creò per fare un favore a
Regis McKenna, suo datore di lavoro e amico di Steve Jobs. Si racconta che Janoff, per
ispirarsi, andò al supermercato dove acquistò un sacchetto di mele. Tornò a casa, le
tagliò, le dispose sul tavolo e iniziò a osservarle. Dalle mele tagliate Janoff estrasse
una semplice mela monocromatica (più economica e facile da stampare) con un
morso. Il logo venne presentato a Jobs che voleva qualcosa di più "colorato" per
umanizzare la società. Il grafico quindi prese il logo e aggiunse le bande colorate
secondo la sua ispirazione del momento...
IL MORSO. Venne immediatamente abbinato con lo slogan"BITE THAT
APPLE" ("MORDI QUESTA MELA") quando furono messi in commercio Apple I e Apple
II. Il morso rappresentava la conoscenza (nella Bibbia la mela era il frutto dell'albero
della conoscenza) ma richiamava anche il mondo dell'informatica. "Morso" in inglese si
traduce come "bite", la cui pronuncia è simile a quella di "byte". Il logo risultò
particolarmente appropriato alla filosofia dell’azienda, perché riusciva a sintetizzare
concetti come desiderio e conoscenza (la mela) e allo stesso tempo speranza e
anarchia (l’arcobaleno con colori invertiti).
L'LP DEI BEATLES. La maggior parte delle teorie raccontano che Steve Jobs
nell'estate del 1975 lavorasse in una piantagione di mele in Oregon e fosse rimasto
particolarmente colpito da una copertina di un LP dei Beatles rappresentante appunto