Soluzione Diritto ed economia politica Seconda Prova Maturità 2017, Traccia Liceo Scienze umane

giorgia m.
Di giorgia m.

soluzione seconda prova diritto ed economia politica Maturità 2017

Nella pagina seguente troverete la soluzione delle tracce di Maturità 2017 della Seconda prova di maturità di Diritto ed economia politica per il liceo delle Scienze umane (Opzione economico sociale).

Tema svolto

Tema di diritto ed economia politica

Con il termine disoccupazione si identifica in economia il fenomeno di mancanza di lavoro per un singolo appartenente ad un determinato contesto economico che è in cerca attiva di una occupazione. In tal senso, il concetto di disoccupazione deve essere letto ed interpretato in concomitanza con il concetto, anch’esso economico, di Forza Lavoro. Quest’ultimo identifica quella parte della popolazione che per determinate caratteristiche (come ad esempio età, status sociale, condizioni fisiche, livello di studi,…) è in grado di generare forza lavoro.


Pertanto con il termine disoccupazione si vuole indicare quella parte di popolazione che potrebbe lavorare, ma che, pur attivandosi, non trova occupazione nella società.
Vari economisti hanno individuato nel corso della storia diverse tipologie di disoccupazione, quali a mero titolo esemplificativo e non esaustivo: frizionale; ciclica e stagionale; strutturale; classica, oltre a quella volontaria ed involontaria.
Una delle più importanti linee di demarcazione riguardanti il fenomeno economico della disoccupazione è quella tra la disoccupazione permanente e la disoccupazione transitoria/ciclica. Tali fenomeni riguardano, per la prima tipologia, i disoccupati in una determinata società per un lungo lasso di tempo; mentre per quanto riguarda la seconda i lavoratori-inoccupati solo per brevi periodi.
Questa distinzione è stata alla base di numerose teorie economiche come quella keynesiana, la quale indicava il fenomeno della disoccupazione quale elemento permanente ed involontario derivante da una domanda insufficiente, contrapposta alle teorie dei neoclassici, i quali, invece, evidenziavano il fenomeno qui in oggetto come meramente transitorio.
Qualunque teoria si voglia utilizzare, esiste una costante tra tutte, ossia la relazione tra andamento dell’attività economica di una determinata società e la disoccupazione. Tale relazione è stato oggetto di studio da parte dell’economista statunitense A. Okun, il quale ha posto alla base della sua teoria la relazione tra i lavoratori inoccupati con il PIL REALE del paese sotto indagine.
La Legge di Okun afferma che il tasso di crescita dell'economia cresce al di sopra del tasso di crescita potenziale, il tasso di disoccupazione diminuirà in misura meno che proporzionale.
Nel grafico n.1, relativo all’economia statunitense, si può rintracciare un andamento non lineare della percentuale del tasso di disoccupazione che ha portato nell’annata 2016 ad un limitata diminuzione della stessa rispetto all’anno 2006. Pertanto si può avanzare l’ipotesi di una crescita esigua, ma forte e persistente dell’economia statunitense che ha portato nel 2016 un livello di disoccupazione in linea con le percentuali registrate precedentemente alla crisi finanziaria del 2008.
Nel grafico relativo all’economia del Regno Unito, invece, si può constatare una diminuzione del tasso di disoccupazione sempre maggiore, fino ad arrivare a toccare nel 2016 la percentuale più bassa dal 2006. Ciò dimostra che il mercato del lavoro oltre Manica è attualmente in grado di predisporre posti di lavoro in una situazione caratterizzata da una forte fluidità.

PARTE SECONDA:

1. L’economista J.M. Keynes ha elaborato, nel corso dei sui studi, una teoria economica finalizzata alla diminuzione del livello di disoccupazione nei cicli economici di crisi. Tale teoria è riassumibile nel mantenere fissi salari e prezzi dei beni e servi di ampio consumo al fine di far ottenere alle imprese un gettito di entrata dovuto al potere di acquisto di ogni consumatore. Tale relazione permette, secondo Keynes, l’aumento di profitto delle imprese le quali sono così invogliate all’assunzione di nuova Forza Lavoro.
L’atto di “sostenere la domanda” rappresenta, per l’economista, un antidoto ai cicli di crisi economica di breve periodo.

Al fine di assicurare ad ogni singolo consumatore la capacità di acquisto, Keynes individua due metodologie: la prima consiste nell’aumento della spesa pubblica, mantenendo invariate le imposte; mentre la seconda propone una diminuzione delle imposte per permettere ai consumatori una maggiore disponibilità di denaro da rimmettere nel mercato mediante l’acquisto di beni e servizi.
2. Gli economisti di orientamento monetarista, come ad esempio M. Friedman, da sempre contrari all’impianto teorico keynesiano, propongono teorie basate sulla libertà delle imprese private e della loro difesa.
La corrente monetarista ha analizzato il fenomeno economico della disoccupazione ed ha verificato che tale fenomeno dipende esclusivamente dall’eterogeneità dei fattori insiti nella società, come ad esempio la diversificazione dei livelli e qualità di studi o l’asimmetria informativa tra domanda e offerta.
Il tasso di disoccupazione, secondo questa impostazione, è definito “volontario”, poiché la domanda di assunzione non sempre combacia esattamente con l’offerta di lavoro proposta.
La soluzione all’abbattimento del tasso di disoccupazione nei sistemi economici, per i monetaristi, non si ricava nell’aumento di disponibilità monetaria, ma anzi tale aumento non porterebbe nessun effetto sulla disoccupazione, ma porterebbe solo effetti negativi monetari, provocando inflazione dei prezzi dei beni e servizi. Secondo M. Friedman non è necessario l’intervento dello Stato a livello economico, in quanto il mercato è dotato di autonomia gestionale nella risoluzione dei problemi. In tal senso l’approccio monetarista invita al mantenimento invariato dell’offerta di moneta.
3. La Costituzione italiana dà primaria importanza al lavoro, attribuendogli valore di principio fondamentale nell’art. 1, ossia “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Nel corpo della Costituzione ci sono poi altri articoli designati all’affermazione dell’importanza e della salvaguardia del diritto al lavoro. In tal modo si sancisce il dovere dello Stato italiano nel riconoscere e garantire la possibilità occupazionale a tutti i cittadini.
Nel titolo III della prima parte della Costituzione, precisamente agli artt. 35-40 , si disciplinano i doveri in capo allo Stato, quali: garantire al meglio la tutela del lavoro in tutte le sue forme; garantire il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto al fine di garantire un’esistenza dignitosa; garantire le opportune tutele alla donna lavoratrice e al minore; garantire la libertà sindacale, la libertà di sciopero e l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro.
Il riconoscimento del lavoro come principio costituzionalmente garantito ha portato poi al riconoscimento della tutela della salute del lavoratore. Infatti, la salute è considerato un bene primario fondamentale ed impone una totale ed esaustiva tutela anche nel mondo del lavoro, in modo da impedire che la salute possa essere messa a rischio negli ambienti lavorativi.

A cura di Diletta Ronchetti

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