
Sì. All’orale della Maturità 2026 possono interrogare anche su Educazione civica.
Non esiste una prova separata, ma il decreto che disciplina il colloquio prevede esplicitamente la verifica delle competenze maturate nell’insegnamento trasversale di Educazione civica, così come definite nel curricolo d’istituto e nel documento del consiglio di classe.
In altre parole è parte strutturale del colloquio.
Indice
Come funziona l’orale di Maturità 2026
Il colloquio vale fino a 20 punti sul punteggio finale.
La struttura è articolata:
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si apre con una breve riflessione sul percorso scolastico e personale, anche alla luce del Curriculum dello studente;
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prosegue con domande sulle quattro discipline individuate dal decreto;
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include l’esposizione dell’esperienza di formazione scuola-lavoro, tramite relazione o elaborato multimediale;
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prevede la discussione delle prove scritte.
La commissione deve accertare il raggiungimento del PECUP, cioè il profilo educativo, culturale e professionale dello studente. Vengono valutati contenuti, metodo, capacità di collegamento, autonomia, maturità personale.
Il colloquio non è una sequenza di interrogazioni separate: è un percorso argomentativo che mette alla prova la solidità complessiva dello studente.
Educazione civica: dove entra nel colloquio
Il decreto stabilisce che durante l’orale vengano verificate anche le competenze di Educazione civica, in coerenza con quanto effettivamente svolto durante l’anno.
Questo significa che:
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non c’è una “domanda standard” uguale per tutti;
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le richieste fanno riferimento agli argomenti trattati nella classe;
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la commissione può inserire la materia all’interno dei collegamenti interdisciplinari.
Educazione civica non è una materia con programma chiuso e autonomo: è insegnata in modo trasversale da più docenti. Proprio per questo può emergere in diverse fasi del colloquio, soprattutto quando si affrontano temi che coinvolgono diritti, istituzioni, cittadinanza, sostenibilità, digitale.
Il documento del 15 maggio: il punto di partenza
Per capire cosa preparare davvero, il riferimento centrale è il documento del 15 maggio.
È lì che il consiglio di classe indica:
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i moduli svolti;
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i progetti realizzati;
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le attività interdisciplinari;
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i percorsi specifici di Educazione civica.
La commissione deve tenere conto del percorso effettivamente svolto. Questo rende il documento uno strumento operativo, non formale. Leggerlo con attenzione permette di individuare gli argomenti più probabili e organizzare un ripasso mirato.
Su quali temi potrebbero chiedere
I contenuti variano da scuola a scuola, ma negli ultimi anni alcuni nuclei sono ricorrenti:
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Costituzione italiana e principi fondamentali;
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Agenda 2030 e sviluppo sostenibile;
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Cittadinanza digitale, privacy e sicurezza online;
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Intelligenza artificiale e regolamentazione europea;
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funzionamento delle istituzioni, decreti-legge, legalità;
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diritti sociali, lavoro, autonomia regionale.
Ricordiamo che all’orale serve argomentare, collegare, contestualizzare. La commissione valuta la capacità di ragionamento critico e la maturità nell’affrontare temi di interesse pubblico.
Il caso del 6 in condotta
Se lo studente è stato ammesso con 6 in comportamento, il colloquio deve includere la trattazione di un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal consiglio di classe.
In questo caso la dimensione civica diventa ancora più centrale e formalizzata all’interno dell’orale.