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V. Veracini, Le radici
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Teorema
Il numero è irrazionale.
3
Dimostreremo questa affermazione per assurdo in modo analogo alla precedente dimostrazione.
m
Sappiamo che è un numero > di 1. Supponiamo che dove e sono numeri interi
3 m n
3 1 n
positivi primi fra loro. Procedendo in modo analogo alla precedente dimostrazione avremo che
2
2 m m
e semplificando possiamo scrivere . Visto che è un numero pari
2 2 2
3 1 2
n 2
mn m 2n
2
n n
si deduce che, visto che anche è un numero pari, anche deve essere un numero pari e perciò
2
m
2
mn
anche deve essere un numero pari.
m
Per cui possiamo scrivere dove . Semplificando otteniamo
2 2
2
n 2
( 2
k ) n ( 2
k ) m 2
k
. Da questa deduciamo che deve essere pari ed anche deve essere pari
2 2 2 n
n 2
kn 2
k n
contraddicendo la nostra affermazione iniziale “ e sono numeri interi positivi primi fra loro”.
m n
Questa contraddizione esiste perché abbiamo ipotizzato che sia un numero razionale, per cui
3 3
deve essere un numero irrazionale.
C.V.D.
Teorema
La somma è un numero irrazionale.
2 3
Premettiamo subito che, se un numero irrazionale viene elevato al quadrato il risultato può essere un
numero razionale [esempio ] oppure un numero irrazionale [esempio ]. Se invece viene
2 2
3
( 5 ) ( 5 )
elevato al quadrato un numero razionale, il risultato può essere solo un numero razionale.
2 3 x
levando entrambi i termini al quadrato abbiamo
2 2
( 2 3 ) x
Con dei semplici passaggi otteniamo:
2
2 3 2 6 x 51
Veriano Veracini – Calcolo delle radici
Siccome è un numero irrazionale (la semplice dimostrazione la lascio al lettore) anche è
6 5 2 6
un numero irrazionale, da ciò si deduce che anche è un numero irrazionale e per la premessa deve
2
x
essere irrazionale anche .
x
C.V.D.
Teorema q
Il numero , con numero intero, è irrazionale.
2 q
Dimostreremo questa affermazione per assurdo in modo analogo alle precedenti dimostrazioni.
m
q
Supponiamo che dove e sono numeri interi positivi primi fra loro. In questa ipotesi
m n
2 n
possiamo effettuare queste semplici trasformazioni.
q
m
m
q q
q
2 ( ) 2 2
n m
q
n n
Visto che è pari deve risultare pari anche e, di conseguenza, anche deve essere pari. Per cui
q q m
2 n m
possiamo scrivere e se effettuiamo le dovute sostituzioni otteniamo:
m 2
k
q q q q q 1 q
q q
2
n ( 2
k ) 2
n 2 k n 2 k
Visto che è pari deve risultare pari anche e, di conseguenza, anche deve essere pari,
q 1 q q n
2 k n
contraddicendo l’ipotesi iniziale “dove e sono numeri interi positivi primi fra loro”. Questa
m n q
contraddizione è eliminabile solo ipotizzando che sia un numero irrazionale con numero intero.
2 q
C.V.D.
Semplificazione dei radicali doppi
In genere, nel caso si debba effettuare il calcolo di un radicale doppio ( è la sua struttura,
a b
ipotizzando che “a” sia diverso da zero e “b” sia diverso da zero e da uno), bisogna effettuare prima il
calcolo della , poi bisogna effettuare il calcolo e poi calcolare la . Come è facile
b a b a b
intuire, per avere un buon risultato bisogna che la sia calcolata con un numero adeguato di
b
decimali.
Nell’ipotesi, effettivamente abbastanza remota, che il valore di sia un quadrato, esiste un modo
2
a b
semplice per poter effettuare il calcolo di un radicale doppio. Questo metodo consiste nel trasformare il
radicale doppio in una somma/sottrazione di due radicali.
Se è uguale ad un quadrato allora ponendo = n posso scrivere:
2
2 a b
a b
a n a n
=
a b 2 2
Dimostrazione
Nell’ipotesi che i due termini dell’uguaglianza precedente sia uguali, anche i loro quadrati saranno
uguali. Utilizzeremo questa affermazione per dimostrare la precedente formula.
Se = n allora =
2 2 2
a b a b n
=
2 a b
( a b ) 52
Veriano Veracini – Calcolo delle radici
a n a - n a n a n a n a n (a n) (a n)
= = =
2 2 2
( ) ( ) ( ) 2 a 2 a a n
2 2 2 2 2 2 4
= = .
2 2 a b
a a (a b)
C.V.D.
a n a n
Ovviamente l’uguaglianza = è sempre vera (l’abbiamo appena dimostrata),
a b 2 2
ma ha scopo effettuare questa trasformazione solo se “n” è un quadrato, altrimenti trasformiamo un
radicale doppio in una somma/sottrazione di due radicali doppi.
Esempio
Ammettiamo di voler calcolare . Premetto che il suo valore è 3,2566165.
7 13
= = 36 che è il quadrato di 6.
2
7 13 49 13
7 6 7 6 13 1
= = 2,5495098 + 0,7071068 = 3,2566166.
2 2 2 2
La differenza sull’ultimo decimale è dovuto all’approssimazione della mia calcolatrice.
Esempio
Ammettiamo di voler calcolare . Premetto che il suo valore è 1,842403.
7 13
= = 36 che è il quadrato di 6.
2
7 13 49 13
7 6 7 6 13 1
= = 2,5495098 - 0,7071068 = 1,842403
2 2 2 2
Esempio
Ammettiamo di voler calcolare . Premetto che il suo valore è 4,1622777.
11 40
= = 81 che è il quadrato di 9.
2
11 40 121 40
11 9 11 9
= = 3,1622777 + 1 = 4,1622777
10 1
2 2
Esempio
Ammettiamo di voler calcolare . Premetto che il suo valore è 2,1622777.
11 40
= = 81 che è il quadrato di 9.
2 121 40
11 40
11 9 11 9
= = 3,1622777 - 1 = 2,1622777.
10 1
2 2
Dimostrazione del metodo geometrico 53
Veriano Veracini – Calcolo delle radici
Si può dimostrare la validità del metodo geometrico, per l’estrazione della radice quadrata, in due modi
diversi: attraverso il metodo geometrico e attraverso le funzioni trigonometriche.
A) Dimostrazione attraverso il metodo geometrico
Calcoliamo la lunghezza del segmento CH
L’angolo ACB è un angolo retto visto che insiste sul diametro della circonferenza.
Per il 2° teorema di Euclide il segmento AH moltiplicato per il segmento HB è uguale al quadrato del
segmento CH.
Siccome il segmento HB è uguale all’unità risulterà che il segmento AH è uguale al quadrato del
segmento CH. Cioè il segmento CH è uguale alla radice quadrata del segmento AH.
C.V.D.
Calcoliamo la lunghezza del segmento CB
2 2 2
Per il Teorema di Pitagora abbiamo CB = CH + HB
2
Il quadrato del segmento CH, cioè CH è uguale al segmento AH.
2
Il segmento HB è uguale a 1 per cui HB è uguale a 1.
2
Da cui CB è uguale a AH + 1 per cui CB è uguale alla radice quadrata del diametro AB.
C.V.D.
B) Dimostrazione attraverso le funzioni trigonometriche
Calcoliamo la lunghezza del segmento CH
α
Se l’angolo COH è ed il segmento AO è uguale a 1 allora abbiamo che:
La retta rossa (segmento AH) è = .
1 cosα 54
Veriano Veracini – Calcolo delle radici
La retta blu (segmento HB) è = .
1 cosα
La retta rosa (segmento CH) è = .
senα
1 cosα senα
Abbiamo ipotizzato che 2
( )
1 cosα 1 cosα
Da cui, con semplici passaggi, si ricava:
α
( ) ( ) = 2
sen
1 cosα 1 cosα
Effettuando la moltiplicazione otteniamo:
α α
= E questa è un’identità.
2 2
1 - cos sen
C.V.D.
Calcoliamo la lunghezza del segmento CB
α α
Dobbiamo premettere che 2 2
cosα cos sen
2 2
α
Il segmento CB è = .
2sen 2 α
2sen
2 2
Abbiamo ipotizzato che = 2
( )
1 cos 1 cosα
α α α α α
= = =
2 2 2 2 2
4sen 2sen 1 (cos sen ) 2sen
1 - cosα
2
(
1 cos ) 2 2 2 2 2
α α α
= =
2 2 2 2 2
1 - cos 2sen sen 1 - cos sen
2 2 2 2 2
α α
1 = E questa è un’identità.
2 2
sen cos
2 2
C.V.D.
Altro metodo per calcolare la lunghezza del segmento CB
Abbiamo ipotizzato che:
2 2 2
2 = CB = CH + HB
2 2
2 sen (
1 cos )
2 2
(
1 cos ) (
1 cos ) (
1 cos )
2 2
2
(
1 cos ) sen 1 cos 2 cos
E questa è un’identità.
2 2 cos 2 2 cos
C.V.D.
Metodo geometrico per il calcolo delle radici con indice superiore a 2
Una delle innovazioni matematiche più significative la dobbiamo a Cartesio ed a Fermat e mi riferisco
allo studio e all’introduzione delle “coordinate cartesiane”. Ma già nel IV secolo a.C. alcuni matematici
avevano utilizzato un metodo analogo per definire delle curve piane.
Grazie a Ippocrate di Chio (nulla a che vedere con Ippocrate, il medico greco) e a Menecmo fu risolto il
problema del calcolo della radice cubica di un numero attraverso un metodo grafico. Tralasciando di
illustrare il ragionamento di come i due matematici greci siano arrivati alla soluzione di questo
problema, vediamo come oggi si potrebbe ragionare per arrivare al medesimo risultato. a
L’espressione è equivalente all’espressione , da ciò possiamo ricavare che .
3 2
3 a x x
a x x
Suddividendo questa funzione in due funzioni distinte abbiamo:
55
Veriano Veracini – Calcolo delle radici
a
y
x
2
y x
L’unico vincolo da rispettare, su queste due funzioni, è che devono essere, simultaneamente, verificate.
Per cui, ricapitolando, per poter effettuare il calcolo della basta riportare su un piano cartesiano le
3 a
due precedenti funzioni, che sono un’iperbole e una parabola. Nel punto dove le due funzioni si