11. Autovettori e autovalori
→ ∈
Sia f: V → V un’applicazione lineare di V in se stesso. Un vettore v ∈ V diverso dal vettore nullo si dice autovettore se esiste λ tale per cui f(v) = λv. Lo scalare λ si dice anche autovalore associato all’autovettore v.
L’insieme Vλ di tutti gli autovettori di autovalore λ, a cui va aggiunto il vettore nullo, è un sottospazio vettoriale di V, detto anche autospazio relativo all’autovalore λ. La dimensione di Vλ è anche detta molteplicità geometrica di λ.
Polinomio caratteristico e molteplicità
λ ×
Vediamo il parallelismo con le matrici. Se A è una matrice n × n, allora si dice polinomio caratteristico di A il polinomio pA(λ) = det(A − λI). La molteplicità algebrica di una radice di pA è h se
pA(x) = (x − λ)hg(x), g(λ) ≠ 0.
La dimostrazione del seguente risultato è molto semplice e si può fare per esercizio; deriva dalla definizione di autovalore.
Teorema
Sia f: V → V un’applicazione lineare di V in se stesso. Lo scalare λ è un autovalore di f se e solo se λ è radice di pA, dove A è la matrice che rappresenta f rispetto ad una base arbitrariamente fissata in V.
Osservazione
Si può dimostrare che la molteplicità geometrica di un autovalore λ è sempre minore o uguale alla molteplicità algebrica dello stesso autovalore λ.
Esempio
Consideriamo l’applicazione f: ℝ3 → ℝ3 rappresentata rispetto alla base canonica dalla matrice
| 1 | 2 | 0 |
| 0 | 3 | 0 |
| −4 | 2 | 2 |
Allora il polinomio caratteristico è dato da
det
| 1 − λ | 2 | 0 |
| 0 | 3 − λ | 0 |
| −4 | 2 | 2 − λ |
= (λ − 1)(λ − 2)(λ − 3).
f ha quindi tre autovalori distinti.
Proposizione
Siano Vλ e Vµ due autospazi associati a due autovalori distinti; allora Vλ ∩ Vµ = {0}.
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