Quando l’ultimo spasimo le dilatò l’occhio e lo spense,
quando l’ultimo brivido le percorse le membra,
egli le chiuse le palpebre con un dito. […]
A lungo rimase a leggere nel pallido volto nelle rughe stanche,
si saziò di quella vista,
vide il proprio volto giacere allo stesso modo,
così bianco, così spento,
e nello stesso tempo vide il proprio e il suo viso di quando erano giovani,
con le labbra rosse, con l’occhio ardente,
e il sentimento del presente e della contemporaneità lo permeò
completamente,
il sentimento dell’eternità.
Profondamente sentì in quest’ora,
più profondamente che mai,
l’indistruttibilità d’ogni vita,
l’eternità di ogni istante. Hermann Hesse
“Siddharta”
Eros e Thanatos
Ερος e Θανατος, amore e morte sono state una delle tematiche più affrontate nella storia della
civiltà umana. Dai loro primi esordi come caratteristiche della vita dell’uomo, esterne e dipendenti
da forze ad essa contrastanti, sono arrivate all’inizio del secolo scorso ad essere riconosciute come
parti integranti della natura umana.
La psicanalisi di Sigmund Freud
È, infatti, con il creatore della psicanalisi che si ha la definitiva compenetrazione delle forze
dell’eros e del thanatos nella nostra vita. Sigmund Freud si accorse che la nostra psiche era
governata da due forze tra loro opposte: identificò l’Ερος o istinto di vita nell’amore nella creatività
e nella costruttività, mentre il Τθανατος, quello di morte, nell’odio e nella distruzione. Queste due
pulsioni sono presenti contemporaneamente nell’uomo ma non si manifestano mai insieme.
L’istinto distruttivo è il più potente. Tant’è che l’uomo viene definito dallo stesso Freud come
homini lupus, un uomo caratterizzato da una “crudele aggressività” che lo porta a rivelarsi come
‹‹una bestia selvaggia, alla quale è estraneo il rispetto della propria specie›› (S. Freud Il disagio
della civiltà, 1929). Per questa stessa ostilità tra gli uomini la società viene continuamente
minacciata di essere distrutta, e all’interno di essa l’uomo lascia cadere quelle speranze e quella
fiducia che aveva in gioventù affidato al suo prossimo, per far spazio a quella che è invece la vita
resa dura e talvolta disumana dalla loro malevolenza. Perciò Freud condanna non la civiltà in sé ma
quelle repressioni che sono fonte e causa dei dolori e delle angosce dell’uomo.
La repressione dell’eros
La spiegazione della poca influenza dell’eros sulle vicende dell’uomo risale alla stessa civiltà.
L’uomo si ritrova a reprimere quelle pulsioni ritenute come vergognose e indicibili: le espressioni
dell’eros o libido. Non definiamo come libido la forza con la quale si manifestano le pure esigenze
sessuali. Questo concetto va oltre al piacere soddisfatto dal solo atto sessuale e si allarga a tutti gli
impulsi affettuosi che vengono definiti con la parola odierna di amore. Tali desideri sono in netto
contrasto con i valori e gli ideali ritenuti validi dalla coscienza dell’uomo e dalla società. La civiltà
ci induce a negare questi bisogni. E quando ciò accade entra in azione una sorta di repressione che
strappa le pulsioni e le relega nell’inconscio dove la continua censura evita che riaffiorino e si
oppongano alla giusta condotta. Naturalmente essendo parte della mente dell’uomo le pulsioni
sessuali continuano a esistere e, dopo la loro rimozione dalla coscienza, trovano posto nei sogni e
danno origine alle nevrosi. Secondo Freud ciò accade all’insaputa del soggetto che continua a
vivere incosciente delle vere cause della sua malattia e ciò perché ‹‹essi portano un pesante
mantello di menzogne per coprirsi, come se ci fosse cattivo tempo nel mondo della sessualità››.
La lingua del sogno
Attraverso la “lingua del sogno” l’analista trova queste cause. Il contenuto latente del sogno è infatti
la manifestazione dei desideri inibiti e che non sono rivelati dalla coscienza. Il sonno rilassando la
coscienza permette che le pulsioni si manifestino anche se camuffate e arrivino alla coscienza.
Eros e Thanatos nella poesia classica
Nella poesia classica, poche sono le volte in cui è Eros a prevalere sulla distruzione di Thanatos.
Eros motivo stesso della vita; si può quindi dire che in questi casi la censura della civiltà e della
coscienza venga sopraffatta da valori come l’amore posti al di sopra di qualsiasi altra cosa. Tuttavia
già dai poeti elegiaci della Grecia arcaica si riscontra il potere distruttivo della morte dal quale non
si trova conforto nemmeno con l’amore. Le gioie della vita per quanto esaltate non riusciranno mai
a rinfrancare il cuore dell’uomo. L’unica soluzione che il poeta riesce a trovare è vivere al massimo