Il Decadentismo
Perrotta Raffaele
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Etimologia
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Il termine "decadentismo" viene coniato per indicare spregiativamente un gruppo di giovani intellettuali francesi, il cui atteggiamento viene considerato da altri come espressione di una degradazione culturale. Questi giovani intellettuali, che si riuniscono a Parigi, accettano tale termine e ne assumono la definizione facendosene un vanto. Il Decadentismo ebbe la sua concreta origine e la sua prima manifestazione letteraria in Francia diffondendosi poi, successivamente, nelle altre nazioni europee. Come primi esponenti del decadentismo sono da considerare i poeti e gli scrittori simbolisti, che operavano in Francia nella seconda metà dell'Ottocento, e che intendevano la poesia come una forma di vera e propria rilevazione.
Il quadro storico
Per "età del Decadentismo" si intende il periodo che va dagli ultimi anni dell'Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale. Questa fase storica è contrassegnata da fondamentali vicende politiche e sociali. L'età del Decadentismo è anche un periodo di grandi tensioni internazionali, che non esplodono in conflitti diretti tra le maggiori potenze europee bensì covano sotto la cenere per sfociare poi nella tragedia della prima guerra mondiale.
Da un punto di vista economico i decenni di fine secolo fanno da sfondo ad una crisi di vaste dimensioni. È la cosiddetta "grande depressione" quando l'economia europea entra in un nuovo ciclo di espansione. Questo difficile periodo è caratterizzato dal crollo dei prezzi industriali e agricoli, e soprattutto da un forte aumento della disoccupazione. La prima misura economica che attuano tutti i paesi è quella del protezionismo, cioè della chiusura delle proprie frontiere ai prodotti esteri. Così si contribuisce alla salvaguardia dell'industria e dell'agricoltura nazionali; però nello stesso tempo si creano degli scompensi nei settori che lavorano per l'esportazione e che vedendosi preclusi i mercati tradizionali, piombano in una profonda crisi.
Il Decadentismo in Europa
Il movimento del Decadentismo ebbe, come sappiamo, la sua concreta origine in Francia con i simbolisti, ma fu un fenomeno di carattere europeo che interessò ben presto anche l'Inghilterra e la Germania e successivamente anche Italia.
Il Decadentismo italiano fu caratterizzato da due importanti esponenti del Novecento: Italo Svevo e Luigi Pirandello.
I caratteri del Decadentismo
La civiltà spirituale del Decadentismo si manifesta nel campo del pensiero e della vita morale come un'inquieta e sempre più accentuata sfiducia nelle forze della ragione, che assume le forme di una vera e propria crisi esistenziale:
- Esasperazione dell'individualismo e dell'egocentrismo
- Visione pessimistica del mondo e della vita umana
- Polemica contro il positivismo
- Scoperta dell'inconscio e del subcosciente
- Tormentoso senso della solitudine e del mistero.
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La visione del mondo decadente
La visione del mondo decadente riprende i temi della cultura romantica. Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possono dare la vera conoscenza del mondo e del reale, perché l’essenza del reale è misteriosa e enigmatica, perciò l'anima del decadente è sempre rivolta verso il mistero.
Ogni forma visibile per i decadenti non è che un simbolo di qualcosa di più profondo. La visione decadente propone la coincidenza tra io e mondo, tra soggetto e oggetto, e questa unione avviene sul piano dell’inconscio che è la zona oscura dove scompare l'individualità. Il poeta decadente non usa la ragione e la scienza per cogliere il mistero ma bensì mezzi come gli stati irrazionali:
- Malattia
- Follia
- Nevrosi
- Delirio
- Sogno
- Allucinazione
Questi stati di alterazione non essendo controllati dalla ragione ci permettono di dare uno sguardo al nostro interiore aiutandoci a vedere il mistero che è al di là delle cose. Questi stati possono essere anche provocati artificialmente attraverso l’alcool, l’assenzio, le droghe, l’oppio, l’hashish, la morfina. La cultura delle droghe ha le sue radici nel periodo romantico-decadente, in cui si riteneva che le sostanze stupefacenti potenziassero l'attività sensoriale.
L’arte, la poetica del Decadentismo
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Per i decadenti l’arte è uno dei momenti più importanti della conoscenza. Infatti il poeta, il pittore, il musicista, non solo sono bravissimi nell'uso della parola, del colore, della nota ma sono dei sacerdoti e dei veggenti capaci di guardare là dove l’uomo comune non vede nulla e scoprono l'assoluto. L'arte diventa una voce del mistero che va al di sopra di tutti gli altri. Questo culto religioso dell'arte ha dato origine al fenomeno dell’estetismo. L'esteta è colui che basa la propria vita non sui valori morali, del bene, del male, il giusto, l’ingiusto, ma sulla ricerca del bello, e in base al bello giudica la realtà. Il bello viene ricercato in oggetti preziosi, quadri, stoffe, gioielli, libri antichi, e la banalità e volgarità della gente comune vengono scartate. I principi delle loro teorie si basano sul fatto che la vita deve essere un’opera d’arte, e l’arte deve essere pura.
Il poeta decadente parla in primo luogo a se stesso infatti rifiuta di rivolgersi al pubblico borghese ritenuto mediocre e volgare. Le varie tecniche espressive usate dagli scrittori decadenti sono innanzi tutto la musicalità: la parola non ha solo un significato logico, ma ha una pura fonicità. Infatti la musica nella visione decadente è l’arte suprema, e provoca vera e propria estasi. Un'altra tecnica espressiva molto usata è il linguaggio metaforico. La metafora è una figura retorica ma nella visione decadente incarna la visione simbolica del mondo, caricando anche le cose più comuni di significati allusivi e misteriosi. La metafora decadente non è più la somiglianza tra due oggetti ma il secondo termine di paragone spesso rimane oscuro e misterioso.
Italo Svevo
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Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 da una famiglia ebraica. Il padre era di origine austriaca, mentre la madre di origine italiana. Tuttavia, non furono queste le circostanze che lo indussero a scegliere questo pseudonimo; ma furono le caratteristiche della sua formazione culturale che prese sia da autori italiani che da quelli tedeschi.
Lavorò per 18 anni nella Banca di Vienna, a causa del fallimento dell’industria del padre.
Il primo romanzo che pubblicò fu “Una vita”, dal titolo iniziale “Un Inetto”, che venne però sconsigliato dal suo editore perché poco accattivante. Il romanzo però non ebbe successo. Nel 1896 sposò Livia Veneziani una sua cugina di tredici anni più giovane e di famiglia benestante.
Nel 1898 pubblicò il suo secondo romanzo: “Senilità”. Esso rappresenta una vecchiaia non dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista mentale e rispecchia l’anima del protagonista che, a 30 anni, si sente già vecchio. Anche questo romanzo fu ignorato e, scoraggiato, Svevo si propose di lasciar perdere la letteratura.
Per motivi di lavoro viaggiò spesso all’estero e sentì la necessità di conoscere meglio l’inglese; per questo si rivolse a James Joyce per avere delle lezioni d’inglese. Tra i due nacque una profonda amicizia, tanto che Joyce lesse molti romanzi dell’amico e apprezzò in particolar modo Senilità, tanto da insistere perché Svevo riprendesse la sua attività.
Tra il 1908 e il 1910 Svevo conobbe le teorie di Freud, poiché in quel periodo si stava diffondendo la psicanalisi. Svevo non credeva nell’efficacia della terapia della psicanalisi, anche perché suo cognato era stato preso in cura da Freud e giudicato inguaribile. Le teorie gli interessavano solo come nuovo strumento per studiare l’introspezione psicologica.
Nel 1923 pubblicò “La coscienza di Zeno”, che fu accolto con la stessa indifferenza degli altri. Volle in ogni caso interpellare Joyce che trovò l’opera nuova e interessante. Successivamente finalmente la critica si accorse della grandezza dell’autore. Per il successo ottenuto si risvegliò anche l’interesse per i romanzi precedenti, in cui furono riscontrate le basi della poetica sveviana. Felice della fama raggiunta, Svevo riprese a coltivare progetti letterari, quando in seguito ad un incidente automobilistico, morì nel 1928 a Motta di Livenza.
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Le opere
“Una vita”
In questo primo romanzo è rappresentata la figura dell’inetto: un uomo incapace di vivere la vita come fanno gli altri, poiché afflitto da una malattia interiore. Romanzo d’impostazione verista, che fa una descrizione della realtà ma focalizza l’attenzione sui personaggi. Il suicidio è l’elemento che lo differenzia dagli altri romanzi.
È la storia di un giovane letterato, Alfonso Nitti, che lascia il suo paese natale, dove vive con sua madre, e va a Trieste, trovando un avvilente impiego come bancario. Un giorno viene invitato a casa del banchiere Maller, e qui conosce Macario, un giovane sicuro di sé con cui Alfonso fa amicizia, e Annetta, figlia di Maller, anch'essa interessata alla letteratura, con la quale Alfonso inizia una relazione. A questo punto Alfonso, invece di sposare Annetta e così poter cambiare vita, fugge e torna al paese d'origine, dove la madre, già gravemente malata, muore. Il protagonista torna quindi a Trieste, e decide di vivere una vita di contemplazione, lontano dalle passioni. Tuttavia, alla scoperta che Annetta si è fidanzata con Macario, Alfonso si sente ferito e cerca in tutti i modi di ritornare alla situazione precedente, ma non solo fallisce in questo proposito, bensì riesce persino ad aggravare ulteriormente la situazione. Quando, in seguito all'ennesimo equivoco con la famiglia Maller, si trova a dover sfidare a duello il fratello di Annetta, a questo punto sceglie il suicidio e pone così fine alla sua vita di disadattato.
“Senilità”
Il suo secondo racconto è la storia della rinuncia alla vita e al godimento: questa condizione di passività e di autoesclusione viene definita dall’autore “senilità”. Questo romanzo rispetto al primo presenta tre coprotagonisti accanto alla figura del protagonista.
Senilità racconta la storia di Emilio, un impiegato trentacinquenne che cerca di sfuggire alla monotonia e al grigiore della propria esistenza, concedendosi un'avventura amorosa con Angiolina, una bella ragazza di paese.
Inizialmente convinto che la propria storia con Angiolina sia poco più di un divertimento privo di complicazioni, ben presto Emilio dovrà ricredersi. La bella ragazza non solo scatena in lui una vera e propria passione amorosa,
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ma questa aumenta di intensità a dispetto dei ripetuti tradimenti della ragazza.
Provando amore e dolore, disperata gelosia e tormentoso risentimento, Emilio sente il bisogno di confidarsi e di consigliarsi con l'amico, lo scultore Balli, gran rubacuori, di cui la stessa Angiolina finirà con l'innamorarsi. Il sodalizio fra Balli ed Emilio, rinforzato dal comune interesse per l'arte, è un bell'esempio di amicizia virile.
Emilio conduce la propria monotona esistenza domestica con la sorella, Amalia, dolce e zitella, che finirà con l'essere travolta essa stessa dall'eros, a causa di una passione intensa tanto quanto soffocata, per convenienza e moralismo borghesi, proprio per l'amico del fratello, il Balli.
Il romanzo è la cronaca interiore della vicenda amorosa di Emilio e termina quando, morta la sorella, ormai vittima dell'alcool, dopo una delirante agonia, ben descritta da Svevo, cui non è estraneo l'amore sofferto e non ricambiato per il Balli, Emilio trova il coraggio di lasciare Angiolina, fuggita nel frattempo col cassiere infedele di una Banca, tornando finalmente alla tranquillità, alla sicurezza e alla cura di se stesso” almeno in apparenza”.
Romanzo interamente votato alla minuziosa analisi psicologica, condotta attraverso il sapiente uso del discorso indiretto libero, Senilità ruota intorno a quattro personaggi principali:
- Emilio Brentani, il protagonista, un inetto, del tipo molto rappresentato nella letteratura della "crisi" del primo Novecento, nevrotico ed insicuro, trattato dall'autore con ironia, ma anche con affettuosa partecipazione emotiva. La sua conoscenza del mondo e della vita sono filtrate attraverso i libri, la lettura, più che attraverso l'esperienza diretta. È un intellettuale che vive le difficoltà e il disordine di una borghesia senza più un centro e valori stabili, mortificata e priva di certezze. Un uomo che si è creato degli alibi e una falsa rappresentazione di se stesso per evitare un'altrimenti penosa consapevolezza.
- Angiolina Zarri, giovane, di sani appetiti, amorale. Ma anche ignorante, triviale, insensibile, bugiarda. Idealizzata da Emilio, per il quale rappresenta la donna, la salute, la potenza dell'eros. In realtà, dietro la forte carica vitale, il lettore avverte una personalità rozza, poco individuata. Dietro l'"attivismo sessuale" si nasconde uno sgradevole fondo di povertà emotiva.
- Stefano Balli, uno scultore artisticamente "fallito", ma narciso, con un'alta considerazione di se stesso e che gode di grande successo presso le donne oltre che della riverente considerazione di Emilio. In apparenza un vincitore, un sano, in realtà anch'egli una personalità monca, che non sa amare, che pecca a volte di insensibilità e di scarsa immaginazione. Un Don Giovanni incapace di un rapporto paritario con la donna, bensì elementare ed affettivamente povero.
- Amalia Brentani, sorella di Emilio, figura dolce, delicata ed appartata rappresenta il modello femminile tradizionale. La sua vita è dedita alla famiglia, alla cura del "nido" e al benessere del maschio. Il suo comportamento è all'insegna del decoro e della rispettabilità borghesi, fino al punto da reprimere gli istinti, in primo luogo la pulsione amorosa.
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Si riscontrano tuttavia, in questo personaggio riservato, una sensibilità, una dolcezza, un pudore, che ne fanno una presenza tutt'altro che mediocre. È capace di provare forti sentimenti, come quello, negato, per il Balli.
L’autore comincia a focalizzare l’interesse verso gli scavi psicologici dei protagonisti, allontanandosi sempre di più dal romanzo naturalista.
Lo stesso schema di “Senilità” è usato anche per “La coscienza di Zeno”.
“La coscienza di Zeno”
Nella “Coscienza di Zeno” Svevo fa diretto riferimento alla psicoanalisi di Freud, medico boemo di origine ebraica che esercitò la sua professione a Vienna e operò una grande rivoluzione nelle concezioni psicologiche di fine Ottocento.
L’opera è costituita da otto capitoli, in cui seguono le memorie di Zeno:
Il primo capitolo è costituito dalla “Prefazione” in cui il dottor S. dichiara di voler pubblicare per vendetta le memorie scritte dal paziente Zeno che si è sottratto alla sua cura.
Il secondo capitolo il “Preambolo”, presenta Zeno che cerca di liberare la mente dal presente e di recuperare le memorie del passato.
Il terzo capitolo il “Fumo”, Zeno analizza il suo incorreggibile vizio ripercorrendo circa vent’anni della sua vita: da quando fanciullo aveva cominciato a fumare per sentirsi grande, fino all’ultimo tentativo di disintossicazione in clinica.
Il quarto capitolo, “La morte di mio padre”, Zeno, malgrado le ripetute dichiarazione d’affetto, traccia un ritratto del padre nel quale serpeggia la sua ostilità e il suo disprezzo.
Il quinto capitolo, “La storia del mio matrimonio”, Zeno rievoca le circostanze per cui innamoratosi di Ada, la figlia più bella di un ricco commerciante, finisce per sposare Augusta la figlia più brutta. Tuttavia contro le sue stesse previsioni il matrimonio è solido e felice. La bella Ada sposa dopo alcuni mesi Guido Speier, un giovane ricco, bello, elegante e ottimo violinista che Zeno detesta fin dal primo incontro.
Il sesto capitolo, “La moglie e l’amante”, Zeno rievoca i primi tempi del suo matrimonio e la sorpresa che tutto filasse senza intoppi, grazie ad Augusta, perfetta organizzatrice della vita familiare. Subentra però la noia, che spinge Zeno a diventare l’amante di Carla. La relazione dura più di un anno tra esaltazione, rimorsi e propositi, sempre rimandati, di troncare tutto.
Il settimo capitolo, “Storia di un’associazione commerciale”, Zeno rievoca la sua esperienza di lavoro nella ditta del cognato Guido, il quale conduce gli affari con tale leggerezza da trovarsi ben presto sull’orlo del fallimento.
Il matrimonio di Guido con Ada non è sereno: Ada, dopo una disastrosa gravidanza, si ammala di una malattia che compromette il suo equilibrio e la sua bellezza.
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