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Capitolo 4 dei Promessi Sposi


Il quarto capitolo del romanzo è dedicato interamente alla vita di padre Cristoforo.
Nella prima sequenza descrittiva il frate si avvia dal suo convento nella terra del Pescarenico, verso la casa di Lucia. Durante il suo cammino viene presentato il paesaggio e si crea una contrapposizione tra la splendida giornata autunnale e gli uomini sofferenti e dolenti come i mendicanti dallo sguardo pietoso, i lavoratori nei campi e la fanciulla scarna che mangiava l'erba destinata alla mucca. Tutte queste immagini tristissime fanno pensare alle condizioni lacrimevoli che caratterizzavano i periodi di carestia.
In seguito il narratore interviene ponendo una serie di domande che introducono la figura di padre Cristoforo.
Il frate era un uomo vicino ai sessant'anni, non del tutto calvo e con due occhi molto grandi che a volte guardavano in basso e, di tanto in tanto, splendevano vivaci come due cavalli bizzarri. Per quanto riguarda la sua personalità, viene definito altezzoso ma allo stesso tempo umile, caratteristiche che verranno spiegate successivamente.
Segue a sua volta una macrosequenza caratterizzata da una digressione biografica che si può suddividere in 4 microsequenze.
La prima si distingue per una descrizione diegetica (il narratore racconta le azioni e i pensieri dei personaggi presentandoli in modo indiretto) e narra le origini e la giovinezza del frate.
Il nome di battesimo di padre Cristoforo è Lodovico. Egli era figlio di un mercante di stoffe assai benestante, il quale, negli ultimi anni, siccome s'era arricchito tanto, aveva deciso di abbandonare il lavoro e vivere da signore. Voleva inoltre trovare un modo per far scordare agli altri e a lui stesso che aveva esercitato la professione di mercante poiché all'epoca il lavoro era un disonore e la nobiltà doveva essere di sangue. Il padre influenzò così il figlio Lodovico, educandolo da nobile e ciò contribuì a far nascere il lato superbo di padre Cristoforo. Il figlio, cresciuto nobile, veniva rispettato dagli altri ma quando volle mescolarsi con i nobili di sangue venne rifiutato poiché non era considerato all'altezza. Sviluppò così una sorta di amore e odio per quella gente, da qui derivava la sua ambivalenza di carattere: rispettoso ma allo stesso tempo altero.
Tuttavia, l'odio di Lodovico era così grande che si mise a proteggere gli oppressi e per prendere le loro difese fu costretto a ricorrere alla violenza e a servirsi dei bravi, e di questo se ne pentì.
La seconda microsequenza è caratterizzata da una narrazione mimetica (il narratore si fa da parte e da voce ai personaggi facendoli parlare e agire direttamente). Questa parte di testo racconta l'episodio di un duello.
Un giorno Lodovico stava camminando per strada seguito da due bravi e un servitore di nome Cristoforo e dalla parte opposta stava arrivando un nobile che in passato lo aveva sempre sprezzato ed era seguito da quattro bravi.
Entrambi camminavano rasente al muro e quando si ritrovarono l'uno di fronte all'altro, nessuno dei due era disposto a scendere dal marciapiede per dare la precedenza. Secondo la consuetudine Lodovico avrebbe dovuto farsi da parte, così l'altro gli disse che, in quanto nobile, doveva proseguire per primo e lo offese chiamandolo "vile meccanico". Da queste parole capiamo che la società dell'epoca era rigida e chiusa perché valevano solo i diritti di sangue e inoltre c'era un sistema di valori superficiale perché si arrivava a litigare pesantemente per un diritto di precedenza. Lodovico replicò definendo il signore un temerario così i due si scagliarono l'uno contro l'altro e nel duello morì il servitore di Lodovico, Cristoforo. Lodovico, furibondo, si fece prendere dalla follia e uccise l'aristocratico anche se in realtà non era sua intenzione arrivare a tanto.
Il borghese venne messo in salvo in un convento dove prese la decisione di farsi frate per espiare la sua colpa di omicidio.
Segue la terza microsequenza che racconta della vocazione religiosa del frate. Quest'ultimo mise in atto delle azioni di carità e lasciò tutto alla famiglia del servitore che era morto per lui e in più chiese asilo politico presso la comunità dei frati cappuccini.
La famiglia del nobile ucciso volle vendicarsi e quindi i frati cappuccini si trovarono in una situazione difficoltosa perché entrambe le parti volevano mantenere gli interessi: i frati non avevano intenzione di mettersi contro i potenti, mentre questi ultimi non erano tanto dispiaciuti per la morte del familiare, quanto piuttosto pretendevano di mantenere alto il nome della famiglia.
Alla fine riuscirono a trovare una soluzione diplomatica: la famiglia richiese che Lodovico venisse bandito dalla città e i frati acconsentirono. Pertanto, secondo l'usanza, il frate era tenuto a cambiare il suo nome e ne scelse uno che gli facesse tornare alla memoria la colpa che doveva scontare: Cristoforo.
Segue la quarta microsequenza che racconta la scena del perdono.
Dopo la cerimonia della vestizione il guardiano annunciò al frate che quest'ultimo sarebbe dovuto partire per compiere il suo noviziato in un'altra città.
Il cappuccino però, prima di partire, volle chiedere perdono alla famiglia del nobile ucciso, così si recò personalmente alla dimora del fratello dell'aristocratico defunto. Questo, venuto a sapere che padre Cristoforo stava recandosi da lui, organizzò un banchetto con tutti i nobili perché assistessero all'umiliazione del povero frate.
Accade un colpo di scena giacché il pentimento sincero di Cristoforo commosse tutta la gente, il nobile compreso. Anzi, quando il frate uscì dalla casa, il nobile confessò che se il padre fosse rimasto ancora in ginocchio a chiedere perdono, quasi quasi gli avrebbe chiesto scusa lui perché gli aveva ucciso il fratello. Così da quel giorno, il signore divenne un po' più affabile.
Mentre padre Cristoforo, dal momento in cui divenne frate seguì la strada dell'ubbidienza e dell'umiltà ma, nonostante eseguisse i vari incarichi, adempisse al suo dovere di frate e aiutasse i più bisognosi, il suo lato superbo persistette e talvolta contrastava addirittura il suo lato rispettoso. Sta di fatto che dal suo carattere forte emergeva una figura religiosa militante e che non aveva timore di affrontare gli ostacoli. Pertanto, quando si trattava di aiutare gli oppressi, lui appariva molto scrupoloso.
Termina l'ultima sequenza e il capitolo si conclude con l'arrivo di padre Cristoforo a casa di Lucia.
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