Video appunto: Capitolo 3 Promessi Sposi - Riassunto (7)

Terzo capitolo dei Promessi Sposi



Il terzo capitolo del romanzo si apre con il flashback introdotto da Lucia che rivela l'antefatto della narrazione. Infatti Renzo e Agnese attendevano una spiegazione dalla ragazza perché sicuramente conosceva Don Rodrigo. Lucia prese a raccontare degli incontri accidentali con il potente signore e il conte Attilia, suo cugino.
Don Rodrigo aveva cercato di avvicinare la fanciulla per strada esprimendo degli apprezzamenti poco eleganti e scommise con suo cugino che sarebbe riuscito ad appropriarsi di lei.
La giovane poi rivelò di aver confessato questo spiacevole incontro al padre Cristoforo e provò tanta vergogna poiché non aveva mai detto niente alla madre sia perché non voleva farla preoccupare sia per il timore che Agnese avrebbe sperperato il segreto a tutta la città. Oltre a ciò la ragazza scoppiò in lacrime per il fatto che aveva tentato di anticipare il matrimonio allo scopo di allontanare Don Rodrigo.
Renzo, in piena collera, mostrò il suo lato impavido esternando il suo desiderio di omicidio, tuttavia Lucia lo mise a tacere sostenendo che se anche i poveretti come loro commettevano peccati allora il Signore non li avrebbe mai aiutati. La ragazza, a differenza dell'amato si affida alla giustizia divina e non alla vendetta personale, per cui la si può definire la portavoce di Manzoni, il quale ritiene appunto che la giustizia venga solo da Dio.

Successivamente Agnese consigliò a Renzo di recarsi dal dottor Azzecca-garbugli soprannominato in tal modo poiché si diceva che fosse in grado di risolvere tutte le situazioni complicate. Il dottore era un uomo alto, smilzo, pelato, con le guance rosse e pure il naso, come quello di chi beve tanto.
Quando Renzo giunse alla casa dell'avvocato venne fatto accomodare nel suo studio, uno stanzone tutto impolverato e disordinato. Renzo quindi prese a raccontare di ciò che era accaduto e il dottore equivocò tutto scambiando Renzo per un bravo. Azzecca-garbugli iniziò a intimorirlo leggendo una serie di gride che prevedevano pene severe ma gli disse anche che lui era esperto nel difendere questi genere di reati. Inoltre l'avvocato si complimenta per l'astuzia del giovane giacché si era camuffato tagliando il ciuffo.
Renzo, era del tutto smarrito dal momento che non era riuscito a seguire tutti i discorsi del dottore e quando finalmente capì che lo aveva scambiato per un malfattore negò tutto. Azzecca-garbugli allora perse le staffe e lo cacciò fuori dal suo studio con la scusa che lui era colpevole di un reato gravissimo: essere una vittima.
Questo episodio ci fa comprendere l'ingiustizia che subivano i più deboli nella società dell'epoca. L'avvocato che dovrebbe essere il primo a stare dalla parte dei deboli, si rivela invece un uomo servile, corrotto e ipocrita, abituato a servire i potenti e a sottomettersi pur di non aver problemi.
Potremmo paragonare questo personaggio a Don Abbondio con l'unica differenza che l'avvocato non prova sensi di colpa nel difendere i delinquenti, mentre Don Abbondio prova vergogna nello schierarsi dalla parte dei potenti ed è come se dicesse ai più deboli che, se si sarebbero fatti valere maggiormente, allora lui avrebbe parteggiato per loro.
Intanto la scena stava proseguendo a casa di Lucia, la quale cerca di trovare un'ulteriore soluzione insieme alla madre per sistemare la faccenda. Decidono così di chiamare padre Cristoforo, un frate che difendeva i poverelli.
Ad un certo punto bussò alla porta fra' Galdino, facente parte dell'ordine dei cappuccini che si recava di casa in casa per chiedere l'elemosina.
Lucia agì ancora una volta con scaltrezza offrendo una grande quantità di noci al frate purché andasse a chiamare padre Cristoforo.
A questo punto il narratore interviene direttamente dicendo che Lucia non stava chiamando un frate qualunque perché padre Cristoforo era molto potente e autorevole. Quest'ultimo apparteneva all'ordine dei frati cappuccini che detestavano i signori potenti, vivevano di elemosina, facevano carità a chi ne aveva bisogno e si basavano sui valori dell'umiltà.
Infine il capitolo si chiude con il ritorno a casa di Renzo che iniziò a lamentarsi e fece dell'ironia sull'avvocato che non era affatto un galantuomo. Le due donne replicarono dicendo che avevano chiamato padre Cristoforo.