Capitolo 12 Promessi Sposi-Riassunto.

Il brano è tratto dal XII capitolo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e ci presenta la situazione che coinvolge Milano nell' 11 novembre 1628 ovvero la rivolta cittadina scatenata dalla fame generale.
Molti cittadini, infatti, attendono l'uscita dei garzoni dei forni che escono con le gerle piene di pane fresco per venderlo nelle case dei ricchi e li derubano ma poi, non soddisfatti del bottino, si dirigono verso un altro forno.
La vicenda si basa sulla fame dei cittadini e sulla loro decisione di fare una rivolta e il titolo del racconto:"L'assalto al forno delle grucce" ci permette di farci un'idea di quello che ci viene raccontato.
Nel testo la narrazione e la descrizione sono equamente distribuite e si possono notare una piccola parte dialogata e la quasi totale assenza di riflessioni e ciò rende la narrazione più veloce e immediata.
La protagonista di questa vicenda è la folla che è statica e presenta in sé una grande varietà di persone rappresentanti diverse occupazioni ma con il denominatore comune della povertà e della fame e ciò rende la narrazione più coinvolgente dato che presentava i problemi che caratterizzavano la società a cui era diretto il romanzo.

La vicenda avviene a Milano in una zona della città aperta e non ben definita nell' 11 novembre 1628 nell'arco di poche ore, i fatti ci vengono narrati in ordine cronologico e non sono presenti distortori temporali e ciò rende la lettura più scorrevole e meno pesante e la narrazione più lineare.
La narrazione avviene mediante un narratore esterno e onniscente che narra in terza persona e ciò permette allo scrittore di presentare meglio i fatti senza esprimere opinioni personali.
Il linguaggio è medio, la sintassi più o meno lineare rendendo più scorrevole la lettura, ed è possibile l'individuazione di espressioni popolari come ad esempio: "rimanevano a denti secchi" (r. 144) e di parole appartenenti al campo semantico del disagio ( lamenti, minacce, trema, pallido, disordine) e quello della volenza ( tiranno, picchia, ripicchia, urla) e ciò esalta la condizione negativa della popolazione e la loro grinta e determinazione.
Si possono notare diverse figure retoriche:
- Similitudini: "come goccie sparse sullo stesso pendio" (r.108); "come il cader d'un salterello acceso in una polveriera" (r.127) che rendono più suggestivo il brano;
- Accumulazioni: "fanciulle, donne, uomini, vecchi, operai,poveri " (r.117); "lamenti, minacce, meraviglie" (r.121)
climax: "occasione, spinta, avviamento" (r.123); "diventa rosso, pallido, trema" (r.131); "picchia, ripicchia, urla" (r. 181);
- Metafore: "sangue freddo" (r.111); "l'acqua s'andava intorbidando"(r.112); "s'ingegnavano d'intorbidarla di più"(r.112); "rimanevano a denti secchi"(r.144); "Uh che formicolaio!"(r. 185) che danno una sfumatura di mistero al racconto.
Con l'esempio della popolazione in rivolta, Manzoni richiama alla mente dei lettori del tempo la situazione in cui stavano vivendo e a quello che un mantenimento di questa condizione avrebbe portato ovvero ad una rivolta popolare denunciando, inoltre, determinati fattori econimici quali ad esempio i rincari.

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