Ominide 68 punti
In questo capitolo Manzoni fissa le coordinate del romanzo: spazio e tempo. Esso possiamo dividerlo in sei macro sequenze in cui si alternano pause e scene che conferiscono al racconto un ritmo piacevole. Il capitolo si apre con una pausa costituita dalla descrizione dei luoghi e del tempo nei quali si colloca la storia narrata. Segue poi la scena in cui c’è la presentazione di Don Abbondio durante la sua passeggiata serale che viene agitata dall'incontro con i bravi. Successivamente troviamo una pausa con la presentazione delle gride che vietavano la presenza dei bravi sul territorio. Il capitolo continua con una scena costituita dal dialogo tra Don Abbondio e i bravi. Vi è poi il brusco allontanamento dei bravi che fa sì che ci sia una nuova pausa dove l’Autore mediante la tecnica del flashback ci racconta la vita del curato e la situazione sociale del 1600 durante la dominazione spagnola. Questa terza pausa sembra coprire il lasso di tempo impiegato da Don Abbondio per recarsi nella canonica. Il curato giunto a casa dialoga con Perpetua e il capitolo si chiuderà con questa scena.
Il capitolo si apre con la descrizione del paesaggio ritratto dall'alto (occhi di Dio) dandoci una visione globale (a volo d'angelo), procede da nord a sud, dal largo allo stretto, dal generale al particolare.
Manzoni vede la lama d'acqua incastrata tra due catene di monti, le rive sono frastagliate e seguono l'andamento dei monti, vede l'Adda (emissario del lago di Como) che si allarga formando il lago di Gallarate e poi continua il suo corso con un fiume. Successivamente alla profondità subentra la lateralità osservando pendii, coste, vicoli e ciottoli. Dalla visione geografica si passa a quella topografica giungendo a Lecco, punto in cui il fiume si stringe e presenta un ponte. Ora ha inizio la storia e il male. La narrazione si apre con "Quel ramo" per indicare un luogo caro all'Autore.
Il primo rigo è composto da un novenario (verso di 9 sillabe). Segue poi un settenario(verso di 7 sillabe).La prima parte è elegante e solenne, Manzoni usa un tono distaccato per riprodurre l'armonia del paesaggio. Il linguaggio sostenuto lo notiamo dal chiasmo (figura retorica che prevede la disposizione incrociata di parole o di gruppi di parole all'interno di una frase, periodo capoverso.
Si passa alla storia.
Manzoni ci dice che nel borgo ci sono dei potenti che procurano violenza a chi si oppone ai loro voleri. Gli stessi potenti che alla fine dell'estate si recano nei campi per sottrarre il raccolto ai contadini.
In questa cornice Manzoni colloca il primo personaggio, poi fissa giorno, mese e anno collocando i fatti in un preciso momento storico. Questa data fissa l'inizio di una serie di disavventure e ci fa capire che le date importanti non sono solo quelle riportate sui libri, ma anche quelle riguardanti la vita degli umili. La data viene fissata viene fissata per misurare narrativamente la prima parte del romanzo (fase del borgo)in cui il tempo del racconto è uguale al tempo della storia.
Don Abbondio: (Abbondio, patrono di Como). Manzoni lo descrive caratterialmente: pacato,abitudinario, ripetitivo, con una vita monotona, grigia.pauroso, crede che ripetendo le stesse cose possa sentirsi al sicuro.per lui la felicità è ripetitività, ozia, non si mette in gioco, allontana gli ostacoli dal suo cammino.
Ma un giorno qualcosa cambia la sua vita: L'incontro con i bravi.
Bravo 1: rozzo, impulsivo.
Bravo 2: elegante.
Bravi: simbolo del 1600, delinquenti che erano le guardie del corpo dei nobili ed eseguivano missioni violente ordinate dai prepotenti.Indossavano una divisa, ed esponevano armi.Vengono descritti con dispregiativi per indicare violenza ostinata e vanitosa, con metafore animalesche.
In seguito è presente una pausa in cui vengono esposte le gride contro i bravi che però esistevano comunque perché a quel tempo le leggi rimanevano inapplicate in quanto questi delinquenti garantivano la presenza dei nobili.
Il dialogo fra i tre presenta l' alternanza di focalizzazione interna (punto di vista di D.A.) e focalizzazione zero (punto di vista del narratore).Per mezzo della ripetizione di parole o frasi si conferisce un aspetto comico perché la violenza a quell'epoca è una cosa normale, ma ciò che urta il curato è che è quella violenza venga usata proprio nei suoi confronti.Egli dice ai bravi che Lucia è in attesa e desidera sposarsi, ma in realtà l'amore tra Lucia e Renzo
è casto e puro.I bravi riferiscono al prete il nome di Don Rodrigo facendolo spaventare.Poi egli chiede cosa fare per evitare quel'matrimonio e i bravi gli dicono di servirsi della propria cultura,detto ciò vanno via.
In questa parte Manzoni ci presenta informazioni su Don Abbondio per spiegarci il perché egli sia diventato un curato.Questa pausa si apre con una metafora = immagine e una litote = affermazione di un concetto negando il suo contrario.
Il curato aveva capito che la peggior condizione era quella di essere un animale debole e che la vita era concepita come una lotta tra animali .
Infatti nel 1600 c'erano tante leggi sembravano tutelare ma restavano inapplicate.Bastava che un bravo dopo aver compiuto una brutta azione si rifugiasse in un convento, palazzo nobiliare o che indossasse una certa divisa per non essere punito.
I giudici erano tutti legati ai nobili e non osavano andarli contro.
L'attività delle forze dell'ordine era vista con disprezzo perché loro non godevano dell'appoggio dei nobili ed erano costituite dai peggiori soggetti che opprimevano gli umili.
La società era classista, suddivisa in:nobiltà, clero, militari.Esse erano delle oligarchie ed ogni componente godeva dell'appoggio dei suoi compagni.
Don Abbondio da giovane aveva accettato l'invito dei suoi genitori a farsi sacerdote per collocarsi in una classe sociale forte (clero) e assicurarsi una stabilità economica e sociale.Il curato si era reso conto di essere come un vaso di terracotta costretto a viaggiare con vasi di ferro , ovvero come un debole costretto a vivere con i prepotenti.
La filosofia di vita di D.A. prevedeva il quieto vivere perciò egli non si schierava da alcuna parte e quando era costretto andava dal più potente dicendo all'altro che se fosse stato più forte si sarebbe schierato dalla sua parte.
Arrivato a 60 anni, era un giudice spietato nei confronti dei confratelli che prendevano le difese dei deboli ritenendo le loro posizioni profane e le loro imprese disperate.
Il curato camminando verso casa è in compagnia dei suoi pensieri e in questo monologo interiore esprime ciò che pensa riguardo:
Renzo è un uomo onesto e impulsivo.
Renzo e Lucia sono ragazzacci perché il prete legge la loro voglia di matrimonio come una forma di egoismo, mettendolo nei guai.
La sua casa si trova in fondo al borgo e quando giunge a destinazione ad aspettarlo c'è Perpetua.
Perpetua: serva,aveva più di 40 anni nubile, affezionata, fedele, abitudinaria, curiosa,pettegola, scaltra, astuta, sincera(non ha paura di dire quello che pensa),rappresenta la voce della coscienza di Don Abbondio.
Il padrone le racconta ciò che è accaduto e poi le ordina di fare silenzio mettendole il dito sulle labbra.
Il capitolo si conclude con una tecnica teatrale che si chiama dissolvenza,passando dalla luce al buio,dai suoni al silenzio (come quando al teatro si chiude il sipario).
Hai bisogno di aiuto in Riassunti Promessi Sposi?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email