Fabrizio Del Dongo
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Indice

  1. Introduzione
  2. Capitolo II
  3. Capitolo III
  4. Capitolo IV
  5. Capitolo V
  6. Capitolo VI
  7. Capitolo VII

Introduzione

Dal capitolo II al capito VII troviamo costantemente degli accenni più o meno velati alla carestia che sarà descritta, nelle sue conseguenze sociali più volente nel capito XII con l’assalto al forno delle grucce.

Capitolo II

Un primo accenno al tema, si ha all’inizio del capitolo II, quando lo scrittore si sofferma a descrivere la situazione di Renzo “E quantunque quell’annata fosse ancora più scarsa delle antecedenti, e già si cominciasse a provare una vera carestia, pure il nostro giovane, da quando aveva messo gli occhi addosso a Lucia, era diventato massaio (= economo)”.

Capitolo III

Un breve richiamo alla carestia si ha nel capitolo III, durante il colloquio tra fra’ Galdino, Agnese e Lucia. Il frate sta facendo il solito giro del paese per la questua delle noci che è scarsa. “Ma! Le annate vanno scarse, fra’ Galdino: e, quando s’ha a misurare il pane, non si può allargar la mano nel resto”. È Agnese che parla, ricorrendo ad un’espressione proverbiale, secondo le consuetudini del suo linguaggio.

Capitolo IV

All’inizio del capitolo IV, quando fra’ Cristoforo esce dal convento di Pescarenico per recarsi a casa di Renzo e Lucia, la descrizione del paesaggio e soprattutto degli esseri umani che lo animo dimostra ancor più le condizioni della povera gente. Le immagini diventano sempre più angosciose e piene di rassegnazione nei confronti della carestia che sta avanzando: ogni figura d’uomo contribuiva a rattristare lo sguardo ed il pensiero del frate nonostante l’atmosfera fosse serena e promettente. Lungo il cammino incontra mendicanti laceri ed emaciati che chiedono l’elemosina spinti dalla necessità. Alcuni contadini gettavano le sementi con parsimonia, altri zappano la terra con poco vigore, perché indeboliti dalla carenza di cibo. Significativa è anche l’immagine della ragazzina macilenta che porta al pascolo una giovane vacca magra e che ogni tanto si china per strappare un po’ d’erba da portare alla famiglia.

Capitolo V

Nel capitolo V, durante il banchetto nel palazzotto di Don Rodrigo che vede come commensali il conte Attilio, il podestà del paese e il dott. Azzecca-garbugli. Nel parlare della guerra di successione al ducato di Mantova, ad un certo punto il dott. Azzecca-garbugli elogia il vino e il cibo presente sulla tavola, precisando che nel palazzotto di don Rodrigo la carestia è bandita e la conversazione prendi quindi un’altra piega. Tutti i presenti concordano nell’affermare che la carestia non esiste e che si tratta di una conseguenza della speculazione da parte dei fornai e degli incettatori. Essi si trovano in disaccordo soltanto sui rimedi a cui ricorrere.

Capitolo VI

Nel capitolo VI, quando viene descritta la magra cena in casa di Tonio, l’allusione alla carestia si fa più esplicita. Nel paiolo sta cuocendo una scarsa quantità di polenta di grano saraceno e i bambini stanno aspettando con impazienza che il cibo sia scodellato. Lo scrittore precisa che “La mole della polenta era in ragion dell’annata, e non del numero della buona voglia de’ commensali”. Quando arriva Renzo per invitare Tonio all’osteria per poter parlare con calma di quella che sarà la notte degli imbrogli, la famiglia è ben contenta che quella sera ci sia una persona di meno a tavola, soprattutto se si tratta del capofamiglia che ha tanto appetito “…. E le donne, e anche i bimbi….. non videro mal volentieri che si sottraesse alla polenta un concorrente, e il più formidabile”.

Capitolo VII

Infine, arriviamo al capitolo VII, in cuoi è presente la scena dei contadini che stanno rientrando alle loro case dopo una dura giornata di lavoro. Dagli usci semi aperti si intravedono i fuochi del camino accesi per preparare le magre cene e per la strada, oltre a qualche saluto, si intendono fare alcune riflessioni sulla scarsità dei raccolti e di come l’annata sia misera.

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