Concetti Chiave
- Le due opere si differenziano per la qualità del narrare: "Fermo e Lucia" è discontinua e imperfetta, mentre "I Promessi Sposi" è fluente e con un moralismo più sottile.
- Le parti narrative e descrittive presentano un colore secentesco in "Fermo e Lucia", mentre in "I Promessi Sposi" il colore è più vivo e libero, creando un tempo ideale.
- Il moralista in "Fermo e Lucia" è ardito e severo, con un focus sulla denuncia di un'epoca barbara, mentre in "I Promessi Sposi" il moralismo è più integrato e vivificante.
- L'evoluzione di Manzoni si riflette nella sua scrittura, passando da una narrazione aspra e astratta a uno stile più vero e umano, con un occhio moralista più placato.
- La tonalità e il moralismo sono essenziali per comprendere le differenze tra le opere, con "Fermo e Lucia" che presenta un moralismo crudo e "I Promessi Sposi" un approccio più sottile e armonioso.
Differenze tra le due opere
La differenza tra gli Sposi promessi [= Fermo e Lucia] e i Promessi sposi, oltre che su una qualità del narrare, lì discontinua e imperfetta, qui unita, fluente e tutta retta da un fine, si fonda su una diversità tonale, sulla parte che vi ha il moralista, lì scopertissima, e che prende sempre più campo, e vi soverchia, qui disciolta come un lievito buono, viva e vivificante.
Tonalità e moralismo
Se poi si aggiungano, in quel primo libro, le parti polemiche, in forma, spesso, fin troppo cruda, si misurerà, nei termini esatti, la salita a quell’alta comprensione umana (ne splende il linguaggio), a quella pietosi propria dell’altro e più grande libro. O non interessa seguire il passaggio di questi due tempi, considerarli in sé, poi tradotti nell’opere diverse? Libera a ciascuno la scelta, secondo i gusti; ma capire distinguendo è un bel capire, anche in arte. Sono, insomma, due libri diversi che stanno a fronte: un romanzo-saggio e un romanzo (non dirò un semplice romanzo, che è invece quanto mai complesso, e con una sua costante traiettoria, tutta dimostrata, dal dato di fatto all’invenzione, quasi storia trasposta dell’inventare caratteristico del Manzoni).
Narrazione e descrizione
Qualcosa in comune, e qualcosa di più, hanno le parti narrative o descrittive, con un forte colore secentesco le une (un colore, anche, a posta cercato), e con un colore tanto più vivo quanto è più libero, l’altre, ma d’un tempo creato, d’un tempo ideale.
Le stesse parti storiche, dove là sono condotte con tranquillissimo agio, dimentico di tutto, fuor che di cercare e perseguire insaziabile; qui sono tutte partecipanti a un fine, che è di far romanzo, un romanzo d’armoniosa tempra, percorso, e direi percosso, da una luce sola (si pensi anche alle architetture che ne risultano: quella, quasi scompagino barocca, questa, salda e simmetrica).
Il moralista negli Sposi promessi
Torniamo al moralista, al moralista degli Sposi promessi, ardito, severo, irto. Che impressione strana, questa rigida figura, quest’osservatore indomito, che lascia mano libera a un narratore verista, minuto sovente fino alla spietatezza! Si pensò, sapete, a un’influenza del romanzo nero; e anche si pensò al gusto congiunto del romanzo popolare (un’esperienza dissociata e dissociante, e quasi tentazione d’una forza repressa?). Ma considerando quel gridare contro un’età barbara, corrotta ("d’una brutalità selvaggia" egli diceva), si potrebbe pensare ad altro. Era forse quell’occhio severo, quell’occhio punitore, a cercare e castigare il male, dov’era più fondo, nelle sue forme più crudeli (a riprova d’un giudizio). Ma sarà una spiegazione dettata dal sofisma. Quella polemica furiosa, certo, è scaturita da quel rigore; non così il descrivere e narrare, che piuttosto direi nato da una ricerca del nuovo a ogni costo.
Evoluzione dello scrittore
Condotto a termine quel descrivere e narrare, avvilita la mano che scrisse, Manzoni è sazio, è guarito; e riascolta la voce che prima tonava, ma che ora non è più quella: anch’essa guarita, anch’essa salva. A lavoro compiuto, dopo quell’esperienza acquisita del male, tanto più aspra quanto più astratta (e infine arida), dietro quel richiamo dei tempi, lo scrittore gusterà altro narrare, più vero e, perché più vero, umano: l’occhio del moralista si placherà. O non rivolgerà egli, cattolico in senso apertissimo, quell’alta passione a umane creature, per quel tanto che è in esse di possibilità al riscatto?.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali differenze tra "Fermo e Lucia" e "I Promessi Sposi"?
- Come si caratterizza il moralista negli "Sposi promessi"?
- Qual è il ruolo della narrazione e della descrizione nelle due opere?
- In che modo l'evoluzione dello scrittore Manzoni influisce sulla sua narrazione?
- Qual è l'importanza della polemica nel primo libro rispetto al secondo?
Le differenze risiedono nella qualità della narrazione, che in "Fermo e Lucia" è discontinua e imperfetta, mentre in "I Promessi Sposi" è fluente e guidata da un fine preciso. Inoltre, c'è una diversità tonale, con un moralismo più evidente nel primo libro e una narrazione più armoniosa nel secondo.
Il moralista negli "Sposi promessi" è descritto come ardito e severo, un osservatore indomito che si oppone a un narratore verista. La sua figura è complessa, cercando di castigare il male e criticando un'epoca barbara e corrotta, ma la sua presenza non influisce sulla narrazione, che è invece guidata da una ricerca di novità.
Nelle due opere, le parti narrative e descrittive presentano colori diversi: "Fermo e Lucia" ha un forte colore secentesco, mentre "I Promessi Sposi" offre un colore più vivo e libero, contribuendo a un romanzo armonioso e ben strutturato, con un fine preciso.
Manzoni, dopo aver completato la sua narrazione, si sente sazio e guarito, e inizia a esplorare un modo di narrare più vero e umano. La sua esperienza con il male lo porta a un occhio del moralista più placato, orientato verso la possibilità di riscatto delle creature umane.
La polemica nel primo libro è espressa in modo crudo e riflette un giudizio severo sull'epoca, mentre nel secondo libro, la narrazione si concentra su una comprensione più profonda e umana, evidenziando un'evoluzione nel modo di affrontare i temi trattati.