Il più grande uomo scimmia del Pleistocene


“Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, scritto dallo scrittore inglese Roy Lewis è ambientato nel periodo storico del Pleistocene, in Africa, probabilmente nella zona dell'Uganda. Il racconto è narrato in prima persona da Ernest, uno dei figli di Edwards . Edwards rappresenta uno dei personaggi principali del racconto, e all'interno di esso, svolge il ruolo di capo famiglia di un gruppo di uomini scimmia, probabilmente homini sapiens. Sotto il consiglio e la guida di Edwards, le loro condizioni di vita migliorano nel corso del tempo: egli, infatti, li incoraggia a scendere dagli alberi, incoraggia le madri dei piccoli mammiferi nel far assumere loro una posizione eretta in modo che la loro specie, anzichè evolversi nel corso del tempo, non subisca una drastica regressione ; inventa nuove ed efficienti armi e trappole per la caccia. Inoltre, sempre grazie al capo, vengono fatte nuove e fondamentali scoperte, come ad esempio quella del fuoco e dei vantaggi che da esso si riesce a trarre. Si assume consapevolezza, infatti, che grazie ad esso è possibile la cottura del cibo, difendersi dagli animali feroci, soprattutto dai leoni, e perfezionare le punte delle loro lance. In più, poiché era loro consuetudine procreare accoppiandosi fra di loro, cioè fra membri della stessa famiglia, sprona i suoi figli e quelli della sua tribù ad unirsi con donne di un' altra orda, e quindi a praticare l'esogamia, in modo da favorire un rimescolamento di geni. Si cimentano nelle prime pitture rupestri e nei tentativi di addomesticare gli animali. William, ad esempio, il minore dei fratelli di Ernest, tenta di addomesticare un cane affinchè potesse aiutarlo a fiutare gli odori durante la caccia, ma anche tenergli compagnia, ma il tentativo fallisce perchè la bestiola scappa dalla sua dimora, cioè dalla caverna.
A un certo punto della vicenda, a causa di un piccolo fuoco lasciato incustodito, si propagano le fiamme e scoppia un devastante incendio che brucia, come un battito di ciglia, la maggior parte della foresta. Perciò,i protagonisti sono costretti a migrare alla ricerca di una nuova accogliente dimora. Nel luogo dove si stabiliscono, devono convivere con un altro gruppo di uomini scimmia. Edwards è convinto che le sue scoperte vadano condivise con gli altri gruppi di uomini-scimmia al fine di favorire il progresso. La famiglia, e soprattutto Ernest, però, è contraria perchè ritengono non sia conveniente mettere a conoscenza degli altri le loro innovative scoperte, poichè vorrebbero trarre profitto solo essi del progresso conquistato e mostrare così ai loro simili la loro superiorità. Edwards, però, nonostante faccia credere di aver accettato, e di conseguenza di essersi adeguato alla restrizione imposta dai membri della sua famiglia, insegna ai suoi vicini molte delle innovazioni tecniche che ha imparato. E così, quando egli inventa l’arco e vorrebbe diffondere questa nuova arma, Ernest e suo fratello maggiore Oswald, temendo per la loro orda, decidono di eliminarlo scagliandogli contro una freccia lanciata da questo stesso armamento. Nonostante ciò, però, continueranno in seguito a lodarlo e ricordarlo per le sue scoperte fra i componenti della sua cerchia.
Il mio giudizio personale su questo libro è molto positivo perché sono stata catturata dall'originalità dell'argomento trattato che spazia in un contesto in cui pochi scrittori si sono avventurati.
Infatti, Il più grande uomo scimmia del pleistocene è un romanzo che, introduce con grande simpatia nella preistoria, grazie alla battute ironiche che si possono riscontrare durante la lettura. Esso, che risulta essere di facile lettura grazie allo stile semplice utilizzato dallo scrittore, coinvolge il lettore proiettandolo in una realtà piacevole e avvincente e aiutandolo a comprendere quali ostacoli il progredire e l’evolversi abbiano incontrato e quante incomprensioni si sono riscontrate durante il progresso.
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