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Il protagonista è Vitangelo Moscarda, denominato dagli amici e dalla moglie Dida “Gengé”. Vive una vita agiata e tranquilla che ben presto verrà sconvolta da ciò che potremmo considerare un nonnulla: la moglie fa notare a Vitangelo che il naso gli pende leggermente verso destra, un difetto del quale il protagonista non si era mai accorto.
Da quest’episodio parte la ricerca interiore di Vitangelo che si accorge di essere per gli altri come in realtà non è. In sé stesso vivono centomila estranei, in base alle immagini che amici, familiari e la stessa società si sono costruiti di lui. Il protagonista vuole dunque ricercare la sua vera identità, distruggendo tutte quelle fittizie in cui non si riconosce.
Questo romanzo mi ha fatto riflettere su molte tematiche, quali: l’identità, la relatività e la disgregazione dell’io.
Noi conosciamo il nostro essere –esteriore ed interiore- in un certo modo (o supponiamo di conoscerlo) e in esso ci riconosciamo. Ma come ci vedono le altre persone? Loro costruiscono nella loro mente centomila immagini della nostra persona, che cambierà in base all’esperienza, al passato, alla società della persona che ci giudica. Per questo non sempre è possibile vederci come gli altri ci vedono, così come le altre persone non possono vedersi e conoscerci come noi le vediamo e le conosciamo.

In noi che abbiamo un singolo corpo convivono dunque centomila esseri in cui noi spesso non ci riconosciamo. Ma chi siamo noi veramente? Siamo come gli altri ci vedono, come noi crediamo di essere o in realtà non siamo nessuno di fronte al continuo flusso dell’esistenza?
Molti potrebbero affermare di disinteressarsi all’immagine che gli altri gli attribuiscono e che loro “possiedono la loro coscienza e ciò gli basta”, ovvero si conoscono in un certo modo e si disinteressano di come gli altri potrebbero giudicarli. Ma perché dovremmo farci attribuire identità che non ci appartengono?
Vitangelo compie delle azioni per cercare di distruggere tutti quegli estranei nati dalla società e per ricercare la sua vera identità.
Riuscirà a trovare –almeno in parte- la pace interiore nella completa abnegazione di se stesso: diventando cioè “nessuno”. In questo il protagonista rinuncia ai suoi averi, al suo nome e si abbandona al flusso della vita, vive non vivendo.

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