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recensione de Tre uomini in barca

Tre Uomini in Barca è un romanzo scritto nel 1889 da Jerome K. Jerome. L’autore racconta la storia di tre amici, Jerome, Karris e George, con il cane Montmorency, caratterizzato da un comportamento quasi umano.
Il romanzo si apre con un dialogo dei tre uomini riuniti in una casa che commentano il loro stato di salute. A fine conversazione gli amici si rendono conto di necessitare un po’ di riposo e decidono, dunque, di risalire il Tamigi in barca e di trascorrere la notte in una tenda. Successivamente, quindi, i tre si cimentano nella preparazione per il viaggio e nella progettazione. Già in questa prima fase dell’avventura è evidente l’ironia dell’autore, che descrive i preparativi come fossero quelli di una grandiosa spedizione.
Successivamente inizia il viaggio dei protagonisti, costellato da imprevisti e comici colpi di scena che mirano all’umorismo del lettore. L’autore, durante la narrazione del viaggio, si concentra anche sulla psicologia e sul comportamento dei personaggi, accentuando il loro lato comico. Inoltre, il viaggio è arricchito da riferimenti, ricordi e digressioni esilaranti raccontati dai protagonisti, insieme alle riflessioni sui piaceri e i dolori della vita in barca.

Alla fine del viaggio, sotto un temporale, malinconici si fermano a mangiare in un ristorante, rinunciando ai propositi e felici di non essere più in barca sul Tamigi.
L’abilità di Jerome K. Jerome sta nel narrare le varie vicissitudini come scene di per sé normali, estratte dalla vita quotidiana, ma con occhio comico, portandole volutamente all’esasperazione.

A cura di Camilla

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