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"Tanto tu torni sempre - Ines Figini, la vita oltre il Lager" - Riassunto


Autore: Giovanna Caldara, Mauro Colombo
Titolo: Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il Lager
Genere: narrativa
Anno: 2012

In questo libro i due autori raccolgono la testimonianza di Ines Figini, una comasca sopravvissuta al Lager di Auschwitz. Il titolo fa riferimento a una frase che la mamma di Ines le diceva spesso da piccola quando si allontanava da casa per gironzolare nelle vie di Como. “Tanto tu torni sempre”, sono proprio queste parole che hanno dato la forza e il coraggio a Ines per resistere alle difficoltà nel Lager, determinata a ritornare da sua madre e dalla sua famiglia.
Era il 14 marzo del ’44 quando Ines fu deportata. Ai tempi Ines, appena ventiduenne, lavorava in una tintoria di Como. Accadde proprio in quello stesso luogo l’episodio che, durante uno sciopero, portò Ines a partire per il Lager. Nella Como di quel periodo, dal clima teso, si iniziarono a organizzare i primi scioperi nelle aziende del territorio, tra cui anche la Comense. Durante uno sciopero arrivò la polizia fascista che accusò alcuni colleghi di Ines di essere stati gli artefici della manifestazione: sarebbero stati mandati in Germania a lavorare. Fu qui che Ines si ribellò contro le autorità pensando fosse ingiusto che venissero punite solo alcune persone, quando in realtà tutti i dipendenti avevano partecipato allo sciopero. Durante la notte due fascisti si recano a casa di Ines per condurla in questura insieme ad altri lavoratori della Comense. Da qui inizia il viaggio di Ines da deportata. Verrà mandata a lavorare nei Lager di Mauthausen, Auschwitz e Ravensbrück, dove sarà costretta a vivere in condizioni pietose, per poi finire in un ospedale militare e, in seguito, tornerà a Como. Il libro si chiude con la Ines di oggi, recente, che porta la sua testimonianza a conoscenza delle nuove generazioni nelle scuole.

I personaggi descritti sono molti e hanno ruoli di maggiore o minore importanza nella vicenda. La famiglia di Ines è presente nella prima parte del racconto, che riguarda la vita di Ines dall’infanzia fino a prima della deportazione. Nel corso della deportazione personaggi come Ada Borgomaniero, sua cara amica anche dopo il ritorno a casa, e Celestina Tagliabue, colleghe di Ines che iniziarono questo “viaggio” insieme a lei, come anche alcuni colleghi uomini da cui poi verranno separate. All’interno del Lager troverà anche altre italiane. Tra tutti, un personaggio che mi ha colpito e che possiamo considerare come “aiutante” è la guardia delle SS con cui Ines si lamentò dell’avarizia delle deportate polacche, che in seguito la aiuterà dandole più razioni di cibo. Importante è anche il dottore che curò Ines nell’ospedale militare, ultima sua tappa di questo tragico viaggio.

Ines è una persona coraggiosa e determinata, che ha fin da subito dimostrato di avere un carattere forte. Lo possiamo intuire fin dall’inizio dal suo racconto, quando la sua triste avventura da deportata ha inizio. La permanenza nel Lager, pur essendo stata difficile, non ha rubato ad Ines la sua identità e la sua voglia di tornare alla vita di tutti i giorni. È riuscita a sopravvivere, quindi, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente al terrore del Lager. È riuscita anche a perdonare coloro che le hanno fatto del male, che hanno rovinato e spezzato la vita a milioni di altre persone, deportare e costrette a una vita disumana senza avere alcuna colpa, come Ines stessa. La sua forza è anche ciò che le ha permesso, dopo anni, di ritornare in quel luogo mostruoso in cui era reclusa, quasi ogni anno, in modo da far ricordare a tutti ciò che è successo.
Il racconto è di facile comprensione, con un linguaggio semplice e mirato che rappresenta il periodo in cui è stato scritto. L’intera storia è la testimonianza di Ines, riscritta poi dagli autori e integrata da parti che aiutano il lettore a comprendere al meglio il contesto degli avvenimenti storici narrati.

Personalmente ho sempre apprezzato questo tipo di racconto, derivante dalle testimonianze dirette di chi ha vissuto le situazioni narrate, perché sono storie vere in cui è più facile immaginare nella propria testa i fatti avvenuti, essendo questi descritti in modo dettagliato e accompagnati dalle vere emozioni provate dal protagonista. Nonostante i fatti narrati risalgano a un periodo storico in cui l’uomo ha altamente dimostrato di quanta crudeltà egli sia capace verso i suoi simili, trovo che la testimonianza di Ines sia una gran prova di coraggio, di una persona che nonostante tutto quello che ha dovuto passare è riuscita a perdonare anche chi le ha provocato sofferenza. Questo periodo storico e in generale le storie dei deportati sopravvissuti ai Lager mi hanno da sempre affascinato e incuriosito, pur trattandosi di vicende e situazioni disumane e piene di orrore, perché fanno comunque pensare alla forza e alla voglia di vita di chi, come Ines, è riuscito a sopravvivere a queste atrocità ed è andato avanti, portando la sua esperienza a conoscenza di tutti.

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