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Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle


Nel romanzo Uno studio in rosso troviamo una descrizione di un celebre investigatore, che fa qui la sua comparsa per la prima volta. Un personaggio-mito, visto attraverso gli occhi del suo coinquilino, sta qui muovendo i primi passi, ma presto conquisterà lettori di tutto il mondo. Uno studio in rosso inaugura infatti la serie dedicata a Sherlock Holmes e una presentazione è dunque necessaria.
L’inglese Arthur Conan Doyle (con una formazione da medico e da intellettuale positivista) ha creato un personaggio apparentemente poco interessato alle scienze umane, imbevuto di razionalismo scientifico, padrone soprattutto di quelle materie che hanno a che fare con la sua professione: chimica, diritto, anatomia, botanica, geologia. Negli stessi anni molti scrittori francesi e italiani tentavano di applicare i principi dell’osservazione scientifica alla tecnica narrativa.
Presto popolarissimo nel mondo anglosassone, il detective Sherlock Holmes sarà protagonista di una sessantina fra romanzi e racconti, oltre che di molte imitazioni e di centinaia di versioni teatrali, radiofoniche, televisive e cinematografiche.
Molti lo cedettero veramente esistente e si guadagnò rapidamente la venerazione del pubblico. La criminologia, infatti, appassiona le masse, rappresenta l’incontro fra l’antico tema dell’oscura lotta contro il male che si annida intorno a noi e le rassicuranti e prodigiose tecniche moderne. Nel corso dell’Ottocento il romanzo poliziesco diventa così una delle forme più diffuse di letteratura d’evasione.
Per conoscere davvero Sherlock Holmes occorre seguirlo nel corso delle sue indagini e ascoltarne, insieme alla sua “spalla” Watson, i celebri, brillanti ragionamenti che lo portano a trarre una conclusione da una o più premesse.
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