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Mary Shelley – Frankenstein: Recensione
Frankenstein è un romanzo scritto da Mary Shelley, la figlia del filosofo William Godwin. Il romanzo nasce inizialmente come un gioco, quando Lord Byron, sul lago di Ginevra, propone a Mary di scrivere un racconto dell’orrore. Così Mary, ispirandosi al mito di Prometeo, scrive Frankenstein.
Il romanzo inizia in uno scenario freddo e desolato: il capitano Walton, a bordo della sua nave, è in viaggio d’esplorazione tra i ghiacci perenni del nord. Ad un certo punto scorge in mare un uomo, e lo fa salire sulla nave. Egli all'inizio sta male, ma poi si riprende e dice di chiamarsi Vittorio Frankenstein. Poi dice di essere all'inseguimento di un uomo, e il capitano conferma di averlo visto passare prima di accogliere il naufrago. Allora Frankenstein decide di raccontare al capitano le sue sciagure, dicendogli di essere stato sfortunatissimo nella vita.
Frankenstein nacque a Ginevra in una famiglia benestante, composta da lui, la madre, il padre, i fratelli e la cugina Elisabetta. A diciassette anni, dopo la morte dell’amata madre, partì per l’università di Ingolstad, per studiare filosofia naturale. Qui conosce il professor Krempe e il professor Waldman, il quale attira su di sé tutta la stima e l’amicizia dello studente. Col passare del tempo Frankenstein frequenta le lezioni di chimica, e diventa così bravo che ormai le lezioni dei professori gli sono inutili. Allora decide di tornare a casa, ma prima intraprende uno studio sull'anatomia, in particolare sulla vita, e dopo giorni di lavoro riesce a scoprire come infondere la vita ad un corpo morto. Così comincia, assemblando pezzi di cadaveri, a creare il corpo nel quale infondere la vita. Mesi e mesi di lavoro continuato passano prima di vedere il risultato: un mostro, di dimensioni superiori a quelle umane, e dalla pelle giallastra. Vittorio si rende conto della sua azione e scappa terrorizzato. Arriva davanti ad una locanda, e lì vede una diligenza fermarsi, e da questa scendere il suo migliore amico, Enrico Clerval. I due si abbracciano calorosamente e si dirigono verso la pensione di Frankenstein. Prima di entrare lo scienziato si ricorda del mostro, e quindi entra prima per vedere se c’è ancora, ma niente. Allora fa entrare Clerval e, mentre parlano, Vittorio in preda alla tensione sviene, e cade in preda ad una febbre per diversi mesi. Per tutto questo tempo lo assiste l’amico Clerval, finché non si rimette. Allora fissano il ritorno a Ginevra per l’autunno, ma a causa di problemi stradali la partenza viene rimandata a primavera. Tuttavia Frankenstein trascorre allegramente l’inverno in compagnia del suo amico. A maggio decide di tornare subito in patria a causa della notizia dell’omicidio del fratello. Quando arriva ad un villaggio vicino Ginevra, scorge durante una tempesta il mostro di sua creazione, ed intuisce sia lui l’assassino del fratello. All'alba si dirige in città dove trova la sua famiglia, che gli comunica che l’assassino di Guglielmo – il fratello di Vittorio – è Giustina Moritz, un’amica di famiglia. Frankenstein, come i suoi cari, non crede a questa storia, ma i giudici ritengono la donna colpevole e la condannano a morte. Frankenstein cade in depressione e la famiglia lo porta in montagna per fargli dimenticare i suoi problemi, ma lì incontra il mostro di sua creazione, che gli racconta la sua storia: ha cercato sempre di aiutare la gente e di manifestare il suo amore verso il popolo umano, ma è stato sempre respinto per la deformità del suo aspetto fisico. Così, lentamente, il suo amore si è tramutato in odio. Dopo aver raccontato la sua triste storia, propone a Vittorio di creare un altro mostro, in modo che possa avere una persona che lo ama. Poi promette di fuggire in Sud America ad opera compiuta. Frankenstein accetta, e si reca con l’amico Clerval in Inghilterra. Dopo essere stati per un po’ insieme, Frankenstein si separa dall'amico per qualche mese, in modo da effettuare l’operazione. Così comincia l’opera ma, quando ormai è a buon punto, la distrugge davanti agli occhi del mostro che lo stava osservando. Egli si reca dal suo creatore furioso, minacciandolo di uccidere tutti i suoi cari. Dopo pochi giorni si Frankenstein si reca in un villaggio vicino, dove viene arrestato per omicidio, ma poi viene rilasciato. Il cadavere in questione era di Enrico Clerval. Lo shock dell’amico morto fa venire a Vittorio una forte febbre, ed il padre da Ginevra parte per vedere le sue condizioni. La notizia dell’arrivo del padre velocizza la guarigione di Vittorio che si riprende e ritorna a casa con il padre. Lì Vittorio prepara il suo matrimonio con la cugina Elisabetta. Dopo la cerimonia passano la notte ad Evian, e lì il mostro entra di nascosto ed uccide Elisabetta. Allora Frankenstein, accecato dalla vendetta, comincia ad inseguire il mostro, fino ad arrivare stanchissimo all'oceano e a trovare la nave del capitano Walton.

Vittorio, sulla nave, è preso da una febbre improvvisa e muore dopo pochi giorni. Il capitano Walton si reca nella camera dello scienziato e vede il mostro piangere sulle spoglie del suo creatore. Il demone, sopraffatto dal rimorso, annuncia il suo suicidio come termine della sua opera di distruzione e poi fugge.
Questo libro mi è piaciuto molto perché racchiude una storia a tratti terrificante, a tratti commovente e riflessiva. Mi è piaciuto inoltre per l’abilità dell’autrice nello scrivere in modo da cambiare l’opinione del lettore: inizialmente il mostro di Frankenstein suscita compassione per la storia che racconta, ma poi suscita odio nell'attuazione della sua vendetta.

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