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Recensione La solitudine dei numeri primi riassunto

Il romanzo “la solitudine dei numeri primi” è stato scritto da Paolo Giordano, scrittore nato a Torino nel 1982. Ambientato tra la fine del Novecento e i primi anni del nuovo millennio nella commerciale Torino, immersa nella rivoluzione informatica e negli sviluppi abitudinari della gente offre un fedele ritratto dell’aspra società moderna. Diventato famoso grazie all‘omonimo film girato nel 2010, dal 2008 è studiato e apprezzato dai lettori, ormai non solo italiani. Alice Della Rocca e Mattia Balossino sono i protagonisti del romanzo; entrambi vittime di traumi da ragazzini, che li segneranno per il resto della vita, trascorrono una vita quasi anonima durante la gioventù e entreranno del mondo del lavoro, la prima come fotografa e l’altro come matematico. Poco apprezzati e compresi dalle rispettive famiglie perdono con gli anni i pochi amici che frequentavano e smarriscono quella poca capacità di relazionarsi avuta da ragazzini.

La vicenda inizia narrando il trauma subito da Alice e quello subito da Mattia. La prima, all’età di dieci anni, si ritrovava ogni giorno a partecipare a quelle che lei definiva noiose lezioni di sci; una mattina di gennaio dovette farsela a dosso perché a duemila metri d’altezza non vi erano bagni: così nel tentativo inutile di sciare in scomode posizioni cadde e si ruppe una gamba spettando soccorsi per giorni. Mattia lo patì durante le elementari; aveva una gemella ritardata Michela a cui attribuiva la causa dei suoi problemi: se ne vergognava e un giorno, andando a l’unica festa dove era stato invitato, la abbandonò al parco senza più ritrovarla. Passarono gli anni e i due si incontrarono al secondo anno di superiori. Lui e il suo compagno di banco Denis se ne stavano in disparte poiché egli soffriva di autolesionismo e i compagni li consideravano psicopatici; Alice appena unitosi al gruppo di ragazze più belle e smorfiose della scuola, formato da Viola Bai, Federica Mazzoldi, Giada Savarino e Giulia Mirandi, lo notò tra tutti vedendo in lui qualcosa di speciale. Trascorsero molto tempo insieme, non instaurando però un rapporto amichevole fino alla fine del liceo. Arrivato questo traguardo ella aveva chiuso i rapporti con le sue ex amiche e lui si sentiva con Denis solo per telefono, entrambi sperando di rivedersi prima o poi. Mattia si laureò in matematica mentre Alice diventò fotografa: durante l’università si scontreranno poche volte e Alice conosce, nell’ospedale dove si ricoverò la madre, Fabio Morelli,un giovane medico. Dopo aver quindi conseguito la laurea a Mattia viene offerto la cattedra di professore nel nord Europa, cosa che gli fa intraprende una dura lotta con se stesso. Alla fine, nonostante un bacio scambiatosi con l’amica, il neoprofessore parte, vivendo una vita semplice e sentendosi raramente con i genitori. Ebbe un grande successo e conosce un gruppo di colleghi italiani che gli faranno conoscere il paese. Alberto, il capo della comitiva, gli fa conoscere una ragazza, anch’ella italiana, durante una festa organizzata in onore di un’importante scoperta in campo algebrico. Si chiamava Nadia e fu l’unica donna con la quale ebbe momenti d’intimità. Intanto Alice si sposa con Fabio, il quale desiderava ardentemente un figlio. Resa sterile dall’anoressia ella confessa tutto al marito che la lascia, facendola cadere in depressione. Tutto si conclude con Alice che crede di aver ritrovato la gemella di Mattia Michela e lo chiama nella speranza che sia lei: nonostante l’importanza della notizia quasi certamente esatta i due non riescono comunicare e ripartono ognuno per la propria strada senza che il loro rapporto abbia avuto sviluppi.
Questo libro presenta innumerevoli caratteristiche dal punto di vista strutturale. Giordano infatti non fa mai riferimento preciso ad un luogo, per esempio non parla del paese straniero dove svolge la propria carriera universitaria Mattia. Mantiene così vivo l’interesse del lettore che deve estrapolare il luogo attraverso il testo. Il discorso è simile ma diverso per il tempo: non fa difatti riferimento a date precise se non in quattro capitoli dove sono presenti altrettante date, le più significative che portano a cambiamenti incisivi nel testo. Inoltre sono presenti in ordine cronologico. I personaggi principali, Alice e Mattia sono sicuramente frutto di una fantasiosa ente e rappresentano gli stereotipi dei ragazzi e ragazze moderni. Lei soffre di un grave disturbo alimentare, lui è una persona timida, insicura e intelligente particolarmente tendente all’autolesionismo. Due personalità chiuse , che non vogliono aprirsi al mondo e agli altri esseri umani, incapaci di comunicare alla persona loro più vicina, come un genitore, i pensieri e i sentimenti che gli appartengono. Due storie difficili, accumunati da un’infanzia complicata che influenzerà il loro comportamento fino alla maturità,con gli amici, con la famiglia, sul lavoro. Alice e Mattia portano dentro e fuori i segni di un passato terribile; per di più con la consapevolezza di essere considerati diversi, cosa che aumenta le loro difficoltà di interfacciarsi col mondo reale. Il passato segna il presente ed il futuro portando entrambi verso l’isolamento umano. Sono individuati dall’autore con due numeri primi gemelli, viaggianti sullo stesso binario ma che non si uniranno mai ostacolati da qualcosa più grande di loro, di insuperabile. Mattia è sicuramente un personaggio più interessante rispetto a Alice, sebbene anche’ella lo sia. Lui, come lei, cerca di riflettere sulla propria vita, evitando di scoprire questa riflessione e tenendola nascosta in sé. Non riescono ad essere protagonisti delle proprie azioni, ma solo a subirne le conseguenze, senza riuscire a reagire veramente. Sembra che ronzino intorno alla soluzione dei loro problemi senza desiderarla davvero. Così l’imbarazzo e la timidezza diventano padroni ella loro mente. Alice diventa invisibile mentre Mattia si autopunisce per la scomparsa della sorella. Lontani, vicini e di nuovo lontani, nel cammino della vita si scontrano più volte ma mai realmente. Si attraggono e si respingono, come due calamite uguali.
Lo stile e la scrittura del libro sono comprensibili e immediati, soprattutto nei primi capitoli. Paolo Giordano descrive la parabola di queste due esistenze attraverso sempre più “importanti”. Il tono del romanzo cresce, la sintassi e la complessità delle frasi si evolvono e stimolano nel lettore la comprensione di significati via via più grandi. Le descrizioni quasi elementari dei primi capitoli lasciano il posto ad una profondità di pensiero imprevedibile e inaspettata. Il linguaggio della scrittore è forte e incisivo in alcuni passaggi e descrizioni. Il linguaggio diretto e indiretto sono presenti in un costante equilibrio, e la loro alternanza aiuta a sottolineare i momenti più rilevanti della storia. Proprio attraverso queste tecniche l’autore riesce a dare l’illusione che qualcosa stia per accadere, che infine non accade mai. Egli, in questa vicenda, riesce inoltre a rimanere esterno ai fatti, come anche la focalizzazione e il punto di vista che esprime nel testo. Fra le righe egli non rivela mai le sue opinioni esplicitamente, tanto meno attraverso i personaggi. Egli descrive infatti la società con più realismo che può. Affronta temi come l’anoressia e l’autolesionismo, propri dei protagonisti, ma anche del bullismo, della droga e dell’emarginazione sociale. Questi sono temi di attualità grazie ai quali si possono individuare stereotipi, riscontrabili nel testo.
Concludo dicendo che ho trovato il libro alquanto interessante e affascinante, in quanto l’autore ha spesso sollecitato la mia attenzione mantenendola attenta. Porta la curiosità a livelli abbastanza alta da farla protagonista della mente del lettore. Può sembrare privo di lieti fine ma io ho trovato una specie di pausa quando Alice e Mattia si separano, come se fosse stato sempre il loro scopo. Geniale inoltre l’idea dei i numeri primi gemelli ai quali Giordano li associa.

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