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recensione de Con gli occhi di un bambino di Razgon

Con gli occhi di un bambino di Lev Razgon


In questo romanzo dal titolo Con gli occhi di un bambino, l'autore Lev Razgon prende come riferimento un quaderno scritto in un campo di concentramento a partire dagli anni Cinquanta, quando il dittatore sovietico Josip Stalin non era ancora morto. Egli descrive il periodo della sua infanzia e quello dell'adolescenza passato nel mestecko che si trova nel piccolo paese di Gorky in Bielorussia. In questa reminiscenza di eventi, Razgon immagina di indirizzarsi a sua figlia di cui non ha più notizie a partire dal periodo delle purghe staliniane e della guerra, immaginando che magari in un futuro lei possa leggere quanto scritto nel quaderno, nella speranza di poter conoscere suo padre.

Si immagina che il quaderno sia stato perduto, per poi essere successivamente ritrovato in modo del tutto casuale; questo grosso quaderno memoriale descrive degli eventi storici ben noti dell'età contemporanea. Nel romanzo vi sono molti riferimenti ad Israele, Mosca e all'Europa contemporanea e sono presenti anche molti elementi tipici della tradizione ebraica. Con gli occhi di un bambino descrive anche le feste ebraiche, la serenità dell'ambiente familiare, ecc... Il clima sereno sarebbe stato presto stravolto però dalla Rivoluzione, dalla guerra civile e dall'instaurazione del regime sovietico a cui i maschi appartenenti alla famiglia di cui si parla nel romanzo hanno aderito. Presto altri avvenimenti avrebbero sconvolto il Paese: la guerra, la strage perpetrata da Stalin al potere in Unione Sovietica, ecc... Inoltre viene descritto come la famiglia sarebbe stata distrutta da eventi molto gravi, come l'internamento nei lager e gli esili.

Nel romanzo Lev Razgon cerca di passare in rassegna tutti gli eventi narrati in maniera distaccata e pacata.

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