GioviG. di GioviG.
Ominide 124 punti
Non ti muovere
"Non ti muovere" è il titolo di un romanzo della scrittrice nata a Dublino ed ora romana di adozione, Margaret Mazzantini, compagna del celebre attore e regista Sergio Castellitto.
In una giornata di pioggia, con l'asfalto reso viscido dall'acqua e dagli escrementi degli uccelli, una ragazza in motorino viene gettata a terra da un'automobile e riporta la frattura del cranio. Immediatamente viene ricoverata nell'ospedale dove suo padre, Timoteo, esercita la professione di chirurgo. È Ada, una infermiera che Timoteo prima del matrimonio aveva corteggiato per un certo periodo, a capire chi fosse quella ragazza ed è sempre lei che si occupa di informare il padre, in quel momento impegnato in sala operatoria. Timoteo, sotto la pioggia, raggiunge il reparto di rianimazione, dove si trova Angela, la figlia. Inizialmente stenta a credere che possa essere successo proprio alla sua piccola bambina, appena quindicenne. È Alfredo, un amico di Timoteo, tornato in ospedale sebbene avesse terminato il turno, ad occuparsi di lei, optando per un intervento, in modo da verificare il reale stato di Angela e che il cervello non avesse subito danni in seguito al trauma cranico. Timoteo decide di non assistere Alfredo durante l'intervento. Lui ha infatti un altro compito, ben più doloroso: avvertire sua moglie, la madre di Angela. Elsa era partita quella mattina per intervistare un ministro a Londra. Timoteo avverte la sua segretaria, che si accorda con l''aeroporto di Heathrow. Il personale avrebbe raggiunto Elsa; la donna, poi, sarebbe stata condotta in una saletta privata dove il marito l'avrebbe contattata via telefono per darle la terribile notizia, prima di ripartire per l'Italia. Timoteo si siede in una sala d'aspetto in cui era sempre passato solo di sfuggita su un divanetto in similpelle, di fronte a due sedie di plastica vuote. Qui comincia a riflettere sul suo rapporto con Angela e su quello di quest'ultima con sua madre. Timoteo capisce di essere quasi un estraneo nel legame saldo, anche se a volte iroso, tra madre e figlia. L'uomo guarda la sedia vuota di fronte a sé sperando di vedere apparire non il corpo ma la pietà di una donna. Questa donna è passata nella sua vita quando Angela non esisteva ancora ma ha lasciato una traccia incancellabile. L'aveva incontrata i primi di luglio di sedici anni prima. Era un venerdì e lui stava per raggiungere Elsa nella casa che avevano affittato al mare. La macchina si era fermata improvvisamente in un quartiere di periferia, arso dal sole cocente di quei giorni, pieno di alti palazzi e capannoni industriali. Entrò in un bar e chiese di un meccanico. Una donna rispose che il meccanico c'era ma non era sicura che fosse aperto. I loro occhi si erano incontrati e Timoteo aveva subito notato la fronte alta, i capelli tinti che ricadevano tristemente sul volto e gli occhi rattristati dal trucco troppo marcato. Il giovane barista gli aveva dato indicazioni ma Timoteo si perse, riuscendo solo a girare intorno ad un palazzo. Tornato nel bar, la donna si offrì di accompagnarlo, visto che tanto doveva passarci davanti. Timoteo la seguì e la osservò con attenzione: aveva una maglietta viola, una gonna corta verde, ai piedi un paio di sandali di fettucce variopinte a tacco alto; dalla spalla pendeva una borsa patchwork che le arrivava fino al ginocchio. Giunsero all'officina, che però avrebbe riaperto solo dopo due ore. La mente di Timoteo si volse subito ad Elsa: doveva avvisarla e aveva bisogno di un telefono. La donna, dopo avergli assicurato che non avrebbe trovato facilmente un telefono funzionante, lo invitò ad utilizzare quello di casa sua. Lei probabilmente si era fidata di quell'uomo dall'aria così seria, ma lui cominciava ad avere qualche dubbio. Perché quella donna era stata così pronta nell'offrirsi di accompagnarlo, ad invitarlo nella sua casa? I dubbi di Timoteo iniziarono a crescere quando furono costretti a passare in un dedalo di cortili, scale e vicoli per raggiungere la casa. Questa era un villino quasi diroccato, sotto i piloni del viadotto, il cui interno era semplice ma dignitoso. Timoteo trovò il telefono in camera da letto, compose il numero di Elsa ma non ottenne alcuna risposta. La donna gli offrì un caffè. Lui si sedette sul divano, da dove cominciò ad osservare ciò che era intorno a lui, in quello squallore ben confezionato, accudito, onorevole. La donna si sedette accanto a lui, anche se leggermente discosta, ed egli notò le unghie corte e smangiucchiate, la pelle attorno arrossata e gonfia. Si accorse anche di Crevalcore, il piccolo cane cieco. Quando la donna si alzò, Timoteo notò le sue natiche magre come quelle di un uomo e la schiena stretta e curva. Uscì, tornò nel bar e ordinò una vodka, poi subito un'altra. Dopo aver lasciato la macchina in officina e gironzolato un po', annebbiato dal caldo e dall'alcool, tornò dalla donna. Accettò l'invito ad utilizzare di nuovo il telefono ma non compose il numero. Raggiunse la donna e la violentò, lasciandola sul pavimento prima di andarsene. Arrivò fino alla macchina, già pronta, mise in moto e partì per ritornare alla sua vita irreprensibile. Uno dei giorni successivi al loro primo incontro, Timoteo tornò dalla donna, le lasciò dei soldi, rendendosi conto che non era assolutamente in collera con lui. Tornò di notte, dopo alcuni giorni, ma non la trovò. Quando tornò, sempre di notte, lei c'era. Fecero l'amore e lui le lasciò ancora soldi. Italia, questo il suo nome, si accorse che Timoteo aveva fame così gli preparò degli spaghetti al sugo, stupendolo con questo gesto premuroso e con la cura che mise nel farlo. Il mattino successivo tornò e la sorprese senza trucco, con i capelli legati in una coda sfilacciata, intenta nelle faccende di casa. Cominciarono a parlare: la casa era di suo nonno ma l'aveva venduta prima di morire; lei era originaria del Cilento ed era salita per assistere il nonno. Timoteo le confessò di essere sposato e che non sarebbe più tornato da lei ma la cosa non sembrò colpirla più di tanto. Dopo un viaggio in Norvegia con Elsa, Timoteo tornò da Italia e decise di restare con lei tutto il fine-settimana, dicendo alla moglie di essere occupato per via del lavoro. Italia, in quei due giorni, fu costretta ad allontanarsi qualche ora per lavoro, poiché era stagionale in un albergo. Rimasto solo in casa, Timoteo notò il calendario sul quale erano segnate tutte le date dei loro incontri e un barattolo di vetro in cui c'erano tutti i soldi che lui le aveva dato. Alcuni giorni dopo dovette partire per un congresso e invitò Italia ad andare con lui. La donna era estranea a quell'ambiente e si sentiva a disagio, così finì per rimanere tutto il tempo in camera, familiarizzando con le cameriere, che sentiva più affini a lei. Al ritorno tutto continuò come prima. Timoteo si divideva tra l'ospedale, Italia e Elsa. Un giorno, mentre erano in un bar, Italia si sentì male e Timoteo la portò nell'ospedale dove lavorava. Le perdite di sangue che aveva avuto erano dovute ad un leggero distacco di placenta ma l'embrione aveva resistito. Italia stava per dargli un figlio, quel figlio che sua moglie era così contraria a volergli donare. I medici decisero di tenerla sotto osservazione per qualche giorno ma quando lui tornò il giorno successivo Italia non c'era più. Lei aveva già deciso; non se la sentiva di far nascere quel bambino e Timoteo le promise che avrebbe pensato a tutto lui. Di lì a pochi giorni la accompagnò nella esclusiva clinica privata dove lavorava Manlio, un suo amico ginecologo, ma poco prima di entrare, Italia scivolò sulla ghiaia del vialetto. Decise di andarsene e non rinunciare al suo bambino. Elsa partì per Lione e Timoteo raggiunse Italia. Parlarono delle loro famiglie; Italia aveva dei fratelli tutti più grandi di lei sparsi per l'Australia, sua madre era morta e suo padre era rimasto al paese. Quel pomeriggio andarono nei luoghi dove era cresciuto Timoteo, salirono nella casa dove aveva vissuto fino a sedici anni ma niente era rimasto uguale ad allora. Quella stessa sera, davanti ad una pizza, Italia cominciò a parlare di lei: faceva la quinta elementare e al mercato aveva visto un vestito a fiori rosso. All'ora di pranzo, quando tutti se n'erano andati, si era avvicinata al banco e il venditore le aveva offerto il vestito per provarlo, anche se lei non aveva i soldi per poterlo comprare. Mentre lo stava provando l'uomo le si era avvicinato, aveva cominciato a toccarla e poi le aveva regalato il vestito a patto che non facesse parola con nessuno di quello che era accaduto. Tornata a casa, lo aveva messo sotto il letto e la notte, dopo averci fatto la pipì sopra, lo aveva bruciato perché aveva capito che quel vestito le avrebbe portato solo dispiaceri. Il giorno successivo, Elsa, tornata dal suo breve viaggio, gli comunicò di essere incinta. Timoteo avvertì subito in mezzo a loro la presenza di Angela, che si apprestava a venire al mondo ignara però dello spirito con cui suo padre la stava accogliendo. Adesso torna il presente nel racconto: il cuore di Angela si ferma per qualche istante ma l'intervento tempestivo dei medici torna a farlo battere. Qualche giorno dopo aver ricevuto la notizia della gravidanza di Elsa, Timoteo andò da Italia, la raggiunse mentre stava andando a lavorare al mercato dei fiori. Chiese notizie del bambino ma non c'era più: Italia aveva abortito dagli zingari dopo un incontro con Timoteo durante il quale aveva capito che lui voleva lasciarla e offrirle di nuovo dei soldi. Nei mesi seguenti la pancia di Elsa continuò a crescere ma Timoteo non smise di vedere Italia. La andava a prendere al mercato, aspettava che avesse finito di lavorare e percorrevano la città in macchina. Una volta Timoteo decise di andare in una stanza d'albergo. Desiderava ancora la donna, forse più di quanto non avesse mai fatto prima, ma non era lo stesso per lei. La loro tormentata storia era arrivata al capolinea e lui se ne rese definitivamente conto quando sentì il corpo di lei immobile, quasi fosse senza vita, sotto il suo. Dopo quel giorno Timoteo continuò comunque ad andare a casa di Italia, una casa sempre più triste e infelice. Una sera, Italia gli chiese di fare l'amore ma lui si accorse subito che la donna aveva bevuto dell'alcool. Italia rispose che si trattava di acido muriatico; la testa le girava ma trovò il coraggio di rivelargli che il venditore ambulante che le aveva regalato il vestito era suo padre e quello era stato solo il primo di una lunga serie di rapporti sessuali tra di loro. Timoteo si buttò a capofitto nell'attività alla quale, ormai, si dedicava ogni sera dopo il lavoro, la palestra. Una sera, durante una festa in casa sua, si allontanò e telefonò a Italia, dopo quasi un mese di totale distacco. Un giorno Elsa chiese al marito di accompagnarla a comprare il corredo per la bambina che stava per nascere. All'uscita del negozio, mentre stavano aspettando il taxi, Timoteo vide Italia, immobile, che li osservava sotto la pioggia, in mezzo alla folla. Con una scusa rimase lì mentre Elsa tornava a casa. Raggiunse Italia in un bar. Aveva tagliato i capelli, non più biondi ma scuri. Lei gli chiese se l'amava ancora e lui rispose che la amava ancora di più. Uscirono e in un vicolo, sotto l'acqua, fecero l'amore. Rientrati nel bar, Italia raccontò che la mattina che aveva abortito era andata sotto casa di Timoteo ma non si era avvicinata quando lo aveva visto uscire perché c'era anche sua moglie e da un suo piccolo gesto aveva capito che quella donna aspettava un bambino. Gli disse, inoltre, che aveva deciso di tornare al suo paese e poi raggiungere i suoi fratelli in Australia. La sera successiva nacque Angela. Aveva il cordone ombelicale intorno al collo e la gola intasata di muco. Pur di salvarla, Timoteo chiese di salvare Angela e in cambio lui avrebbe rinunciato ad Italia. La sua preghiera fu esaudita e la bambina fu fuori pericolo. Il mattino successivo, Timoteo andò da Italia. La casa era pronta per essere lasciata ai proprietari e Italia era pronta per partire. Indossava un vestito accollato blu, un foulard fiorato e scarpe décolleté color vino. Appariva più magra rispetto a prima e anche molto debole. Timoteo non la portò alla stazione per prendere il treno ma decise di riportarla in paese lui stesso. In macchina lei appoggiò la testa sulla spalla di Timoteo e si addormentò. L'uomo, intanto, decise che avrebbe scritto una lettera alla moglie per spiegarle tutto: avrebbe trascorso il resto della vita assieme alla sola donna che amasse. Si fermarono in un autogrill ma Italia non scese; aveva la febbre. Ripartirono ma dopo qualche chilometro trovarono un posto dove passare la notte e mangiare. Italia mangiò solo poche cucchiaiate di minestra poi un conato la sorprese e vomitò nel piatto. Durante la notte Timoteo si svegliò: Italia emetteva uno strano lamento e non si svegliò quando lui la scosse. Aveva il ventre duro ed era percorsa da brividi di freddo. La portò immediatamente nell'ospedale più vicino: aveva una emorragia interna e tutto il ventre era pieno di sangue. Timoteo decise che l'avrebbe operata lui stesso. Tamponò l'emorragia, ripulì il pus ma fu costretto ad asportarle l'utero, la nicchia dove il loro bambino sarebbe dovuto crescere. L'intervento pareva riuscito ed invece dopo due ore la donna morì. Si era svegliata dall'anestesia e aveva chiesto dell'acqua. I suoi occhi erano fissi sul soffitto, intenti ad osservare qualcosa. Anche Timoteo guardò e fu certo di aver riconosciuto il loro bambino, venuto a riprendersi sua madre, alla quale somigliava così tanto. Dopo il funerale e la sepoltura nel cimitero del paese d'origine della donna, l'uomo tornò da sua moglie e dalla sua bambina, riprendendo la sua vita, solo, senza Italia.
Ora il destino sta cercando di portargli via anche la sua unica figlia. Ada si avvicina e gli comunica l'esito dell'intervento: Angela è salva ma, per sicurezza, le è stato indotto un coma farmacologico. Sua madre la guarda da dietro un vetro, poi si avvicina e le si siede accanto. Il marito sa che Elsa non lascerà più Angela, con il suo amore l'aiuterà a guarire e guarirà assieme a lei.
In tutto il libro la narrazione procede su un doppio binario: da un lato l'incalzare degli eventi con tutti i rischi connessi ad un difficile intervento; dall'altro la lunga e dolorosa confessione di un padre inerme davanti al destino della propria figlia.
Timoteo è uno stimato primario di 56 anni, con una moglie bella ed elegante ed una figlia quindicenne nata quasi in contemporanea con la morte dell'unica donna che suo padre avesse mai amato. Timoteo infatti non ha sposato Elsa per amore ma perché, come dice lui, è rimasto vittima del suo fascino; ciononostante nutre un grande affetto per lei, con la quale ha diviso gran parte della sua vita. Durante il lungo monologo affiorano anche ricordi dell'infanzia e della gioventù: gli anni chiuso nella casa del quartiere popolare, tanto odiato da sua madre; la paura del sangue di quando era studente; il sogno di dedicare il suo aiuto quale medico a chi ne avesse veramente bisogno. Ora è arrivato quasi ad odiare quella professione, che lo ha portato al prestigio sociale ma lo ha anche reso cinico. Ma nella vita perfetta, grigia ed egoista dell'affermato chirurgo c'è stata una persona che gli ha permesso di conoscere la vera felicità ed il vero amore: Italia. Poco attraente, volgare nel trucco e nella miseria dei vestiti, è stata una sua amante e una sua vittima, capace di suscitare in lui un'attrazione fisica inspiegabile. Nato da uno stupro consumato in stato d'ebbrezza, il rapporto tra i due ha attraversato il tempo nel segno dell'oltraggio e della trasgressione, spegnendosi in una morte da procurato aborto.
Adesso Timoteo siede e aspetta. Implora sua figlia di non muoversi, di non morire, di non fuggire da quella sala operatoria. Per la prima volta l'uomo parla del suo segreto, sperando che una sua confessione, per quanto tardiva, possa riuscire a salvarla.
L'autrice è riuscita perfettamente a penetrare in una coscienza maschile, è stata in grado di capire i meccanismi di violenza e autocommiserazione che un uomo può mettere in campo per difendersi da una verità scomoda.
Hai bisogno di aiuto in Recensioni libri?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email