Non aspettavano altra di Dino Buzzati


Il racconto di Buzzati porta al paradosso le affermazioni di Ben Jelloun sulla paura e il rifiuto dello straniero in quanto diverso e sconosciuto. In questo caso due sventurati turisti capitano in un’afosa cittadina del Nord Italia dove vengono guardati con sospetto dagli abitanti, che rifiutano loro persino una stanza in albergo e un po’ di ristoro; quindi, in un crescendo da incubo, i due viaggiatori vengono maltrattati, perseguitati e infine linciati da una folla inferocita. È da notare che nel corso della vicenda il linguaggio di questi inospitali cittadini passa dall’italiano al dialetto e, nella fase culminante del racconto, quando si scatenano le violenze, a una lingua incomprensibile che è un vero e proprio muro eretto dai locali per respingere e umiliare le loro vittime.
Buzzati fu un prolifico scrittore di racconti, riuniti in antologie sotto diversi titoli. In essi possiamo ritrovare temi e atmosfere comuni: un’aura di fiaba, il senso del mistero, l’attesa di una catastrofe imminente, il gioco del destino e delle coincidenze, la graduale presa di coscienza che nella nostra vita quotidiana sono nascosti mostri pronti ad attaccarci, ma anche l’amore e la pietà nei confronti delle persone e degli animali. Le storie iniziano in tono realistico e i protagonisti sono personaggi normali che scivolano a poco a poco in situazioni estreme e paradossali, vivendo esperienze magiche e inquietanti; si tratta di quello stile che è chiamato “realismo magico”, in cui il sovrannaturale s’insinua nella trama e viene accettato con naturalezza anche dal lettore. A una prosa fredda e oggettiva, o semplicemente discorsiva, s’intreccia un linguaggio ricco di metafore e di similitudini che all’improvviso dischiudono una prospettiva inaspettata o una dimensione misteriosa nella narrazione. L’autore però non “dice” niente, rimane in disparte, rendendo il lettore testimone dei fatti e interprete del significato del racconto; se vi è una morale nella novella, essa non è espressa in modo esplicito, il lettore la recepisce non solo a livello razionale ma soprattutto emotivo.
Dino Buzzati nato a Belluno, fino alla morte visse quasi sempre a Milano. Compiuti gli studi in legge, nel 1928 entrò come cronista al “Corriere della Sera”, dove lavorò per tutta la vita, con incarichi diversi. Durante il secondo conflitto mondiale fu corrispondente a bordo di navi da combattimento.
Il suo esordio letterario risale al 1933, quando pubblicò il romanzo Bàrnabo delle montagne, seguito, due anni dopo, da Il segreto del Bosco Vecchio. Qui si ritrovano già alcuni suoi temi fondamentali: il gusto per il magico e l’allegorico, le ampie descrizioni di una natura misteriosa e nordica, selvaggia e aspra. Il romanzo più famoso è però Il deserto dei Tartari, che si colloca nella linea della grande letteratura europea tra le due guerre che ha in Kafka il suo maggiore esponente.
Hai bisogno di aiuto in Recensioni libri?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email