Ominide 450 punti

Irene Némirovsky – Il Ballo: Recensione
Un libro piccolo, apparentemente insignificante invece è più ricco di tematiche e pregno di significato di un volume di cinquecento pagine. E’ possibile? Ce lo dimostra la scrittrice ebrea Irene Némirovsky, la quale è l’autrice de “Il ballo”, un libro che possiede fieramente tutte le caratteristiche sopra enunciate. Pur nella sua brevità, infatti, questo libro riesce a mescolare i temi più complessi: la rivalità madre-figlia, l’accentuata ipocrisia sociale, le quasi divertenti conseguenze della ricchezza improvvisata, le sporche vendette adolescenziali, compiute senza una premeditazione – e per questo ancora più terribili.
La famiglia Kampf, nullatenente dal punto di vista economico, diventa tutt’a un tratto ricchissima, e così la signora Kampf, Rosaline Kampf, muta da “plebea” a nobile, circondata da maggiordomi e autisti, serve e tutto il personale necessario a sottolineare la ricchezza della famiglia. La protagonista del romanzo è la quattordicenne Antoinette Kampf, infelice per l’eterno contrasto tra lei e l’isterica madre, alla continua ricerca di un casus belli per umiliare e sgridare la figlia. Rosaline, sotto consiglio del marito, decide di organizzare un ballo nella sua lussuosissima casa, invitando quasi duecento persone. Subito cominciano i preparativi: musica, buffet, e moltissime altre cose per far bella figura con gli invitati. Antoinette, al ritorno dalla lezione di piano, incontra la sua istruttrice privata, Miss Betty, con il fidanzato, che passeggiano. Lei si unisce a loro per tornare a casa, e ad un certo punto, la Miss le affida le buste con gli inviti per inserirli nella cassetta della posta alla fine della strada. Antoinette, prese le buste, presa dalla gelosia per la sua istruttrice e il suo fidanzato, e accecata dall'ira per il fatto che la madre le avesse vietato di partecipare al ballo, getta le buste nel fiume, aiutata dal buio che copre il suo crimine. Poi ritorna a casa e osserva la madre che sbraita dirigendo le operazioni per il ballo, ignara del fatto che non verrà nessuno. Arrivano le dieci, l’orario della festa, e a casa arriva l’insegnante di musica di Antoinette, l’unica ad aver ricevuto l’invito datole precedentemente dalla ragazza. Passano ore, ma non arriva nessuno, così l’insegnante se ne va, lasciando la signora Kampf in preda all'odio che si sfoga col marito. Antoinette spia la scena da sotto un tavolo: il padre che va via di casa e la madre infuriata. La ragazza esce dal suo nascondiglio e abbraccia la madre, ma questa inizialmente la respinge, poi però stringe a sé Antoinette, l’unica cosa rimastale.

Il libro mi è piaciuto molto sia per la trama, sia per i temi trattati, sia per lo stile conciso in cui è scritto. Commovente, lascia senza fiato: la brevità del racconto aiuta a far rimanere viva l’attenzione del lettore ed a lasciarlo a bocca aperta nello Spannung finale. Traspare anche un po’ di ironia nel racconto, sebbene sia triste: la signora Kampf che invita gente che non conosce per aumentare il numero degli invitati, il gioco ricchezza/povertà nell'ambito economico/morale. In ultimo, si nota con un’analisi accurata come la Némirovsky abbia voluto sottolineare la continua atmosfera bellica nella famiglia protagonista, per mezzo del cognome, Kampf, che in tedesco significa proprio: “battaglia”.

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