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Metello di Vasco Pratolini


“Lo scioperante è un lavoratore che ha preso coscienza della sua condizione di sfruttato e deliberatamente affronta la lotta e sacrifici sempre maggiori, onde rivendicare i suoi diritti.”
“Le vie di mezzo sono fatte per chi ha tempo da perdere e paura che gli venga a mancare la pappa scodellata.”
“I morti che ci hanno fatto del bene, si ricompensano guardando in faccia i vivi.


Vasco Pratolini, con questo romanzo storico novecentesco, raccontando la storia di un giovane in particolare, ovvero del protagonista Metello, raffigura contemporaneamente la vita di migliaia di giovani che vivevano nello stivale verso la fine dell’Ottocento.
L’Italia di questo periodo è un’Italia contadina, un’Italia proletaria, un’Italia povera alle prese tutti i giorni con drammi economici, legati al mantenimento della famiglia, al pagamento dell’affitto della casa, al sostegno della prole.
Metello nasce a Firenze, da un padre anarchico e una madre bella tanto quanto forte e risoluta. Restato orfano di entrambi i genitori, viene adottato da una famiglia di contadini di Rincine, con cui resta fino ai 15 anni. Quando questi decidono di partire per il Belgio, egli non potendo partire con loro scappa e torna nella sua città di origine: Firenze.
Qui inizia una nuova vita, accontentandosi del poco che riesce a racimolare lavorando come scaricatore. Incontrato un amico del defunto padre Caco, l’anarchico Betto, riceve da lui non solo una casa e un’istruzione (l’uomo gli insegna infatti a leggere e scrivere) ma anche la presenza di quel padre che non aveva mai avuto. Si apre così un nuovo capitolo per Metello, il quale inizia a lavorare come manovale presso l’impresa edile Badolanti. Alla scomparsa dell’amico Betto, Metello si reca a denunziare il fatto alle forze dell’ordine, che in risposta gli fanno provare quella che sarà la prima delle tante notti in “carbonaia”, dalla quale ne esce come “vero italiano e vero uomo”: schedato dalle forze di polizia e entrato per la prima volta in contatto con le idee socialiste di uguaglianza e equità.
Di nuovo solo, Metello cresce in forza e caparbietà. Intelligente e attraente, amante delle donne, conosce Viola, una vedova con la quale avvia una relazione che costituisce la sua iniziazione col mondo femminile. Promosso mezzo muratore, si iscrive inoltre alla Camera del Lavoro. In seguito a tre inutili anni spesi a Napoli per la leva militare, torna a Firenze dove ricomincia da zero la vita lasciata in pausa. Ormai uomo, Metello riveste un ruolo sempre più importante non solo in cantiere, ma anche presso la Camera e presso gli altri socialisti. Proprio durante uno sciopero viene preso e incarcerato, conoscendo il suo vero amore: Ersilia, figlia di un compagno morto in cantiere, con la quale inizia una corrispondenza epistolare e con la quale, una volta uscito dal carcere, si sposa e ha un figlio, Libero.
Metello è un personaggio a tutto tondo. Con lo scorrere delle pagine i suoi pensieri evolvono e maturano fino ad affermarsi. Un romanzo definibile pertanto anche psicologico e di formazione, che parla di un giovane dapprima convinto che “non bisogna mai essere né il primo né l’ultimo”, che capisce solo col tempo che una posizione va presa e pertanto inizia ad appoggiare l’idea socialista, senza mettersi troppo in mostra in quanto vuole “valere per uno”.
Le sue capacità, la sua chiarezza di pensiero e le sue abilità oratorie, lo costringono però a ricoprire un ruolo di rilevanza nel grande sciopero del 1902, perdurato per ben 46 giorni, con lo scopo di ottenere un innalzamento del salario, durante il quale prende su di sé il peso della responsabilità decidendo anche per tutti gli altri amici e colleghi che si trovano a lottare sulla sua “stessa barricata”, e che vedono in lui l’unico punto di riferimento. Sciopero entrato nella storia, ma che per i protagonisti si conclude dopo immense privazioni e con una vittoria amara, seguita dalla morte del decano Lippi e del giovane Renzoni, precipitati dai ponti e dalla carcerazione di Metello e dei compagni che avevano guidato lo sciopero.
La speranza però non muore mai: il primo mattone per il riconoscimento dei diritti proletari ormai era stato gettato. Sei mesi dopo gli ex scioperanti vengono liberati e Metello scopre di aspettare un nuovo figlio di Ersilia: il nuovo futuro fatto di giustizia e equità che nasce.
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