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Recensione


Memorie di un soldato bambino (“A Long Way Gone: Memoirs of a Boy Soldier”)
Ishmael Beah

Prima pubblicazione originale: febbraio 2007.


Notizie sull'autore

L’autore è Ishmael Beah. È nato in Sierra Leone nel 1980. Ha 36 anni e vive attualmente a New York. Ha raggiunto gli Stati Uniti solo nel 1998, dopo una travagliata infanzia e preadolescenza. L'autore è infatti vissuto in mezzo alla guerra per anni ed è stato arruolato come soldato all’età di dodici/tredici anni. Egli ha conosciuto gli orrori della guerra con gli occhi di un bambino, ha imparato a vivere autonomamente e ad arrangiarsi nelle situazioni difficoltose. Compiendo enormi passi avanti grazie al processo di riabilitazione effettuato in un centro, Ishmael finisce parecchie volte a parlare davanti alle Nazioni Unite e fa attualmente parte dello Human Rights Watch Children’s Rights Division Advisory Committee. Nell’opera scrive della sua terribile esperienza, senza tralasciare le parti più crude e spietate che ha vissuto. Il libro fa spesso riferimento ai luoghi di vita e le esperienze dell’autore. Non avendo letto nessun altro libro scritto da Beah, sono rimasta colpita dal suo modo di scrivere molto preciso nei dettagli e al contempo scorrevole nella maggior parte dei casi. La sua storia è tanto triste quanto significativa, poiché fa realmente capire cosa siano costretti a subire bambini e ragazzi della nostra età in diverse parti del mondo, concetti che solitamente tendiamo ad ignorare o sottovalutare, dato che non ci toccano direttamente.

Genere letterario

Il racconto è di genere autobiografico, che solitamente non mi appassiona particolarmente. Tuttavia, l’autore è riuscito a farmi immedesimare in un personaggio estremamente diverso da me sotto ogni punto di vista, che vive una situazione neanche minimamente paragonabile alla mia, e attraversa una realtà di cui “ignoravo” quasi totalmente la gravità, ovviamente per mancanza di conoscenze.


Contenuto e trama

Il racconto parla della storia di Ishmael Beah, un ragazzino coinvolto nella guerra all’età di dodici anni. Quando la guerra tocca per la prima volta Ishamel, egli è lontano dal suo villaggio, Mogbwemo, e dalla sua famiglia. L’impatto con la guerra è improvviso e doloroso, in quanto il ragazzo è costretto a fuggire e a perdere in breve tempo i suoi cari e le sue abitudini di vita. Ishmael passa gran parte del tempo a scappare dai ribelli, gli uomini contro cui sta combattendo l’esercito regolare, e che stanno provocando stragi nei modesti villaggi come quello dell’autore. Egli lotta per la sopravvivenza insieme al fratello e gli amici con cui si è incontrato a Mattru Jong il giorno della terribile notizia. Con loro aveva iniziato a interessarsi di musica rap americana, affascinandosi alla loro “parlata veloce”. Tutto sembra perduto quando Ishmael e il fratello si separano, ma lungo il suo cammino, il ragazzo incontra altri coetanei che, in parte, conosceva. Prosegue il viaggio con loro, rischiando più volte la vita, ma alla fine viene arruolato nell’esercito. Venire arruolati rappresenta l’unico modo per sperare in una vita più lunga, dato che i ribelli uccidono qualsiasi civile che incontrano. Ishmael subisce l’orrore della guerra: i suoi migliori amici diventano le armi, viene imbottito di droga, costretto a non provare pietà. Il suo carattere si trasforma e uccidere o vedere qualcuno che uccide diventa la nuova routine quotidiana. Ishmael finisce per affezionarsi alla nuova situazione, ma viene fortunatamente trasferito in un centro di riabilitazione. Inizialmente lo irrita ogni tentativo da parte dello staff del centro di tenerlo lontano dalla violenza, ma, superata la crisi di astinenza da droga, Ishmael torna il ragazzo di sempre, con profonde cicatrici nel cuore, oltre che sul resto del suo corpo. Conosce persone magnifiche che lo aiutano a dimenticare gli orrendi ricordi di ciò che ha commesso e alla fine, quando ormai ha perso tutte le speranze di ritrovare la sua famiglia, viene affidato a uno zio di cui praticamente non conosceva l’esistenza. Con egli inizia una nuova vita a Freetown, in cui Ishmael torna a vivere la sua adolescenza meritata. Un nuovo colpo di stato, però, rompe la serenità raggiunta dall’ormai quindicenne ragazzo. Durante la temporanea sovranità dei ribelli, lo zio muore per malattia e il ragazzo decide di andarsene e di raggiungere New York. Era già stato a New York quando lo avevano ritenuto in grado di parlare davanti alle Nazioni Unite della sua esperienza. In quel viaggio aveva incontrato una ragazza, Laura Simms, che sarebbe stata la sua futura madre. È lei ad accogliere Ishmael nel suo secondo viaggio a New York, che raggiungerà dopo un tormentato percorso che lo porta via, una volta per tutte, da quel mondo spaventoso che è la guerra.

Nel racconto, i fatti sono narrati in ordine cronologico, ma c’è grandissima presenza di anticipazioni, flashback, sommari, omissioni e via dicendo. L’esempio è presente subito all’inizio, quando l’autore introduce la vicenda tramite un dialogo con i nuovi compagni di scuola di New York (meta che raggiunge solo alla fine del libro):

New York City, 1998
<< I miei compagni di scuola iniziano a sospettare che non gli abbia raccontato proprio tutto di me.
“Perché sei fuggito dalla Sierra Leone?”
“Perché c’è la guerra”.
“E tu hai visto la gente combattere?”
“Se ne vedeva dappertutto”.
“Nel senso che c’era gente che andava in giro armata a sparare?”
“Sì, spesso”.
“Figo”.
Abbozzo un sorriso.
“Una volta o l’altra ce ne parli”.
“Sì, una volta o l’altra”. >>.

Fabula e intreccio, quindi, non coincidono. La storia è molto interessante, perché mostra il terrore della guerra dal punto di vista di un ragazzino, che ha dovuto per forza parteciparvi in pieno. È interessante perché spesso noi conosciamo la guerra attraverso un libro di storia, che compatta il tutto in qualche pagina stampata. La realtà della guerra è però ben più grave, e questo libro insegna a considerare ogni aspetto di essa, poiché anche quello più insignificante potrebbe risultare terribile ai nostri occhi ed è importante che anche le persone non coinvolte direttamente nella guerra capiscano il suo reale significato. Durante la lettura, le parti più noiose erano di solito quelle statiche, in cui l’autore descriveva ciò che succedeva nei momenti in cui era presente un minimo di stabilità. Per esempio quando parla delle sue attività nella foresta o nella sua nuova vita con lo zio. Le parti più avvincenti erano i colpi di scena, gli episodi che non mi sarei mai aspettata da un personaggio inizialmente così innocente e spaventato.

Narratore
La voce narrante è l’autore stesso che parla di sé. È quindi un personaggio interno alla vicenda, che ha assistito ai fatti e li ha vissuti in prima persona. Per questo il narratore si dice interno, ed è anche onnisciente, poiché è ovvio che l’autore dell’autobiografia sa tutto della sua vita. Condivido la scelta dell’autore, si tratta di una scelta efficace perché, narrando in prima persona, ha potuto esprimere ogni pensiero, ogni sensazione, ogni particolare che ha colto in questa sua esperienza particolare.

Ambientazione
La vicenda narrata si svolge dal 1993 al 1998, nell’epoca in cui i cosiddetti “ribelli” vogliono controllare le preziose miniere di diamanti della Sierra Leone. L’autore descrive con precisione l’epoca, inserendo date che comprendono l’anno e il mese, e in alcuni casi anche il giorno. I personaggi si muovono in molti ambienti diversi: la giungla, la spiaggia, i villaggi, la città. I luoghi cambiano in continuazione e ognuno ha una grande importanza nello sviluppo della vicenda, perché contribuisce a far comprendere la situazione e soprattutto gli stati d’animo dei personaggi. Questi ultimi appartengono ad un ambiente sociale povero e di emarginazione, elemento molto importante nel libro, perché è specialmente a causa del loro ambiente sociale che si trovano in guerra. Se fossero per esempio personaggi benestanti della Sierra Leone, sarebbero coinvolti di certo nella guerra, però avrebbero molti più mezzi per scappare o comunque sopravvivere.

Personaggi

Il protagonista è Ishmael. È un ragazzo sierraleonese, di pelle scura. Indossa spesso canottiere larghe, t-shirt e maglie da calcio, pantaloncini estivi e crapes, scarpe da ginnastica che i ragazzi del tempo usavano gonfiare indossando più paia di calzini. L’autore non dà molti dettagli fisici di se stesso, in compenso ci fa comprendere dalle sue azioni, dai pensieri e dalle parole, le sue caratteristiche psicologiche. È un ragazzo molto sveglio, dolce e innocente. Dopo la trasformazione dovuta alla guerra, però, Ishmael diventa freddo e spietato, accecato dalla sete di vendetta dei suoi cari. È molto impaurito e, quando sente qualcosa, non lo fa percepire. È introverso e non gli dispiace stare solo, anche se, all’inizio del suo viaggio, detesta la solitudine, che giorno dopo giorno lo distrugge. Si lega facilmente alle persone che gli piacciono e con esse instaura un legame duraturo. Le sue amicizie sono solitamente ostacolate solo dagli imprevisti. L’antagonista è, semplificandolo, la guerra vera e propria e tutti i personaggi e i fatti legati ad essa. Per esempio, i ribelli sono antagonisti. I personaggi negativi suscitano nel lettore disprezzo e rabbia, un senso di ingiustizia; mentre quelli positivi suscitano in lui stima, ma soprattutto tenerezza e pietà.

Aspetti narratologici; punto di vista e ritmo
Il punto di vista che adotta il narratore nel racconto è fisso, poiché è il punto di vista di se stesso, costantemente. Tuttavia, nella vicenda accade spesso che l’autore consideri il punto di vista dei personaggi che incontra. Il ritmo narrativo si alterna a momenti in cui è lento e momenti in cui è veloce e incalzante. Il racconto è pieno di enigmi che l’autore inserisce per intrigare il lettore, in alcuni punti sono proprio gli enigmi che invitano il lettore a continuare la lettura. La suspense è molto presente ed è suscitata dalle situazioni che preannunciano chiaramente un colpo di scena. Ci sono molte sorprese all’interno della narrazione, e in un certo senso anche alla fine, poiché Beah termina il racconto con un finale aperto e una flashback di una storia che gli hanno raccontato da ragazzo.

Aspetti stilistici
Il linguaggio utilizzato è scorrevole e lineare, il lessico semplice, quotidiano, familiare e gergale. Ci sono momenti in cui l’autore ci spiega il significato di alcune frasi nella sua lingua e nei vari dialetti. Un esempio significativo è nel primo capitolo, dove dice: <<Adoravo ballare, ma mi divertivo soprattutto a imparare i testi a memoria, perché erano poetici e arricchivano il mio vocabolario>>.
I periodi in prevalenza sono lunghi e ci sono parecchi dialoghi nel corso della narrazione. Lo stile dell’autore è elegante e vivace, in alcuni punti spiritoso, in altri molto serio e rigido. È uno stile perfetto per il testo autobiografico: nel corso della vita di una persona ci sono sicuramente momenti felici e sereni, ma anche momenti tristi o in cui bisogna essere persone serie.

Tematiche
Dalla vicenda si può ricavare il problema dei bambini arruolati come soldati, della guerra in generale. L’autore tocca queste problematiche in ogni punto del racconto e si capisce che lui, avendo vissuto personalmente un’esperienza del genere, è assolutamente contrario a una situazione tale e pensa che nessun ragazzino o uomo che sia dovrebbe vivere la sua stessa esperienza.

Osservazioni conclusive
Il libro non è tra i miei preferiti, ma mi ha colpita comunque. Penso sia un bel libro, ben dettagliato, scritto correttamente e abbastanza scorrevole. In alcuni punti è molto toccante, perché si avverte il dolore dei personaggi e di coloro che li rappresentano nella vita reale. Ci si trova a pensare cosa sta provando in questo momento un ragazzino arruolato in qualche esercito, mentre noi siamo al caldo nelle nostre case, con tutte le comodità che i ragazzi come Ishmael si sognano. Spesso ci viene naturale pensare di essere sfortunati, in qualche periodo difficile della nostra vita, eppure vediamo immagini e video in cui i bambini che muoiono di fame sorridono. Ritengo che, pur essendo anche nella mia natura, non dovremmo lamentarci della nostra vita, perché, se si considerano vite come quella di Ishmael Beah, ci si rende conto di essere i ragazzi più fortunati del mondo. Ho letto altri testi relativi alla “sfortuna di nascere nel posto sbagliato”, dove si evidenziano le differenze tra i paesi poveri e quelli sviluppati. Un esempio è “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini, in cui si parla di due donne Afghane costrette a sottostare all’autorità dell’uomo, inteso come “maschio”. Anche nel testo di Hosseini si avverte la sofferenza e la tristezza delle bambine derubate della loro infanzia, inserite in un’epoca di guerra e quindi di repressione quasi totale. “Mille splendidi soli” è stato un libro illuminante, proprio come “Memorie di un soldato bambino”, perciò dico che sono due libri simili, pur trattando argomenti diversi.

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