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Analisi e commento del romanzo Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar


Memorie di Adriano è un libro della scrittrice francese Marguerite Yourcenar, pubblicato nel 1951 assieme ai suoi taccuini ed appunti e nello stesso anno ricevette il premio francese “Prix de Critiques”. Il testo circolò in Italia nel 1953 pubblicato dall’editore Richter.
Il libro è un romanzo di narrativa appartenente al sottogenere storico-filosofico, e per questo non è strettamente vincolato a fatti documentati, tuttavia il suo valore umano risulta spiccatamente arricchito
dalla fedeltà agli eventi storici. Si comprende dalle note dell’autrice che le informazioni di fantasia da lei aggiunte, che avvolgono i personaggi storici, mirano a rendere l’idea dell’atmosfera che si respirava nel II secolo d.C., scegliendo, tra le ipotesi avanzate dagli studiosi, quella più consona al carattere del suo protagonista.
Il romanzo è scritto in prima persona e la scrittrice nei suoi appunti ci spiega il perché di questa scelta narrativa: “Se ho voluto scrivere queste memorie di Adriano in prima persona è per fare a meno il più possibile di qualsiasi intermediario, compresa me stessa. Adriano era in grado di parlare della sua vita in modo più fermo, più sottile di come avrei saputo farlo io."
Le Memorie di Adriano sono infatti una lunga epistola che l'imperatore Publio Elio Traiano Adriano (76-138 d.C), ormai anziano e malato, scrive a Marco Aurelio, nipote adottivo, poi futuro imperatore, al quale racconta il proprio trascorso con lo scopo, di farsi conoscere meglio. La narrazione, sottoforma di monologo meditativo, è quindi ambientata nell’Impero Romano d’Occidente durate l’epoca adrianea. L’autrice scrive del: “divino Adriano Augusto, figlio di Traiano vincitore dei Parti, nipote di Nerva, pontefice massimo, rivestito per la XXll volta della potestà tribunicia, tre volte console, due volte trionfatore, padre della patria e alla sua divina consorte Sabina, a Antonino loro figlio, a Lucio Elio Cesare figlio del divino Adriano due volte console.” Con queste parole, inserite nella parte conclusiva del testo, la scrittrice dedica l’opera all’Imperatore e ne elogia la grandezza sua e della sua stirpe. La società dell’antica Roma, sotto il governo dell’Imperatore, vive un periodo di tolleranza, caratterizzato dallo splendore delle arti e della filosofia, grazie alla lungimiranza e alla saggezza di Adriano. Yourcenar precisa: «se quest'uomo non avesse conservato la pace nel mondo e rinnovato l'economia dell'Impero, le sue gioie, le sue sventure mi sarebbero interessate di meno».
Il libro subì diverse modifiche in corso di stesura e risentì della rinnovata consapevolezza da parte dell’autrice sui temi della vita e della morte; ella infatti spiega nei suoi Taccuini che la sola parte rimasta della stesura del 1934 è la frase: “Incomincio a scorgere il profilo della mia morte”.
Le fonti principali che hanno permesso di delineare la vita di Adriano si trovano in un capitolo della “Storia romana” di Dione Cassio e nella “Vita Hadriani” del cronachista latino Spartiano, ma si tratta di fonti cronologicamente posteriori alla morte dell’imperatore che, a loro volta, si riferiscono a narrazioni perdute. Oltre a ciò, Yourcenar raccolse meticolosamente il contributo dei numerosi accenni alla vita di Adriano sparsi nelle opere letterarie del secondo e terzo secolo e numerosi dati ricavati dagli scritti dei sofisti.
Nella narrazione sono nominati una moltitudine di personaggi tra i quali Plotina e Antinoo. Plotina, madre adottiva e stretta amica di Adriano, fu la massima sostenitrice della sua ascesa al trono ed è tra le figure che hanno maggiormente influenzato l’imperatore. Antinoo invece è un giovane greco di grande bellezza, originario della Bitinia, con il quale Adriano instaurò un forte rapporto interrotto dalla morte volontaria e prematura del ragazzo, sacrificatosi per lo stesso Adriano. La morte del giovane Antinoo gettò l’Imperatore nello sconforto più totale e lo portò a vivere un periodo molto frastornato e buio. In seguito alla morte del giovane, Adriano fondò la città egizia di Antinopoli, nella quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato, assimilandolo prima al dio egizio Osiride poi anche ad Ermes e Dioniso. Per il resto della vita Adriano commissionò centinaia di statue di Antinoo, oltre che farlo ritrarre in busti, monete, gioielli e altri oggetti di artigianato, per commemorarne per sempre il ricordo.
Questo romanzo ci permette quindi di avere una visione nitida e profonda sulla società dell’epoca e di seguire la crescita di un grande imperatore: dal suo primo incarico di governatore della Siria, alla sua incoronazione, fino alla sua morte. Memorie di Adriano non tratta solamente il tema politico bensì sono rese le sue riflessioni sulla vita, la morte, la bellezza e l’amore. Attraverso la voce di Adriano ci vengono raccontati così i viaggi che egli fece in tutto il suo Impero, il suo amore per Antinoo e la sua determinazione a portare pace e prosperità. Ritengo che la grandezza e la saggezza vera dell’Imperatore si colga al massimo nell’ultimo capitolo “Patientia”, dove la scrittrice racconta dell’attenzione e della scrupolosità dell’imperatore nella scelta del successore e quindi nei confronti della sorte del suo Impero. Decise chi sarebbe stato il suo successore solo negli ultimi anni della sua vita, per questo adottò l’amico Lucio Elio Cesare, che però morì poco prima di Adriano. Stabilì così di adottare Antonino, un senatore romano, ma non si limitò a nominare solo il suo successore, bensì predispose già che il discendente di Antonino, sarebbe stato appunto Marco Aurelio, a cui è indirizzata la lettera.
Tutta la narrazione riporta i pensieri profondi dell’Imperatore, questa attenzione si riversa anche nella scrittura, Yourcenar infatti coglie gli aspetti più profondi e intimi con un periodare meticoloso e attento ai particolari.
Anche se si tratta di un altro periodo storico rispetto ad oggi, le idee dell’Imperatore Adriano sono attuali e sagaci: affronta argomenti quali la schiavitù, la condizione della donna e la legge. Di seguito ne cito alcune che hanno colto la mia attenzione:
- “Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt’al più ne muterà il nome.”: nulla di più attuale persino oggi nonostante il cammino verso il rispetto per i diritti umani, la schiavitù ha solo cambiato forma;
- “Ho insistito affinché nessuna fanciulla sia data in moglie senza il suo consenso: lo stupro legale é ripugnante quanto qualsiasi altro.”: Adriano appare avanti rispetto l’epoca in cui la donna vive in condizioni di inferiorità. Yourcenar infatti spiega nei suoi taccuini come sia impossibile prendere come figura centrale un personaggio femminile, come ad esempio Plotina, in quanto la vita delle donne era troppo limitata o troppo segreta, scrive al proposito: “Se una donna parlava di sé, il primo rimprovero che le si farà è di non esser più una donna.”;
- “Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore.”: ho apprezzato molto la storia d’amore tra Adriano ed Antinoo, un amore poetico e struggente, la cui separazione ha distrutto l’animo di Adriano.
- “Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo”: l’imperatore definito come uno “dei buoni imperatori”, era un uomo ambizioso che si sentiva responsabile del mondo e perciò, fece di tutto per rendere il suo Impero più prospero grazie alla saggezza che egli acquisì nei suoi viaggi.
Questa lettura arricchisce il pubblico di emozioni e insinuandoci nelle considerazioni dell’Imperatore aiuta ad aprire la mente, permette inoltre di accrescere il proprio bagaglio culturale conoscendo più da vicino la storia e le usanze dell’antica Roma. Frequenti e da me molto apprezzate sono le riflessioni sulla bellezza, un libro molto ambizioso e raffinato che si avvicina quasi alla poesia, perfetto per il personaggio al quale è dedicato.

“Quando si saranno alleviate sempre più le schiavitù inutili, si saranno scongiurate le sventure non necessarie, resterà sempre, per tenere in esercizio le virtù eroiche dell'uomo, la lunga serie dei mali veri e propri: la morte, la vecchiaia, le malattie inguaribili, l'amore non corrisposto, l'amicizia respinta o tradita, la mediocrità d'una vita meno vasta dei nostri progetti e più opaca dei nostri sogni: tutte le sciagure provocate dalla natura divina delle cose”.
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