Con l’ecstasy nel cuore della tribù di Renato Bricolo


Quali sono i riti d’iniziazione dei giovani che si apprestano a diventare adulti nella nostra società iper-tecnologica? Allo spazio sacro della foresta o del tempio si sostituisce un vecchio capannone abbandonato nella campagna, alla pozione magica la pasticca drogata, ai tatuaggi abiti o accessori luccicanti e alla moda, ai fuochi le luci stroboscopiche, al ritmo dei tamburi la musica sintetica, ugualmente ossessionante: rimangono la notte, la ritualità, la trasgressione, la danza, l’appartenenza alla tribù, la sensazione d’onnipotenza, talvolta addirittura l’estasi. Tutto questo, a quanto sembra, è possibile trovare ad una festa rave (una sorta di “delirio” neopagano), o anche solamente ad una serata in discoteca.
Il brano è tratto da un intervento di Renato Bricolo sull’uso dell’ecstasy in Italia, nell’ambito di uno studio condotto nella prima metà degli anni Novanta dalla giornalista Fabrizia Bagozzi. L’indagine è stata pubblicata nel 1996 dalla casa editrice del Gruppo Abele con il titolo Generazione in ecstasy. Il libro presenta interviste a ragazzi e a disc jockey, articoli di giornale, contributi di esperti del settore, e costituisce un inquietante viaggio nell’ecstasy, partendo dalle varietà esistenti di questa droga, ai nomi con i quali è conosciuta, ai suoi effetti fisici e neurologici, al business criminale che ne precede il consumo. Si tratta, inoltre, di un viaggio nella cultura e nei riti di una particolare fascia di giovani, quella appartenente alla generazione techno, che ascolta musica house, che ama vivere di notte, che vuole apparire e trasgredire.
Renato Bricolo è uno psichiatra che da tempo si occupa dell’uso e della diffusione di droghe, in particolare della cosiddetta “ecstasy”. È responsabile del Sert (Servizio per le tossicodipendenze) di Padova, un punto di riferimento a livello nazionale in materia di ecstasy.
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