Due di due


"Due di due", di Andrea de Carlo, è il romanzo più emozionante che io abbia mai letto; è il cammino di vita di due ragazzi pieni di sogni, aspettative, delusioni e voglia di vivere nonostante tutto. Leggetelo, a me ha cambiato la vita.

"Due di due", scritto dal milanese Andrea De Carlo, è uno dei miei romanzi preferiti, ed ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita, perché mi ha fatto capire che bisogna vivere a fondo, senza stare a guardare o lasciarsi scivolare la vita dalle mani, e non avere paura ad affrontare il mondo, anche se a volte ci sembra più forte di noi.

Questo libro è stato scritto negli anni '80, però è ancora pienamente attuale, innanzitutto perché racconta la storia di una profonda amicizia tra due ragazzi, Guido e Mario. Il primo è un tipo semplice ma affascinante per la sua aria da sognatore e il suo spirito rivoluzionario, il secondo è ancora incerto su chi vorrà diventare, così si lascia trasportare dall'ammirazione che ha verso l'amico, finendo per imitarlo, anche se inconsapevolmente.

Questa è una cosa che capita spesso quando non si ha ancora una forte personalità per rimanere se stessi e si ha troppa ammirazione e sudditanza verso qualcuno; infatti, anche se non ce ne rendiamo conto, il fatto che l'altro sembri più bello, affascinante, profondo, acuto, sensibile, estroverso di noi, ci porta ad uniformarci al suo modo di essere, perdendo di vista la nostra persona, che non è inferiore, ma semplicemente diversa dalla sua.

Mario arriva a capirlo quando sono passati molti anni dal loro primo incontro, tuttavia riesce piano piano a staccarsi da Guido e a costruirsi una sua personalità, senza mai mettere da parte quella grande amicizia che certamente ha contribuito alla sua formazione. i costruisce così una sua vita, che forse è più semplice, meno romantica e romanzesca di quella dell'amico, ma certamente più accettabile, perché Guido, forse per la sua troppa sensibilità, per la sua stravaganza, o più semplicemente per le sue speranze (vane), non riuscirà ad essere felice...

Il finale della storia mi ha fatto riflettere su una cosa: la gente più sensibile, quella che si pone domande sulla vita, che cerca il significato profondo delle cose, e non si vuole fermare alla superficie, è sempre quella che soffre di più. E' strano però, anzi è ingiusto che le persone che badano solo alle cose materiali siano le più serene. Però forse questa spensieratezza non è poi tanto positiva... perché secondo me una vita mediocre, che si ferma al primo strato delle cose, perdendosi, insieme ai dolori più forti, anche le gioie più grandi, non è neanche degna di essere vissuta.

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