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Buzzati, Dino - La fine del mondo

Sintesi
Una mattina qualunque di un giorno qualunque, una grossa mano stretta a pugno oscura il sole. É la mano di Dio, che viene qui rappresentato più che come l'estremo giudice del mondo, come l'incarnazione dell'inevitabilità, dell'impossibilità di scampare al prossimo futuro.
Di fronte alla catastrofe imminente gli uomini reagiscono nei modi più disparati: c'é chi prega, chi piange, chi fa l'amore e chi cerca la salvezza, se non fisica, almeno dello spirito. Essi finalmente scovano e trattengono un giovane sacerdote, che in questa occasione dimostra tutta la sua umanità, tradisce se stesso e le proprie scelte di vita. Trema pensando alla propria fine e non più a quella folla che egli, in forza della propria missione, dovrebbe sostenere. Anche lui come gli altri cerca la salvezza nella confessione.

L'uomo chiede:
"E io? E io?"
É sempre l'individualità ad emergere, anche e soprattutto quando sopraggiunge la fine di tutto. La verità afferma Buzzati, é che l'uomo si ritrova solo ad affrontare il percorso della propria esistenza, in particolar modo la fine dei suoi giorni.
Tutti quei "e io?" che rubano al sacerdote la possibilità di salvarsi non rappresentano piú niente per lui, egli non ama piú l'umanità e l'umanità non lo ama, semmai se ne serve.
"Ego te absolvo..." - ripeteva meccanicamente
[...] lo defraudavano della salvezza dell'anima, quei maledetti, il demonio se li prendesse quanti erano. Ma come liberarsi? Come provvedere a se stesso? Stava proprio per piangere. "E io? E io?" chiedeva ai mille postulanti, voraci di Paradiso. Nessuno però gli badava.
Il racconto colpisce perché sorprendentemente realistico, tanto che potrebbe apparire come una prova generale del vero spettacolo che potrà essere l'Apocalisse. Non si lavora sul panorama apocalittico, sulla distruzione di edifici e luoghi, ma sulla reazione del singolo uomo. E come reagiscono gli individui? Come ci comporteremmo noi in un'occasione simile?
Potremmo seguire l'esempio dei cittadini del mondo dall'autore, ovvero aggrapparsi ad un'illusione di normalità. La confessione é resa vana da un sacerdote che assolve le persone meccanicamente e da penitenti "voraci di Paradiso" per i quali é riconducibile al "timbrare il cartellino" dell'operaio che ha finito il turno di lavoro. Essi non sono in grado di essere critici verso loro stessi ne di dare giudizi su un mondo che é ormai alle battute finali.
A questa visione tragica dell'umanità sembra fornire una soluzione lo stesso Buzzati, per il quale spesso, soltanto all’avvicinarsi di tale evento, si accorge di quanto sia importante guardarsi dentro, riappropriarsi della propria natura, per trovare le risposte tanto bramate.

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