L’amico ritrovato di Fred Uhlman

Spesso le amicizie instaurate da giovani, sui banchi di scuola, durano per tutta la vita. D’altronde le esperienze condivise negli anni dell’adolescenza sono molto importanti per la formazione della nostra personalità: il distacco psicologico dalla famiglia e la conquista dell’autonomia, le difficoltà e i successi scolastici, i primi amori, i contrasti con gli adulti. È facile che i legami stretti a quest’età resistano nel tempo nonostante le inevitabili separazioni o i cambiamenti del nostro carattere. Talvolta ci si trova adulti, scoprendo di non aver più nulla in comune con l’amico conosciuto a sedici anni, e tuttavia l’affetto permane. Quando invece capita che quell’amicizia così profonda, fatta di devozione, tenerezza, accettazione totale dell’altro, viene bruscamente interrotta da un tradimento o da fattori esterni, come l’intervento degli adulti, la perdita causa indelebili disillusioni, che marchiano l’animo per sempre.
Tra Hans e Konradin, i protagonisti di L’amico ritrovato, il sodalizio nasce da una sorta di snobismo intellettuale: entrambi intelligenti, colti, educati ed entrambi volutamente soli, diversi dai coetani. Nella coppia, come qualche volta succede, vi è però un elemento più entusiasta e devoto, in questo caso Hans, e l’altro, Konradin, prudente e quasi distaccato. La differenza, non tanto religiosa quanto sociale, sentita in modo particolare dal nobile Konradin, che è condizionato dalle idee dei suoi genitori, raffredda il rapporto tra i due e ferisce nell’orgoglio l’amico ebreo.
Nulla come la fiducia tradita può risultare incomprensibile e umiliante, a qualsiasi età: il lutto e l’amarezza di queste esperienze possono inseguirci fino alla vecchiaia.
Il romanzo breve L’amico ritrovato, uscito negli Stati Uniti nel 1971, narra l’amicizia, nata sui banchi dell’esclusivo Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, tra l’ebreo Hans Schwarz, voce narrante, e l’aristocratico Konradin von Hohenfels. Siamo nel 1932, poco prima dell’avvento del potere nazista in Germania, e la relazione tra i due ragazzi viene ostacolata dai genitori di Konradin, simpatizzanti di Hitler. L’atteggiamento antisemita dei conti di Hohenfels preannuncia le deportazioni che, di lì a poco, coinvolgeranno milioni di ebrei in tutta Europa. Hans verrà cacciato dalla scuola, e i suoi genitori, prima di morire suicidi, lo costringeranno a emigrare negli Stati Uniti. Alla fine del libro, con un salto temporale di trent’anni, ritroviamo il protagonista a New York, mentre riceve dal suo ex liceo una richiesta di fondi per la costruzione di un monumento funebre agli allievi morti durante la guerra. Scorrendo la lista dei caduti egli trova il nome del suo vecchio amico: “Von Hohenfels, Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato”.
Frederich Uhlman nato a Stoccarda, nella Germania meridionale, fuggì negli Stati Uniti dopo l’emanazione delle leggi razziali. Pubblicò in inglese alcune novelle e un’autobiografia, ma il suo testo più conosciuto rimane L’amico ritrovato, ambientato nei luoghi dove trascorse l’adolescenza. morì suicida a ottantaquattro anni, a Londra, senza esser più tornato in Germania.
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