L’amante di Abraham B. Yehoshua


In una stessa terra convivono arabi e ebrei, persone che lavorano insieme, s’incontrano, abitano a pochi chilometri gli uni dagli altri, godono della stessa nazionalità, quella israeliana, ma tra i quali sorge un muro insormontabile di reciproca diffidenza che talvolta si trasforma in paura. Le loro vite si sfiorano, eppure da entrambe le parti permane un rifiuto ad approfondire la conoscenza dell’altro. Tutt’al più può nascere un senso di rispetto per il singolo ma quasi mai un’amicizia. Ciò che succede nell’officina di Adam, dove fianco a fianco lavorano operai ebrei e arabi, riflette in piccolo la situazione d’israele, in cui componenti molto diverse, come ebrei laici e ortodossi, provenienti da tutto il mondo, arabi musulmani e arabi cristiani formano un puzzle eterogeneo e variegato, i cui pezzi sono ancora lungi dall’integrarsi a vicenda e rischiano di minare l’esistenza stessa di questo incredibile paese.
L’amante è un romanzo dalla struttura narrativa molto complessa: i personaggi vengono presentati separatamente, con i loro pensieri e le loro emozioni, come se fossero mondi destinati a non incontrarsi mai. Le loro vite s’intrecciano ma la visione della realtà è diversa per ognuno di loro cosicché anche per il lettore non esiste una verità data per scontata da un narratore onnisciente. Asya è una donna chiusa in se stessa dopo la tragica morte del figlio minore; suo marito Adam, che gestisce un’autofficina, non riesce con il suo amore a infrangere l’indifferenza della moglie; la figlia maggiore Dafi è un’adolescente ribelle e insonne che soffre per lo strano rapporto dei suoi genitori; il misterioso Gabriel irrompe nella vita di questa famiglia conquistandosi l’affetto di Asya e instaurando con lei una relazione la cui natura è lasciata volutamente poco chiara; Na’im, giovane meccanico arabo fratello di un terrorista, intreccia con Dafi la sua prima e forse impossibile storia d’amore. Lo sfondo storico della vicenda si sposta dalla guerra dello Yom Kippur (la guerra in cui gli Stati arabi confinanti attaccarono Israele durante le festività ebraiche nel 1973) all’Intifada (la “rivolta delle pietre” palestinese alla fine degli anni Ottanta). Anche in questo romanzo la famiglia è il pretesto per un’indagine a tutto campo sui problemi e le divisioni apparentemente insanabili della società israeliana.
Abraham B. Yehoshua riconosciuto come il più grande scrittore israeliano contemporaneo, è nato a Gerusalemme, dove la sua famiglia è vissuta per cinque generazioni. Insegna Letteratura all’Università di Haifa ed è autore di romanzi e drammi, da anni impegnato politicamente nel riconoscimento dei diritti ai palestinesi. Le sue opere, come L’amante, Un divorzio tardivo, Il signor Mani, Ritorno dall’India, Viaggio alla fine del millennio, hanno in comune l’analisi dei conflitti latenti e delle dimensioni patologiche della famiglia, vista come allegoria della complessa società israeliana, i cui componenti vivono una situazione d’isolamento e di reciproca incomprensione. In tutti i romanzi infatti il tema dominante è il problema dell’identità ebraica e l’indagine dell’autore si sofferma sulle lacerazioni e i dilemmi di un’intera cultura, ancora alla difficile ricerca di un equilibrio.
In Italia Yehoshua collabora con il quotidiano “La Stampa” per il quale scrive lucidi e attenti articoli sulla realtà israeliana. La profonda conoscenza politica e storica del suo paese emerge nel saggio Diario di una pace fredda che illustra la problematica convivenza tra israeliani e palestinesi.
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