Ominide 1445 punti

Felicità del saggio

Riprende i principi fondamentali della dottrina epicurea, il vero piacere è stabile o catastematico, che deriva dalla soddisfazione dei desideri naturali e necessari, e si identifica con l’aponia, assenza di dolore, ed atarassia, assenza di turbamento, e mira alla gioia di una vita ritirata. Il saggio epicureo gusta la sua felicità, alla quale bastano assenza di dolore fisico e tranquillità dello spirito. Il saggio è inoltre consapevole della cieca ignoranza in cui si trova l’umanità, inseguendo falsi valori, e, simile agli dei imperturbabili, guarda imperterrito alle tempeste della vita. Epicuro in un’epistola a Meceneo scriveva che i desideri degli uomini possono essere vani, naturali non necessari e naturali necessari, che hanno di vista la felicità e vogliono eliminare la sofferenza fisica. Lucrezio allude alla sacralità della saggezza, che equipara l’uomo alle divinità. Il verso 43° non è presente nei manoscritti, ma alcuni storici sono convinti che Lucrezio lo volesse aggiungere. Riprende il verso 55 dal Fedone di Platone, che scriveva Forse dentro di noi c’è un fanciullo che ha paura di queste cose. Cientis del verso 41 deriva dal greco chinén, movimento. Species e ratio sono due termini epicurei che significano teoria, osservazione e fisiologhia, studio della natura.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email