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Ifigenia

Per respingere le accuse di empietà contro l’epicureismo, Lucrezio, attraverso il mito greco di Ifigenia, dimostra che empia è la religione tradizionale, quando sfocia in superstizione. I romani sono famosi per essere ottimi soldati e sono determinati al sacrificio degli aspetti sentimentali pur di dimostrare la propria superiorità, ma Lucrezio il invita a pensare anche alla famiglia, non solo alla patria. Si rivolge a Memmio, che ha ricevuto un’educazione di stampo stoico, quindi può essere scettico nei confronti dell’epicureismo. Ifigenia è sacrificata a Diana per volere del padre Agamennone, allo scopo di permettere alle navi, in procinto di partire per Troia, un esito propizio della guerra. Poiché quando una fanciulla si sposava le veniva messa una benda bianca in testa, che doveva cadere sulle guance in parti uguali, ma questo valeva anche per le vittime sacrificali, Ifigenia era convinta di dover sposare Achille, così quando vede il pugnale dei sacerdoti sviene, e sono proprio quegli eroi che dovevano difendere i deboli a porla sopra all’altare. Il rito nuziale era caratterizzato da un canto dedicato ad Imeneo, dio che proteggeva le giovani spose e il corteo nuziale, dove la sposa veniva portata alla luce delle fiaccole fino alla casa dello sposo. Lucrezio in Agamennone denuncia il ritualismo e la ragion di stato che calpestano del tutto gli affetti familiari. In termini drammatici, Lucrezio è attento ai riflessi psicologici della vicenda ed evidenzia il pathos del popolo che assiste al sacrificio.

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