Ominide 1461 punti

Cicerone - L'amicizia tra i viri boni


Torna sul tema, rintracciabile numerosissime volte all'interno della sua produzione, della differenza tra viri boni e coloro che non perseguono il mos maiorum e sul fatto che il legame di amicizia può prevedere un rapporto non solo nel privato ma anche nel pubblico. La sua volontà di ripercorrere le origini dell’amicizia si interseca tra pubblico e privato, e vuole indagare quel sentimento che affonda le sue radici anni prima, con Scipione l’Africano. Un principio importante che determina Cicerone è che se l’amicizia si instaura tra viri buoni, non può che essere un rapporto sano.
Nel diciannovesimo paragrafo è contenuta la definizione di viri boni:
secondo gli stoici, sono, utopicamente, coloro che sono anche sapienti
secondo Cicerone sono coloro che sono legati dalla vera amicizia, e che vivono secondo giustizia essendo integri, equi, generosi e senza cupidigia.

Il discorso si allarga, con un concetto particolare: tutti coloro che sono mossi da valori giusti non possono non essere viri boni, e tra loro si può instaurare un patto che genera amicizia. [Questo concetto viene ribadito più volte per far emergere sempre di più il contrasto tra i nemici della Repubblica e i giusti]
Si parla di amicizia come legame più saldo rispetto alla parentela in quanto patto che viene fuori da un insieme di cose: nella parentela l’affetto c’è, bene o male, in maniera ovvia per via del legame di sangue; nell’amicizia se si toglie l’affetto, che è la sua base, questa scompare. L’amicizia assume pertanto di caratteri di un valore aggiunto rispetto alla parentela.
Va fatta leva sul fatto che i temi chiave su cui si fonda il passo sono integritas, equitas e liberalitas, opposti nettamente a cupiditas, libido e audacia, che compaiono subito dopo.

Hai bisogno di aiuto in La fine della Repubblica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email