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Cesare, Caio Giulio - Commentarii scaricato 8 volte

Cesare

Commentarii

Il termine “commentarius” deriva da cum + μην/μον/μν, idea del ricordare. Essi sono promemoria, appunti, in greco υπομνηματα. Possono avere:
• uso privato, e costituiscono una sorta di diario, autobiografici;
• uso come materiale di prima mano da affidare ad un poeta o ad uno storico, che con maggiori competenze li avrebbe rielaborati [Cicerone avrebbe composto dei Commentari su Catilina e in seguito li avrebbe affidati ad Archia sperando che egli potesse rielaborarli in forma artistica];

• uso come relazioni ufficiali inviate al senato come bollettini di guerra, relazioni su operazioni belliche.

In ogni caso si poneva il problema della parzialità e imparzialità dell’opera in base all’obiettivo dell’autore nei confronti del destinatario. Cicerone definisce i commentari di Cesare “nudi, recti et venusti” nudi, essenziali e pieni di grazia.

L’obiettivo dei Cesare nei commentari era quello di scrivere come si fossero svolti veramente gli eventi e creare una versione ufficiale degli eventi vissuti in prima persona, cioè la guerra in Gallia e la guerra civile.
Le finalità di cesare erano:
- Propagandistica;
- Autoapologetica = difesa del proprio operato.

Il “De Bello Gallico” vuole dimostrare che la guerra non è stata compiuta per motivazioni personali o accrescere il suo prestigio, né per mania di conquista, ma per necessità di difesa: Cesare vuole dunque ribadire il BELLUM IUSTUM, una guerra preventiva a scopo difensivo.

Le caratteristiche di Cesare sono:
1. oggettività, per dare l’impressione di una verità oggettiva e impersonale non filtrata mediante la tua ottica. Cesare deve inoltre dare l’impressione che la sua non sia un’opera letteraria, per non togliere ad essa credibilità. L’inizio di entrambe le opere è dunque in medias res / ex abrupto, cioè senza preambolo.

2. Brevitas, rapidità e chiarezza. Non ci sono figure retoriche, costruzioni elaborate, arcaismi e neologismi che avrebbero selezionato il pubblico. Il suo è uno stile molto comprensibile composto da parole di uso comune: ricorrenti sono i participi, l’ablativo assoluto, l’oratio obliqua, cioè il discorso indiretto che dà l’idea di qualcosa di oggettivo e non rielaborato. L’usus scribendi di Cesare si compone di forme sincopate come l’infinito perfetto in –asse al posto di –avisse, e la forma del perfetto –erunt e non –ere. Caratteristico è anche l’uso del presente storico;

3. Analogia, concezione della lingua per cui essa è concepita come un sistema regolato dalla ratio, cioè la lingua è un sistema razionale che deve rimanere il più chiaro e semplice possibile. Alla analogia si contrappone l’anomalia che è invece una concezione secondo cui la lingua è uno strumento che esiste per essere utilizzato.

4. Atticismo, concezione dello stile che pone come caratteristica principale la chiarezza e la rapidità e come obiettivo quello di informare, facendo ricorso alla brevitas, alla paratassi e all’asindeto. All’Atticismo si contrappone l’Asianesimo, concezione dello stile che si pone come obiettivo quello di commuovere, παθος, adotta un periodare complesso, caratterizzato dalla ipotassi e non risparmia figure retoriche.

Sono inoltre presenti excursus geo-etnografici, ovvero digressioni sulla geografia e le usanze dei Galli.
Gli excursus del “De bello Gallico” sono:
1) Incipit, riguardante i Galli;
2) riguardante la Britannia, Libro V;
3) riguardante i Galli e la Germania, Libro VI.

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