Il pensiero politico di Tacito

Il pensiero politico di Tacito non è statico, ma è un processo "in fieri", in continuo cambiamento, che cresce di pari passo con l'autore e con la storia. Esso si articola nelle varie opere di Tacito, in modo particolare nelle "Historiae" e negli "Annales". Nella prima opera il giovane storiografo è appena sconvolto dagli anni oscuri, dominati dalla crudeltà dell'imperatore Domiziano e sembra avere ancora molta fiducia nelle due figure di Nerva, ma molto di più di Traiano. Tacito è infatti convinto che il popolo non sia in grado di autogovernarsi in maniera equa e democratica: dunque l,unica soluzione resta quella di un principato. Esso però deve essere retto da un imperatore "illuminato", ovvero un "princeps" che possa coniugare questa forma di governo e la "libertas".
Con la maturità abbiamo invece un cambiamento del pensiero politico. Tacito inizia infatti a rendersi conto dell'impossibilità di quanto detto precedentemente. Egli comprende che la presunta magnanimità di Traiano è soltanto un'illusione. Il principato non è compatibile con la libertà dei suoi sudditi. Perciò gli abbandona il progetto di scrivere un'opera su Nerva e Traiano, come aveva invece preannunciato nelle "Historiae". Scrive invece gli "Annales", dove va a ritroso nel tempo alla ricerca delle cause della crisi politica, analizzando soprattutto la figura di Augusto, alter ego di Traiano.

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