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Tacito: Le Opere

Scrisse due grandi opere: l’Agricola e la Germania.

- l'Agricola: è un testo biografico, misto ad un elogio funebre, su Giulio Agricola, che scrisse per ingraziarsi della famiglia Agricola.
Il testo tratta dunque delle imprese di Agricola in Britannia; egli era stato governatore di questa regione e, a differenza dei precedenti governatori, era stato più equo e giusto, non utilizzò eccessiva violenza fisica ed economica.
Sono narrate anche le vicende della sua giovinezza e dei suoi ultimi anni di vita.

- La Germania: è un testo essenzialmente etnografico, ossia illustra gli usi e costumi di un popolo; è il primo esempio di testo completamente etnografico, non come il ‘De Bello Gallico’ di Cesare, maggiormente incentrato sul dimostrare la superiorità Romana sui Galli.
Nel testo Tacitiano c’è maggiore imparzialità, quindi il testo ha puramente scopo informativo e politico, poiché serve a far conoscere gli usi ed i costumi dei Germani, popolo ormai sempre più in contatto con Roma e mostra anche le mosse politiche e militari effettuate da Traiano nei confronti dei Germani.

I Germani sono descritti dunque in modo imparziale, vengono citati anche i loro meriti, ma viene evidenziato comunque che la cultura romana è sempre superiore (la novità è rappresentata dal fatto che non sia lo sconfitto a citare i meriti del conquistatore, ma l’esatto contrario).

Altre opere fondamentali sono le ‘Opere Storiche’, che sono l’Historiae e gli Annales, dove Tacito narra della storia di Roma dalla morte di Augusto nel 14 d.C. fino alla morte di Domiziano nel 96 d.C.

- Historiae: opera molto ampia, probabilmente formata da 12 o 14 libri, narra le vicende di Roma dall’impero di Galba (69 d.C.) alla morte di Domiziano (96 d.C.); ci sono rimasti solo i primi quattro libri.

- Annales: scritti dolo le ‘Historiae’, narrano gli anni dalla morte di Augusto (14 d.C.) a quella di Nerone (68 d.C.); ci sono rimasti solo i primi quattro libri, probabilmente erano 16 o 18 in totale.

Ultima importante opera di Tacito è il ‘Dialogus de Oratoribus’, dove vi si trova una discussione tra quattro oratori dell’epoca, Curiazio Materno, Marco Apro, Vipstano Messalla e Giulio Secondo, i quali discutono su tematiche politiche e letterarie.

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