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È un’opera monografica di argomento interamente etnografico attraverso cui Tacito descrive lo stile di vita popoli germanici, i loro costumi, la loro organizzazione familiare, operando un confronto implicito con la cultura romana.
L’opera è suddivisa in due parti: nella prima vengono analizzate le caratteristiche generali del popolo (origine, luogo, istituzioni militari e familiari, la religione, la vita quotidiana); la seconda parte, invece, tratta dei singoli popoli germanici e fornisce una descrizione dettagliata di tutte le tribù.
Descrivendo i popoli germanici, Tacito esprime il modello di pensiero del determinismo geografico, secondo il quale le caratteristiche fisiche, morali, psichiche e intellettuali degli esseri umani sarebbero determinate da fattori ambientali e climatici. Secondo la tradizione etnografica, gli asiatici sarebbero caratterizzati da mollezza fisica e morale per il clima perennemente mite; l’energia e lo spirito libero degli occidentali è determinato da un clima di contrasti stagionali che richiede capacità di adattamento; i popoli nordici sono dotati di coraggio e valore bellico, ma non di particolare intelligenza. Di conseguenza, l’ambiente ideale per la crescita della civiltà è quello dell’area mediterranea.

Nella visione del mondo germanico presentata da Tacito, c’è più ammirazione che disprezzo, infatti, l’autore ammira la sanità morale dei Germani, che erano fieri della loro indipendenza e conducevano un tenore di vita genuino (proprio come gli antichi romani), in contrasto con la corruzione e la tendenza al vizio tipici della Roma imperiale. L’autore riconosce nella libertà germanica un grande valore e intuisce il pericolo dal quale i romani dovevano difendersi restaurando i propri costumi e organizzando delle spedizioni militari contro i Germani.
Pertanto, l’opera va oltre il fine etnografico: Tacito si serve della descrizione dei germani per evidenziare implicitamente la decadenza morale romana.
Tacito descrive la vita familiare dei Germani, l’istituzione del matrimonio e l’importanza conferita alla fedeltà coniugale. Si tratta di una descrizione indiretta dell’immoralità romana, che ha distrutto la santità del matrimonio e l’integrità della famiglia. Infatti, dalla descrizione della fedeltà delle donne germaniche emerge il contrasto con i vizi a cui si abbandonavano le matrone romane, anche se l’autore non si pronuncia mai direttamente su questa contrapposizione.
Le donne germaniche vengono allevate all’incirca come i maschi e si sposano alla loro stessa età; a Roma, invece, esse vengono date in spose anche a dodici anni, perciò prevale l’immagine della donna esile e delicata,molto più giovane del marito.
Le popolazioni germaniche erano per la maggior parte di costumi monogamici, anche se ai capi era concessa la possibilità di avere alcune concubine per allargare la linea dinastica.
Tacito parla anche del comportamento delle donne presso i Germani mettendo in evidenza la loro pudicizia, in contrasto con la viziosità delle matrone romane e le pene a cui sono sottoposte nel caso in cui si dovessero lasciar andare a qualche vizio: le donne germaniche erano tenute alla più rigorosa castità coniugale, potevano avere un solo marito, infatti, alle vedove difficilmente era concessa la possibilità di risposarsi. Le adultere erano rarissime, d’altronde la punizione per queste donne era molto severa: quando una donna germanica commette adulterio, il marito le taglia il capelli, la denuda alla presenza dei parenti, la caccia di casa e la frusta rincorrendola per tutto il villaggio.
Tacito scrive che presso i popoli germanici non esiste perdono per un’adultera perché il matrimonio è un valore fondamentale e “là i vizi non fanno sorridere e la corruzione non è una moda”.

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