Lo stile di Seneca

Il suo stile è particolare considerando che è un filosofo, perché non è impersonale, ma colloquiale. Solitamente i filosofi, come Cicerone, nei trattati spiegavano la propria filosofia. Invece Seneca tende a dialogare, con un fine pedagogico, vuole educare. Anche il lessico è medio, che si rifà a quello colto romano, ma è meno elegante e ricercato; infatti poteva essere compreso dalle classi agiate, anche se non esperte di filosofia.
Dal punto di vista della sintassi utilizza la inconcinnitas, ovvero l’asimmetria. Cicerone e Sallustio utilizzavano la concinnitas. I periodi di Cicerone sono molto ampi, ricchi di subordinate ramificate, ma con un ordine armonico, perché era un oratore. Seneca invece usa perlopiù periodi brevi con preposizioni semplici, prevalgono le coordinate e quando usa le subordinate c’è la variatio; dunque il ritmo è spezzato. Le frasi spesso somigliano a sentenze filosofiche, come se volesse attribuire un significato profondo ad ogni frase. Di conseguenza la caratteristica è la brevitas, che per ottenere usa costrutti come ablativo assoluto, participio congiunto e perifrastiche.

Il tono è riflessivo, soprattutto intimista. Infatti spesso usa la 2° persona singolare o la 1° persona plurale per coinvolgere il lettore. Per dimostrare le verità filosofiche fa esempi di vita quotidiana, utilizzando un linguaggio più semplice. Le figure retoriche più ricorrenti sono anafora ed antitesi per contrapporre il comportamento corretto a quello sbagliato e climax ed ossimoro per esprimere le contraddizioni dell’uomo.

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