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Petronio

Nessun autore antico dice chi sia Petronius Arbiter, autore, secondo la tradizione, del Satyricon. La maggioranza dei critici lo identifica con un cortigiano di Nerone, ritratto da Tacito negli Annales come un fascinoso personaggio, elegantiae arbiter dell'imperatore. Tuttavia, Tacito non parla di alcun Satyricon. L'attribuzione a questo personaggio non poggia su basi concrete sebbene il Satyricon sia stato composto entro la fine del II secolo d.C.

Narrando le circostanze della morte di Petronio, Tacito delinea un personaggio paradossale: questo Petronio era stato un valido ed importante uomo politico sebbene risultava prezioso a Nerone per il suo gusto estetico. Spinto al suicidio nel 66, stupì con una morte a sua volta paradossale. Non ostentò alcuna severità stoica, il suo suicidio fu quasi una parodia teatrale dei suicidi di certi oppositori del regime. Si incise le vene, poi, le richiuse per rallentare la morte e passò le ultime ore di vita a banchetto. In ogni caso si occupò anche dei suoi servi e denunciò in una lettera tutte le malefatte dell'imperatore. Distrusse, poi, il suo sigillo per non far commettere crimini politici. Tutte queste caratteristiche parodiche sembrano, quindi, accordarsi al Satyricon. Simili erano anche i gusti dell'autore e dell'imperatore Nerone.

Satyricon

Del Satyricon sono incerti: l'autore, la data di composizione, il titolo e il suo significato, l'estensione originaria, la trama e i motivi della pubblicazione. Tutte le caratteristiche della trama, dai presupposti sociali ai personaggi citati, fanno presumere come data di composizione il II secolo. Importante è anche la lingua utilizzata, spesso lontana dal latino letterario ma più vicina al parlato popolare e ad espressioni solitamente usate dai liberti. Anche l'inserimento poetico del Bellum Civile richiama come data di composizione l'età neroniana, soprattutto se si accetta che si rifà alla Pharsalia di Lucano. Secondo le indicazioni della tradizione ci sono pervenuti stralci dei libri 14 e 16 e il libro 15 completo. Il libro 15 è probabile che coincidesse in gran parte con l'episodio della cena di Trimalchione. Molto probabilmente l'opera era anticipata da un lungo antefatto di 14 libri.

I dubbi sul Satyricon:
- L'autore: Petronio Arbitro, probabilmente quello trattato da Tacito;
- La datazione: non successiva al periodo neroniano, potrebbe essere anche anteriore (Bellum civile);
- Il testo: conservato in parte;
- I libri: non si sa quanti fossero;
- La trama: ricostruibile solo parzialmente;
- Il finale: impossibile da ipotizzare.

La trama

La storia è narrata dal protagonista Encolpio. Da principio il protagonista ha a che fare con un maestro di retorica, Agamennone, simbolo della decadenza dell'oratoria. Encolpio viaggia in compagnia di Ascilto e di Gitone, un bel giovinetto. Fra questi vi è un triangolo amoroso in quanto sia Encolpio che Ascilto volevano conquistare il cuore di Gitone. Una matrona, di nome Quartilla, coinvolge i tre in un rito in onore del dio Priapo. Appena sfuggiti a Quartilla si recano a casa di un potente e ricco liberto dalla sconvolgente rozzezza, Trimalchione. Vengono descritti tutti i particolari del banchetto che sembra una teatrale esibizione di ricchezza e di cattivo gusto. La rivalità omosessuale tra Encolpio e Ascilto precipita e Ascilto si porta via Gitone, uscendo di scena. Encolpio incontra Eumolpo, un poeta vagabondo, e riesce a recuperare Gitone. I tre, di corsa, lasciano la città della Magna Grecia in cui è ambientata la storia e si imbarcano su una nave, proprietà del mercante Lica, il peggior nemico di Encolpio. Con loro viaggia una donna di dubbia moralità, Trifena. A causa di una tempesta la nave cola a picco e i tre si ritrovano sulla riva, vicino alla città di Crotone, famosa per la caccia alle eredità. Eumolpo, quindi, si finge un vecchio facoltoso senza eredi. Tuttavia, i Crotoniati iniziano a sospettare il raggiro, soprattutto quando Encolpio pensa di essere perseguitato dal dio Priapo. Nell'ultima scena del testo rimasto, Eumolpo legge un testamento in cui decide di lasciare i suoi averi a chi si sarà cibato del suo corpo. La conclusione manca ed è impossibile da ipotizzare.

Il Satyricon e la satira menippea

Dal punto di vista formale il Satyricon è un prosimetro. Il punto di riferimento più vicino è la satira menippea, soprattutto l'Apokolokyntosis di Seneca. Caratteristico è l'alternarsi di scene serie e giocose, di risonanze letterarie e di volgarità. Tutto ciò e la raffinata tecnica compositiva sono riscontrabili in Petronio. Tuttavia, la satira senecana è di breve sviluppo, al contrario del Satyricon. Inoltre, l'opera di Seneca è un esplicito attacco all'imperatore Claudio; il Satyricon, invece, non ha alcun intento di critica. In conclusione, il Satyricon deve molto alla narrativa e alla tradizione menippea, ma trascende entrambe le categorie.

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