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Petronio


Vita e identificazione


Il Petronius Arbiter autore del Satyricon viene oggi identificato dalla maggior parte degli interpreti nel Petronio descritto negli Annales, con cui viene narrata la storia della dinastia Giulio-Claudia, di Tacito, nonostante fosse un nome allora molto comune e né Tacito (che non menziona nella sua opera il Satyricon) né qualsiasi altro autore antico fornisca alcuna testimonianza che renda tale attribuzione esplicita.
Tuttavia sia la datazione dell’opera, che la tradizione indiretta colloca nel II secolo a.C. ossia nell’età di Nerone, sia le consonanze fra il ritratto paradossale descritto dagli Annales e il Satyricon rendono tale soluzione abbastanza soddisfacente e coerente, avvalorando tale ipotesi. Tacito descrive infatti un fascinoso paradossale e inimitabile cortigiano della corte di Nerone che, pur essendo stato un valido ed efficiente uomo di potere, era considerato principalmente per il suo gusto estetico, finendo per essere ritenuto dall’imperatore stesso il suo elegantiae arbiter, ossia il giudice per eccellenza della raffinatezza. Ad essere condivise sia dal misterioso autore del Satyricon sia dal Petronio di Tacito sono anche la spregiudicatezza, la disillusione, l’acuto sguardo critico, il senso della mistificazione, l’aristocratica cultura letterario, il forte gusto parodico e il carattere paradossale, ossia una personalità dalle forti opposizioni e che si contraddici profondamente. In particolare quest’ultime due caratteristiche sono così forti da caratterizzarne anche la morte: infatti egli, spinto al suicidio nel 66 da numerosi intrighi di palazzo, farà della propria uccisione una un’elegante presa in giro della procedura del suicidio storico, privandolo così di tutto il suo valore filosofico.

Egli infatti, dopo essersi inciso le vene e aver rallentato ad arte il momento della fine, trascorse le ultime ore banchettando e occupandosi di poesia e chiacchierando di argomenti licenziosi, a differenza dei saggi stoici che, in vista della fame che avrebbe seguito il loro suicidio, prima della morte, filosofeggiavano su importanti temi e proclami quali l'immortalità dell'anima e lasciavano un proprio testamento politico. In seguito si occupò dei suoi servi, denunciò apertamente i crimini dell’imperatore, bruciò il proprio anello affinché il suo sigillo non venisse riutilizzato per causare malintesi e intrighi ed infine si addormentò così che la morte apparisse più naturale; si pose quindi non solo con fermezza davanti alla morte ma vi unì anche l'ironia della parodia del suicidio stoico. Questa derisione che si riscontra in Petronio e che viene condivisa dallo stesso Tacito dimostra la tendenza a partire dall'età di Nerva e Traiano la tendenza ad accettare con più riserva, in quanto si era ormai capito quanto fosse sterile il suicidio come forma di opposizione; vengono così criticati gli stoici che cercano di raggiungere la fama non operando umilmente a favore dello stato pur a costo di sottomettervisi ma cercano di conquistarla con una morte ostentata e vuota (non viene quindi criticato il gesto in sé ma la ricerca esibita dell'atto per raggiungere la gloria).
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