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Lo stile


Nella narrazione lo stile alterna registri lessicali e stilistici differenti a seconda della voce narrante -che può essere prestata da Encolpio o da altri personaggi-, dell’intento parodico -che allude e schernisce i generi ‘sublimi’ attraverso un livello stilistico elevato che adotta le strutture, sia per i registri linguistici sia per le allusioni delle scene, tipiche del genere epico-tragico e dell’oratoria che contrasta con il contesto reale della situazione- e del realismo -che viene reso attraverso forme espressive più basse (ad esempio attraverso l’utilizzo dei termini denaro e cibo) che rimandano alla fisicità del corpo e dei suoi bisogni e alla materialità del denaro o che caratterizzano una specifica classe sociale attraverso l’uso del mimetismo linguistico-.


Il realismo


Il Satyricon è dotato di una fortissima carica di realismo che si evidenzia nell’accurata descrizione di luoghi tipici e fondamentali del mondo romano fortemente caratterizzati da una forte connotazione storica -a differenza di quanto avveniva nel romanzo greco dove invece i luoghi descritti apparivano come astratti e fuori dal tempo- e nel grande interesse per la mentalità e il linguaggio quotidiano delle diverse classi, che ad esempio nel caso dei liberti si manifestano attraverso un linguaggio che rimanda alla fisicità dei bisogni e attraverso il mimetismo linguistico. Il Satyricon offre cosi alcuni squarci mimetici sul latino d’uso delle classi incolte, fortemente caratterizzato da proverbi popolari e locuzioni idiomatiche tratti da diversi ambiti, un linguaggio metaforico più concreto, volgarismi e anomalie morfologiche e sintattiche.

La parodia


All’interno del Satyricon la parodia si estende un po’ a tutti i generi non alludendo solo alla Pharsalia e al Bellum civile ma che alla satira di cui critica le posizioni moralistiche e forse del romanzo greco d’amore di cui riprende gli schemi stereotipati ripresi dai generi sublimi con l’intento di proporne un anti-modello non solo smontandone gli schematismi melodrammatici ma anche proponendo un amore privo di qualsiasi idealizzazione e moralità. Fra i riferimenti principali appare quello al genere epico che si evidenzia sia nell’utilizzo di un lessico elevato in evidente contrasto con il contesto realistico rappresentato ma anche attraverso il riferimento a scene appartenenti a tale letteratura alta e che avvengono sia ad opera dell’autore -che utilizza tali modelli per creare situazione tipiche della narrativa greca e che però stridono con la bassezza dei temi trattati (anche attraverso l’allusione al tema del viaggio e delle peripezie dovute all’essere perseguitato da un Dio, entrambi tuttavia legati alla sfera della sessualità)- sia ad opera di Encolpio stesso e dei suoi amici -che, influenzati dalla loro cultura classica, pretendono di interpretare la realtà circostante immedesimandosi nelle grandi figure di personaggi miticoletterari (ad esempio quando gli viene portato via Gitone si paragona ad Achille privato di Briseide dal prepotente Agamennone) e a cui ancora si oppone la forza materiale delle cose dimostrandone l’adeguatezza-. Tali incompatibilità diventa quindi inno alla decadenza assoluta dei e parodia dei generi letterari, non più in grado di esprimere veramente la contemporaneità.

Il narratore


L’autore si fa da parte prediligendo una narrazione in prima persona operata non solo dal protagonista ma anche da altri personaggi interni al romanzo, fra cui il più importante sotto questo punto di vista è sicuramente Eumolpo; in questo lo scrittore non fornisce al lettore né uno strumento di giudizio etico -poiché a differenza della satira in cui l’autore proponeva una serie di tipi sociali che presentava secondo un suo ideale etico qui non viene mai fornita un’ideologia positiva e la predicazione moralistica avviene ad opera di personaggi screditati e amorali- né una satira dei generi esplicita -in quanto non li aggredisce direttamente ma attraverso l’inadeguatezza dei modelli della letteratura alta con il presente in cui Encolpio cerca di applicarli e attraverso le due grandi opere cantante dal poetastro Eumolpo e la discussione dello pseudo-maestro di retorica-. Non è quindi chiaro il senso in quanto, pur criticando la società a lui contemporanea e parodiando i generi alti, non vi è alcun chiaro intento morale, che si realizzerebbe attraverso una critica della società moderna volta ad offrire un modello etico alternativo, né tanto meno il fine può essere ridotto a una ridicolizzazione dei generi sublimi in voga allora.
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