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Questo componimento , dedicato all’amico Plozio Macrino, è incentrato su un nucleo tematico ben attestato sia nella filosofia sia nella diatriba sia nella tradizione della satira latina: la nozione di preghiera e il concetto correlato di divinità. Il testo si articola in cinque parti: un breve segmento indirizzato al dedicatario , tre ampie sezioni che trattano le preghiere empie, le implorazioni stolte, le false e sacrileghe concezioni sugli dei e una concisa conclusione sulla necessità di un animo puro e onesto. Nonostante questo impianto abbastanza complesso, il componimento non assume le movenze di una trattazione sistematica; Persio prescinde infatti per lo più dai nessi argomentativi e preferisce costruire la satira con la giustapposizione improvvisa di immagini: ad esempio, la terza parte comincia con le invocazioni della nutrice, introdotte senza un legame apparente con ciò che precede, da un ecce avia; la quarta si apre bruscamente al verso 52 con le reazioni emotive che provocherebbe un dono prezioso; l’esortazione finale si presenta inattesa con un quin interrogativo. I quadri di questa galleria risultano così dotati di grande efficacia e autorevolezza.


“Hunc, Macrine, diem numera meliore lapillo,qui tibi labentis apponet candidus annos.funde merum genio. non tu prece poscis emaciquae nisi seductis nequeas committere diuis;at bona pars procerum tacita libabit acerra. haut cuiuis promptum est murmurque humilisque susurrostollere de templis et aperto uiuere uoto.'mens bona, fama, fides', haec clare et ut audiat hospes;illa sibi introrsum et sub lingua murmurat: 'o siebulliat patruus, praeclarum funus!' “

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