Epistulae ad Lucilium (‘62 – inizio ‘63 :disimpegno politico)

Sono una raccolta di 124 lettere divise in venti libri di maggiore o minore estensione e di vario argomento morale dedicate all’amico Lucilio, suo coetaneo. L’obiettivo di Seneca è quello di dargli un insegnamento nel viaggio verso la sapientia, ma, nonostante ciò, non lo tratta mai come allievo.
Secondo Seneca, tramite lo scambio epistolare, si può instaurare un colloquium, creando con l’amico una sorta di intimità quotidiana. Ancora è in dubbio la veridicità dello scambio epistolare, poiché si conta la possibilità che alcune lettere siano state inserite nella raccolta al momento della pubblicazione, senza essere state realmente inviate.
Il modello a cui Seneca tenta di aggrapparsi è Epicuro, colui che era riuscito a instaurare un rapporto di formazione ed educazione spirituale nelle lettere agli amici.

Proponendo di volta in volta un nuovo tema semplice e di rapido apprendimento, si cimenta nel viaggio verso il perfezionamento interiore e una direzione spirituale fondata sulle tematiche della tradizione diatribica: queste si concentrano sull’autosufficienza del saggio e sulla sua indifferenza verso i beni materiali e le opinioni correnti.
Seneca propone dunque una vita fondata sulla riflessione e in particolar modo sul perfetto uso dell’otium, non più inteso come inerzia, ma come alacre ricerca del bene in grado di portare alla realizzazione dell’obiettivo del saggio: la libertà interiore sintetizzata dalla cosiddetta “tranquillitas animi”.

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