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Adriano e i Poeti Novelli

Con la definizione di "poetae novelli", che risale allo studioso Terenziano Mauro, si indica solitamente un gruppo di poeti vissuti nel II secolo d.C. che presentano, nelle loro poesie, elementi stilistici comuni e tematiche affini.
Essi si rifanno ai poeti preneoterici e neoterici, partecipando così del gusto arcaicizzante del loro tempo; dai neoterici mutuano l’idea di una poesia raffinata, elegante, leggera e caratterizzata dalla brevitas (brevità) e per quanto riguarda il contenuto, l’espressione di sentimenti soggettivi.
I poeti novelli utilizzano sia vocaboli ed espressioni appartenenti al sermo cotidianus sia arcaismi e grecismi; notevoli sono anche l’uso di diminutivi e lo sperimentalismo metrico.
Fra i poeti novelli ricordiamo Anniano, autore dei Carmina falisca (versi di argomento campestre) e dei Fescennini; Settimio Sereno che scrisse gli Opuscula ruralia (brevi opere sulla vita dei campi); Alfio Avito che nel Liber excellentium celebra personaggi illustri; Mariano, a cui è attribuito un poemetto, il Lupercalia; Anneo Floro, autore dell’Epitome; e lo stesso imperatore Adriano, che amava circondarsi di filosofi e uomini di cultura. Quest’ultimo scrisse brevi componimenti in dimetri giambici raccolti nell’Historia Augusta, la quale consiste in una raccolta di biografie di imperatori e usurpatori romani appartenenti al periodo successivo al regno di Adriano stesso.

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