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Mito della Bugonia (o mito di Aristeo)


Aristeo è un pastore che si innamora di Euridice, donna sposata con il musico e cantore Orfeo. Ariosto insegue questa donna che scappa per sottrarsi al suo abbraccio; durante la corsa Euridice muore poiché calpesta un serpente. Aristeo viene quindi punito dagli Dei: siccome era un allevatore di api, tutte le sue api muoiono. Aristeo, però, non perde la fiducia negli Dei e continua a coltivare la Terra e a vivere della sua fatica tanto che gli Dei si commuovono e fanno rinascere le api dalla carcassa di buoi morti.
In questo mito Virgilio elogia la società delle api che rappresenta la società romana, in quanto tutte le api, indipendentemente dalla loro funzione, agiscono facendo quello che l’ape regina chiede loro di fare (secondo i romani le api erano gli unici animali ad avere in sé la scintilla divina). Il mito rappresenta quindi l’esaltazione di un modello ordinato di società.
Contemporaneamente a questo episodio, gli Dei consentono ad Orfeo di scendere negli Inferi per recuperare sua moglie, ma ad un’unica condizione: Orfeo non avrebbe dovuto mai voltarsi per guardare sua moglie fino a quando non sarebbero usciti dagli Inferi. Orfeo scende negli Inferi e a recupera Euridice, ma non riesce a contenere l’amore che prova per lei e quindi si gira per poterla guardare, perdendola per sempre.
Il mito di Aristeo e il mito di Orfeo sono collegati perché hanno in comune la figura di Euridice, ma anche perché sono l’uno l’opposto dell’altro: Orfeo viene condannato in maniera inappellabile dagli Dei perché ha contravvenuto ad una loro legge, mentre Aristeo viene condannato ma non in maniera inappellabile poiché le sue api rinascono. Il messaggio che Virgilio vuole trasmettere è che ciò che salva è il lavoro, la fatica, che il pastore possiede ma che il poeta non possiede.
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