Indice

  1. La casa infestata (Mostellaria, vv. 484-531)
  2. Il servo tra due fuochi
  3. Superstizione e dabbenaggine
  4. La prosopopea
  5. L’ospitalità e le leggi del fato

La casa infestata (Mostellaria, vv. 484-531)

Il servo Tranione si trova in una situazione disperata: il suo padrone Teopropide è partito per un lungo viaggio, lasciandolo a custodire suo figlio Filolachete; ma quest’ultimo, in assenza del padre, ha dato fondo al patrimonio familiare per riscattare Filemazia, la prostituta di cui è innamorato, e continua a sperperare il denaro paterno in allegre gozzoviglie. Il brano seguente si apre con il dialogo fra Tranione e Teopropide, ritornato inaspettatamente dal suo viaggio. La scena si svolge nello spazio antistante alla casa in cui è in corso l’ennesimo banchetto. Come fare dunque per trattenere il padrone evitando che irrompa in casa nel bel mezzo della festa? Il servo allora inventa che la dimora è infestata da un fantasma e, riuscendo nel suo azzardo, convince il padrone a restare fuori casa.

Il servo tra due fuochi

La scena che Plauto offre al suo pubblico è carica di tensione comica. La situazione che si è andata complicando fino a questo punto rischia ora di crollare: con il suo arrivo inatteso, il padre Teopropide sta per scoprire le bravate del figlio, ed è prevedibile che a farne le spese sarà lo schiavo Tranione. Proprio quest’ultimo è, come spesso avviene, il fulcro dell’azione: in questa scena lo vediamo frapporsi tra Teopropide e le gozzoviglie del figlio, nel tentativo disperato di ritardare quel castigo che sembra inevitabile. Dalla casa però arrivano le voci del figlio e dei suoi amici a banchetto, che rischiano di mandare a monte il piano del servo. Per salvarsi, lo sventurato ma astuto Tranione deve far ricorso a un inganno clamoroso: per allontanare il padrone dalla casa, il servo gli riferisce che quest’ultima è infestata da un fantasma.

Superstizione e dabbenaggine

Il piano di Tranione non potrebbe funzionare se dinanzi a lui non vi fosse un padre superstizioso e ingenuo: lungi dal trovare assurda la notizia datagli dal servo, Teopropide abbocca all’inganno e chiede a Tranione (nella sezione del dialogo precedente a quella qui riportata) ulteriori dettagli. È questo l’impulso che consente al servo di fornire un antefatto e un protagonista al suo racconto: passo dopo passo, guidato dalle domande del padrone e quasi incoraggiato dalla sua credulità, Tranione inventa la storia di uno straniero, Diaponzio, che sarebbe stato assassinato in quella casa; una spietata legge divina gli avrebbe negato il riposo eterno nell’oltretomba, giacché la sua morte era arrivata prima del giorno previsto dal fato; e così, da allora, la sua ombra sarebbe rimasta a dimorare proprio in quella casa. Con la sua scaltrezza, il servo riesce così a fomentare il terrore superstizioso del padrone, che risulta scosso al punto da scambiare i rumori del banchetto che provengono dall’interno per manifestazioni della presenza soprannaturale a cui Tranione lo ha indotto a credere: poco dopo, Teopropide fugge a gambe levate dalla propria casa; a Tranione rimane così il tempo per cercare una soluzione all’intrico, ma anche la consapevolezza di aver ormai creato una finzione che, quando sarà scoperta, probabilmente accrescerà la collera del padrone nei suoi confronti.

La prosopopea

Per conferire un colore più vivido alla scena, Plauto fa sì che il servo Tranione riferisca le parole che il fantasma di Diaponzio avrebbe pronunciato nella sua prima apparizione. Così facendo, il poeta ricorre a un artificio retorico ben codificato, quello della prosopopea (dal gr. prosopopoiìa, «personificazione »). Con questo artificio, Tranione ottiene l’effetto di far quasi comparire davanti agli occhi di Teopropide il presunto fantasma, e al contempo ammicca al pubblico più colto che, istruito alla scuola dei retori, avrà probabilmente colto l’uso straniante e ironico di questa figura retorica ben conosciuta.

L’ospitalità e le leggi del fato

Nel racconto di Tranione compare un altro dettaglio importante. Il fantasma Diaponzio sostiene di essere stato ucciso da una persona che gli aveva offerto ospitalità: questo particolare fa sì che il delitto, già di per sé contrario alle leggi degli uomini, diventi odioso anche agli occhi degli dèi. Nell’immaginario antico, infatti, il dovere di proteggere gli ospiti era considerato inviolabile e sacro a Zeus; molte vicende della mitologia greca e romana, del resto, si alimentavano proprio delle dinamiche che muovevano da questo obbligo o dalla sua violazione. Si aggiunge poi il dato, rilevato ancora dal presunto fantasma, che la morte di Diaponzio è avvenuta attraverso un atto violento, prima del giorno stabilito dal destino: questa informazione tocca un’altra opinione diffusa nella superstizione comune, secondo cui l’anima di persone a seguito di un gesto violento fatica a staccarsi dal corpo e a lasciare il mondo dei vivi. L’insieme di questi accorgimenti fa sì che il racconto di Tranione, incredibile se analizzato razionalmente, appaia del tutto plausibile a Teopropide.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community